Caro Diario

(un post di quelli di una volta, come non se ne fanno più).

Ho iniziato a scrivere qui sopra nel gennaio del 2008, partendo da articoli su cui annotavo commenti e rimandi a penna. Un po’ per fare pratica, un po’ come pretesto per continuare a studiare, un po’ per sperimentare con la didattica e molto, molto per passatempo. Un po’ anche per riempire periodi lavorativamente scarichi che attualmente rimpiango, come i lunghi silenzi recenti stanno a testimoniare. Otto anni e circa 600 post dopo mi ritrovo, con la miracolistica sensazione di quelli capitati per caso a una festa molto divertente in cui però non conoscono nessuno, citato tra i presunti “visionari” del Salone del Libro di Torino e a parlare di Erba Volant con Edoardo Boncinelli. Quest’autunno andrò in giro per le scuole a parlare agli studenti per conto di Zanichelli. L’estate è già prenotata in toto per finire un altro libro. E so che suona male e stona come un’ingratitudine per la tempesta perfetta che hai messo in moto col tuo battito di click, caro diario, ma avrei anche tanta voglia di rimettermi a scrivere qui sopra con la frequenza del 2008, circondato da fotocopie appuntate con una bic rossa.

(questo post non va condiviso da nessuna parte, è dedicato a quei pochi aficionados refrattari ai social network che passano da queste parti in cerca di novità e segnali di fumo: sono vivo e lotto con voi)