Estate 2015
Compiti per tutti. Avete le valigie pronte? In viaggio raccogliete un aneddoto sulle piante della vostra meta e raccontatelo a chi è rimasto in città. Siete rimasti a casa? Ispiratevi a Salgari, nel fresco del salotto cercate storie su frutti e fiori autoctoni delle vostre destinazioni mancate e stupite i colleghi al rientro, convincedoli che le vostre ferie sono state più esotiche delle loro.

Ariete 21 marzo – 19 aprile.

arieteProvo un’empatia speciale per te, quest’estate. E’ stato un anno difficile e sciagurato, le agognate passeggiate in montagna non basteranno a restituire l’equilibrio: troppe macerie e troppi disastri. Non disperare, Ariete, ma piuttosto tieni gli occhi bene aperti e alza la soglia della tua attenzione, perchè quest’estate potresti inciampare in nuove, vitali scoperte rovistando tra i detriti del tuo 2015. Ti auguro lo stesso successo di chi, tre anni fa, sul pendio dilavato dal disastro del Vajont ha scoperto Liparis loeselii subsp. nemoralis, una nuova sottospecie di una rara orchidea alpina.

Toro 20 aprile – 20 maggio. toro

Nel lontano 1976 il mio amico Wes Jackson ha fondato il Land Institute, un centro di ricerca dedito a un’impresa tanto titanica quanto necessaria. Incrociando e ibridando le Graminacee delle praterie, Wes e i suoi colleghi stanno cercando di ottenere cereali perenni, produttivi come quelli annuali che l’uomo coltiva dalla nascita dell’agricoltura. “I nostri antenati dovevano migrare e hanno preferito specie e varietà annuali, una scelta che ci tiriamo dietro anche ora che non serve, con uno strascico che ci obbliga ad arare e irrigare, a concimare e diserbare, con alti costi di gestione e gravi conseguenze sull’erosione e sulla fertilità del suolo“, mi ha raccontato quando l’ho incontrato nel Kansas. Dice che la strada è lunga, ma da qualche anno il Land Institute ha registrato la sua prima varietà di un cereale perenne, Thinopyrum intermedium var. Kernza, la cui coltivazione non impone arature e semine e che grazie a enormi radici sembra favorire la produzione di humus riducendo le richieste idriche. I suoi frutti sono però ancora troppo piccoli, come quelli dei tuoi sforzi, Toro. Anche il tuo futuro offre sfide a lunga gittata: il tuo presente è come il Kernza, non è ancora abbastanza produttivo rispetto ai tuoi bisogni.

Gemelli 21 maggio – 20 giugno.

gemelliNon sto cercando di copiare la natura; sto cercando di trovarne i principi”. Questa frase di Richard Buckminster Fuller, caro Gemelli, si attaglia bene a un’estate che come le precedenti sarà in sintonia con il tuo animo irrequieto, con la tua versatilità e con la tua brama insaziabile di nuove informazioni. Nelle settimane che ti si aprono davanti vedo bizzarrie ed esplorazioni, pile ispirate ai frutti del melograno, sostanze prodotte da alghe usate per impedire i biofilm, fotosintesi artificiali, fibre di carbonio prodotte con le carote e adesivi progettati copiando l’edera. Il tuo piano astrale, lo sai meglio di me, tende al caos come una falena punta il lampione, per cui metti Buckminster Fuller saldo al timone lungo la sottile linea rossa tra l’accumulo compulsivo di nozioni e la costruzione di un senso.

Cancro 21 giugno – 22 luglio. cancro

Anni fa durante una cena un amico illustrò una teoria per ridurre l’impatto degli allevamenti suinicoli, creando un maiale geneticamente modificato con la pelle dotata di cloroplasti, che avrebbe prodotto energia pulita e prosciutti ecosostenibili grazie alla fotosintesi. Il racconto aveva pienamente ottenuto l’obiettivo prefissato: i commensali avevano riso, lui aveva goduto del proverbiale quarto d’ora di celebrità e un altra amica aveva spiegato che la cosa non era così bizzarra. Alcuni molluschi assorbono i cloroplasti delle alghe di cui si nutrono incorporandoli integri e funzionali, mantenendone le capacità fotosintetiche anche al di fuori della cellula vegetale che li ha generati. Nelle uova della salamandra nordamericana Ambystoma maculatum sono invece presenti vivaci colonie dell’alga fotosintetica Oophila amblystomatis, che vive serenamente all’interno degli embrioni della salamandra. Non sopra, non attorno e non fuori da, come si credeva inizialmente, ma proprio dentro, assieme all’embrione che si sviluppa nell’uovo. Come nei sogni proibiti dell’amico mattacchione, l’embrione trae nutrimento dal glucosio prodotto per fotosintesi dall’alga e qualora questa sia assente gli embrioni faticano a svilupparsi, non giungono a terminare la propria crescita e sono più sensibili alle infezioni. E’ tempo di trovare la tua alga, Cancro. O la tua salamandra.

