Il cibo trasparente

ResearchBlogging.orgMarion Nestle è una nutrizionista americana ben visibile al pubblico sia in libreria che in rete, tramite il blog Food Politics. A dispetto di possibili complottismi sul suo cognome, la Nestle circoletta con metodo le mode alimentari e attornia l’industria del cibo con un compasso che va dalla sicurezza alimentare alle storture del marketing, fino a chiudere il cerchio tra le manie dei consumatori. La sua precisione geometrica non mostra particolare clemenza neppure per l’accademia e nel 2015 si è dedicata a una prova empirica che tocca da vicino la triade alimenti-salute-ricerca. Armata di penna, ha monitorato la letteratura scientifica legata a studi finanziati da aziende private o da consorzi (grandi, medi o persino minuscoli) e compiuti in collaborazione con strutture pubbliche. Carni rosse, cereali integrali, dolcificanti e zuccheri, biscotti, noci, infusi, cacao, probiotici, frutta di ogni tipo, regimi di idratazione e persino l’allattamento al seno: gli oggetti d’indagine su cui è inciampata spaziano dal trashfood ai cibi tradizionali passando per la nutraceutica, e coinvolgono sia la multinazionale che la piccola impresa di provincia. Lei stessa dichiara che la sua non è un’operazione né sistematica né statisticamente attendibile, in quanto si limita a valutare i lavori letti nel normale esercizio del ruolo di ricercatrice e docente.

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Secondo questa approssimativa analisi su 119 studi apparsi nel 2015 solo 11 hanno riportato risultati contrari all’interesse dello sponsor. O, se preferite, su 119 studi sponsorizzati 108 hanno descritto effetti (nutrizionali, salutistici, dietetici) favorevoli all’interesse del committente: dall’aglio nell’ipertensione agli snack a base di soia per ragazzi

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