Intelligent design (quello vero)

Ai giovani che vogliono dedicarsi alla progettazione, dico: “andate a spasso per le strade ed i prati, a vedere un po’ come è fatto il mondo. Le idee sono già tutte lì. Basta saperle cogliere. Pare fosse questo uno degli ammonimenti preferiti di Achille Castiglioni, rivolto alle nuove leve del design. Castiglioni ha dato linee, volumi ed idee di grande successo al design industriale italiano, segnando di fatto l’immaginario degli anni settanta (e non solo, dato che la lampada Arco è tuttora una stella fissa dell’arredamento stiloso e le radio Brionvega vivono di nuovo splendore tra gli appassionati di modernariato). Non so in che anni sia stata pronunciata la frase, ma per certo esisteva già un illustre ispiratore chiamato George de Mestral che nel 1955 aveva fornito un primo esempio di oggetto industriale nato dall’osservazione della Natura auspicata da Castiglioni. La storia del Velcro è di dominio pubblico: uncini ed asole delle due parti del tessuto adesivo mimano rispettivamente i peli ricurvi sull’achenio (o le brattee uncinate del capolino) della bardana (Arctium lappa) ed il pelo degli animali che la pianta ha “scelto” come vettori per disseminare dello spazio i propri frutti.

Esistono però altre ispirazioni sull’asse biomimicry-piante-tessuti, sebbene non sia chiaro quanto debbano considerarsi dirette e manifeste o indirette e casuali. Una di queste unisce la spazzola in velluto unidirezionale nota anche come spazzola a senso unico ed il fiore del genere Vinca (o Catharanthus che dir si voglia). Come funzioni la spazzola penso sia noto: toglie pelurie e polvere dai tessuti se passata da destra a sinistra, mentre cede quanto raccolto e non trattiene nulla se passata da sinistra a destra. Il funzionamento del fiore di questo genere di Apocynaceae, in particolar modo il meccanismo con cui vengono spazzolati dal polline gli insetti che entrano nella corolla per raccogliere il nettare, è del tutto simile e descritto in dettaglio da  osservatore speciale. Darwin, che già a quell’epoca di passeggiate per prati e di escursioni per ” vedere un po’ come è fatto il mondo” ne aveva già fatte parecchie, non si spiegava come mai Vinca major non fruttificasse alle latitudini centroeuropee. Si prese il tempo di sezionare un tubo corollino della pianta e di osservare la disposizione dei filamenti che compongono la peluria posta nella parte centrale della corolla, all’altezza dello stigma appiccicoso. Come l’immagine qui a lato illustra abbastanza bene, i peli sono disposti a pettine con un preciso orientamento, dall’esterno verso l’interno. Cosi’ facendo permettono all’insetto di scendere all’altezza dello stigma, ma lo “spazzolano” con cura al momento dell’uscita. In altre parole, lisciano il pelo sull’esoscheletro all’ingresso e fanno un bel contropelo durante la ritirata. In tal modo, se sull’esoscheletro dell’animale sono presenti granuli di polline provenienti dalla visita di un fiore precedente, questi riescono a giungere nella zona dello stigma solo dopo la spazzolata. Al tempo stesso l’insetto ripulito si “sporcherà” prima di partire verso un nuovo fiore solo con i granuli di polline provenienti dalle antere del fiore da cui decolla, in quanto queste si trovano al di fuori della zona ricca di peli. Grazie a questa spazzola a senso unico ante litteram la pianta massimizza la probabilità di un’impollinazione incrociata -evolutivamente più vantaggiosa dell’autoimpollinazione- ed al tempo stesso toglie dalla circolazione il polline di possibili concorrenti,  trattenendolo all’interno del proprio fiore ed aumentando la probabilità di predominio nell’areale di crescita. Questo si’, che è un progetto intelligente.

(photo credits)

5 thoughts on “Intelligent design (quello vero)

  1. juhan ha detto:

    Post bellissimo, con qualche ambiguità possibile per i creazionisti. Il progettista è l’evoluzione, vero?

  2. Come ci ha insegnato Bruno Munari il design non è solo estetica, ma funzione unita all’estetica. La natura è ovviamente il terreno più fertile da dove attingere… ma ha impiegato secoli e millenni per ottenere le “forme perfette”. Lasciamo anche ai giovani desiìgn il gusto di provare e anche di sbagliare, che poi “da cosa nasce cosa”.

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