Leone 23 luglio – 22 agosto.

leoneLeone, gli astri ti assegnano come musa Aquilegia eximia, una pianta californiana dai bei fiori. Come te ha un carattere forte, molti nemici e vari alleati. Guardala da vicino. I suoi fusti sono ricoperti da peli collosi, che come carta moschicida intrappolano e uccidono decine di insetti. Una pianta carnivora come tante, dirai. Tsk, tsk. No, questa non ha fame di azoto. Un sistema di difesa, come quelli che tu tieni sempre alti, allora. Tsk, tsk. No, le vittime non sono pericolose per la pianta, anzi si tratta di sventurate vittime causali e innocenti, insetti di passaggio privi di qualsiasi cattiva intenzione. Le vittime sacrificali sono invece crudeli segnali destinati ad attrarre altri insetti, che oltre a pasteggiare sui cadaveri aggrediscono anche i veri predadtori della pianta, impedendo loro di deporre uova sulle sue foglie. Per l’estate il tuo astrologo ti consiglia di far combattere ad altri le tue battaglie e di goderti il fresco anodino dei boschi.

Vergine 23 agosto – 22 settembre. vergine

Nel Gymnasium dell’Orto Botanico di Palermo una lapide riporta una frase dell’Ars Poetica di Orazio: Omne tulit punctum, qui miscuit utile dulci. Il massimo dei voti, la serenità e la perfezione si raggiungono quando si trovano interessanti e piacevoli le cose utili. Mi piace immaginare che questo motto abbia ispirato il signor Diego Bonetto prima della sua partenza per l’Australia, dove voleva fare l’artista. Ora invece gestisce una compagnia che promuove il wild foraging, mappa le piante spontanee commestibili della sua nuova città (Sidney) e organizza serate gastronomiche a base di piante selvatiche. Hai due possibilità quest’estate: conoscere un Capricorno che vuole mangiare piante amare e partire con lui alla volta di Sidney o trovare interessanti e piacevoli altre cose che ritieni più utili.

Bilancia 23 settembre – 22 ottobre.

bilanciaIn un giorno d’estate del 1980, nell’arcipelago delle Mascarene, un maestro con la passione per la botanica mandò i suoi studenti a raccogliere piante. Voleva insegnare loro a classificarle e rimase sbalordito quando un ragazzino riportò le foglie di un arbusto che si credeva estinto da oltre un secolo per colpa delle capre portate dai coloni, Ramosmania rodriguesii o café marron. Partendo dai rametti se ne ottennero dei cloni, che con fatica si riuscì a far fruttificare aggirando il meccanismo che nella pianta impedisce l’autofecondazione. Le stranezze non erano finite, perché le piantine così ottenute non combaciavano: le foglie erano marroni e a forma di lancia mentre quelle della pianta rinvenuta nelle Mascarene erano verdi e rotonde. Fu necessario aspettare diversi anni per scoprire che Ramosmania ha un aspetto diverso tra piante giovani e adulte. Perché ti ho raccontato questa storia? Le tue ore d’estate e le foglie del café marron hanno lo stesso andamento: all’inizio sono schiacciate al suolo, dove devono mimetizzarsi per sfuggire al morso erbivoro delle tartarughe giganti, ma con l’andare dei giorni decollano fino a trovarsi a debita distanza dai pesanti scocciatori. E’ lì che possono crescere e fiorire senza sprecare tempo ed energie in sotterfugi.

Scorpione 23 ottobre – 21 novembre. scorpione

Fino a che le persone non percepiscono un impatto nella loro vita quotidiana è molto difficile comunicare loro il concetto di rischio e di incertezza“. Ho trovato questa frase su un manuale di comunicazione dedicato al cambiamento climatico e ho pensato a te, Scorpione. Nella tua vita inizia a fare caldo, ma fino ad ora hai pensato fosse un problema altrui e ci hai bevuto su. Gli astri e la scienza per una volta sono concordi: non potrai farlo a lungo. Il cambiamento climatico sta iniziando a incidere sul tuo quotidiano bicchiere di vino, se è vero che nei prossimi 40 anni in alcune zone le aree idonee alla coltivazione della vite si ridurranno fino al 73%. Già la tradizione si incrina: i francesi comprano terreni in Gran Bretagna per continuare a produrre champagne quando nel continente il loro amato terroir non sarà più quello di una volta. In Trentino si disbosca in quota per piantare vigne che faticano a fondovalle. In Australia tremano e forse dovremo dimenticarci il Bordeaux per come lo conosciamo. Qualcosa sta cambiando lentamente anche nella tua vita quotidiana e nonostante gli avvisi di chi ti studia da vicino persisti lungo una strada pericolosa. Ti resta ormai solo questa breve estate per porre rimedio.

