Manifesto

Chiunque abbia un minimo di rudimenti botanici sa che il rizoma è un fusto modificato, un organo perenne in genere ipogeo con funzione principalmente di riserva. Uno dei molti stratagemmi adattativi posti in essere dai vegetali per competere con altre specie al momento della ripresa vegetativa, dopo la quiescenza invernale. Come molti organi modificati, mima, ma non è. Appare in guisa di radice, ma ha spesso decorrenza orizzontale, parallela al suolo ed è dotato di gemme, dalle quali si dipartono fusti che fuoriescono dal terreno e possiedono vita annuale. Il rizoma permette la propagazione vegetativa ad libitum, la colonizzazione del territorio, la nascita di una rete di nuovi individui indipendenti ed equiparati.

In forma metaforica lo stesso termine viene impiegato per descrivere strutture e percorsi culturali decentrati, che si sviluppano in maniera orrizzontale, acefala e ramificata anzichè gerarchica e nelle quali i singoli elementi mantengono indipendenza pur continuando ad essere parte di un medesimo insieme. Come puntualmente descritto in wikipedia, in Mille Piani. Capitalismo e schizofrenia i filosofi francesi Deleuze e Guattari usano la metafora del rizoma per intendere un particolare modello semantico, da opporre a tutti i modelli culturali basati su una concezione ad albero, ovvero tutte le discipline basate su un’organizzazione gerarchica. Il modello ad albero infatti prevede una gerarchia, un centro dominante e un ordine di significazione. In esso i vari significati sono disposti in linea sequenziale e collegati da relazioni biunivoche (operazione classicamente svolta da tassonomia e botanica sistematica, che organizzano e classificano le specie viventi seguendo la linea morfologico-evolutiva e procedendo per chiavi dicotomiche). Invece, secondo deleuze e Guattari, “a differenza degli alberi o delle loro radici, il rizoma collega un punto qualsiasi con un altro punto qualsiasi, e ciascuno dei suoi tratti non rimanda necessariamente a tratti dello stesso genere, mettendo in gioco regimi di segni molto differenti ed anche stati di non-segni.

Questa visione si presta deliziosamente bene a descrivere le discipline scientifiche che ruotano attorno al naturale: ognuna dotata della propria indipendenza, tutte in grado di offirire punti di vista differenti di un medesimo argomento. Farmacologia, Fitochimica, Botanica, Farmacognosia, Agronomia, Tossicologia, Antropologia e via discorrendo sono tutte democraticamente necessarie a comprendere adeguatamente erboristeria e relativi addentellati, per evidare cadute nel banale o letture ambigue e limitanti. Deleuze e Guattari individuano alcuni principi basilari del rizoma, che permettono di comprendere meglio la metafora ad esso sottesa e che per molti versi costituiranno il manifesto programmatico di questo blog:

  • Principi di connessione ed eterogeneità: qualsiasi punto di un rizoma può essere connesso a qualsiasi altro e deve esserlo. Ogni disciplina (farmacognosia, farmacologia, agronomia, botanica, fitochimica, ecc.) si lega alle altre, permettendo di costruire sempre nuovi percorsi interdisciplinari. Non esistono vicoli ciechi, non esistono pregiudiziali di percorso, non esistono dominanze.
  • Il principio di molteplicità. Esso magnifica il rizoma come un sistema aperto, liberamente e infinitamente percorribile, liberamente e infinitamente rielaborabile e criticabile da parte di tutti, come del resto avviene nel grande rizoma di Internet. Il rizoma non è statico, ma si evolve, e tali sono le scienze (erboristiche e non solo), nelle quali ogni scoperta è un nuovo punto di partenza e non un arrivo conclusivo e definitivo. Sempre nuove letture possono e devono essere proposte ed analizzate criticamente e diventare a loro volta oggetto di ulteriore rielaborazione da parte di altri. Niente è assiomatico, tutto va inteso come dinamico, in corso.
  • Principio di rottura asignificante. Il rizoma può essere spezzato in qualunque punto e pure mantiene la capacità di rigenerarsi e produrre una nuova rete rizomatica ed un nuovo dinamismo. Tutti gli approcci epistemologici tradizionali sono caraterizzati da soluzioni di continuità nel significato e nell’interpretazione, perché postulano sensi diversi e visioni limitate. Se interrotti, se letti come singolarità portano alla morte, alla fine del loro senso. Nel rizoma, come nel web, il salto da un concetto all’altro non comporta salti nel significato, anzi il senso della navigazione tra i punti, dati, interpretazioni, provoca la nascita di nuove scoperte da reintepretare e da riconnettere tra loro. Non esistono compartimenti stagni, la cultura scientifica è clonabile.
  • I principi di cartografia e decalcomania. La cultura scientifica deve essere immagine in evoluzione di un territorio reale a sua volta in continua evoluzione Il territorio del sapere scientifico non può essere mai mappato in maniera conclusiva e definitiva, in quanto il suo continuo aggiornamento espande in modo entropico i suoi confini. i numeri, i dati, le risultanze strumentali non riproducono nulla bensì producono qualcosa. “La carta si oppone al calco, è interamente rivolta verso una sperimentazione in presa sul reale. La carta non risproduce un inconscio chiuso su se stesso, lo costruisce. Concorre alla connessione dei campi, alla loro massima apertura […]. La carta è aperta, è connettibile in tutte le dimensioni, smontabile, reversibile, suscettibile di ricevere costantemente modificazioni.  Il sapere che si accumula nelle riviste e nei libri scientifici  è come la carta di Deleuze e Guattari.

5 thoughts on “Manifesto

  1. Masino Ciambrone ha detto:

    Un manifesto molto bello. Ispira altri pensieri ed altre riflessioni come ogni buona lettura dovrebbe fare. Un manifesto “rizomatico”, nel senso di generatore di nuovi percorsi. La cultura è per sua intrinseca natura rizomatica. La scienza, in particolare, è un’opera collettiva aperta. Le dominanze e le gerarchie, nel tempo, hanno sempre perso. E, speriamo, sempre perderanno. La mescolanza, l’ibridazione è il paradigma evolutivo vincente della scienza. Complimenti e grazie.

  2. Tapper ha detto:

    Questo manifesto in qualche modo mi ispira, spero di protrarre vantaggi da questa lettura per possibili esperienze future..

  3. In barca Dove mossi dal vento ci si orienta sul moto marino sovente accade Che persone estranee in situazioni nuove e originali reagiscono e interagiscono secondo un unico colore…quello del rizoma teta

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