Sagittario 22 novembre – 21 dicembre.

sagittarioChe estate rutilante, Sagittario! Un’estate esotica e cangiante, allegra, chiassosa e baiana come un film di Carmen Miranda. Ti regalo un mentore per districarti nel caleidoscopio di questi mesi, il bruco della farfalla Synchlora aerata, epitome del mimetismo vanitoso trasformista: raccoglie i fiorellini dai capolini di Solidago, Rudbechia, Liatris e Achillea e li fissa a piccoli gruppi con la seta sul suo corpo. Quando i fiori iniziano ad appassire il bruco li elimina con cura e li sostituisce con quelli freschi, fingendo con maestria sartoriale di essere una parte del colorato capolino. Dicono lo faccia per nascondersi e rendersi invisibile ai predatori, ma noi non ci crediamo, giusto Sagittario? Se capirai il suo messaggio non avrai bisogno di mimetizzarti, ma sarai tu the lady with the tutti-frutti hat.

Capricorno 22 dicembre – 19 gennaio. capricorno

Nel corso dei secoli abbiamo manipolato frutta e verdura in mille modi e tra le varie trasformazioni abbiamo favorito le varietà più dolci a scapito di quelle più amare. In campi, frutteti e diete sono entrati i frutti zuccherini e sono usciti quelli più ricchi di sostanze astringenti, aspre e amare. Peccato che quelle rimosse facciano bene alla salute e che le varietà ricche di polifenoli siano migliori rispetto a quelle dolci e piene di zuccheri che dominano il gusto contemporaneo. Anche tu, Carpicorno, stai da tempo limando gli spigoli aspri e astringenti della tua vita per renderla più palatabile, melliflua e priva di ostacoli. Non esagerare: il gusto per l’atarassia può diventare un boomerang nell menu della tua estate.

Acquario 20 gennaio – 18 febbraio.

acquarioGrazie alla tua profonda cultura conoscerai già i versi del religioso inglese Jonn Donne, “Nessun uomo è un’isola, completo in se stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto“. Mettili da parte. I protagonisti di questa storia sono invece due conifere: Pseudotsuga menziesii e Pinus ponderosa, le cui cortecce profumano di caramella mou e di vaniglia quando il sole le bagna, eppure io ti chiedo di guardarle sottoterra, dove l’odore è quello viroso dell’humus. Ambedue hanno stretto un patto con alcuni funghi del genere Rhizopogon, che infiltrano le loro ife nelle radici. Gli alberi forniscono zuccheri e altri nutrimenti, il fungo facilita l’assorbimento di acqua e minerali ma l’alleanza, si è scoperto, va ben oltre. Il network sotterraneo collega tra loro individui della stessa specie e di specie diverse, permettendo loro di scambiare segnali d’allarme e persino di ridistribuire ai partecipanti le risorse in eccesso e quelle cedute dalle piante malate poco prima di morire. Nessuna pianta è un’isola, completa in se stessa; ogni pianta è un pezzo del continente, una parte del tutto. Quest’estate, Acquario, è giunto il tempo di estendere la tue rete sotterranea di contatti e relazioni oltre i confini attuali.

Pesci 19 febbraio – 20 marzo. pesci

Nel 1960 il signor David Latimer ha messo in una damigiana una pianta di tradescanzia con un po’ d’acqua. Nel 1972 ha chiuso per bene la damigiana, l’ha messa in un angolo non lontano da una finestra della sua casa nel Surrey e ha smesso di annaffiare, concimare, potare o fornire altre agevolazioni a un sistema divenuto nutritivamente adiabatico. La pianta, che molti chiamano Erba miseria per la sua propensione al pauperismo e alla resilienza, ancora oggi vegeta serenamente, assorbendo con le radici la stessa umidità che emette con la traspirazione fogliare e recuperando l’anidride carbonica dalle emissioni dei batteri del poco terriccio su cui cresce. L’unico contributo del signor Latimer consiste nel ruotare periodicamente alla damigiana per favorire un’esposizione uniforme alla luce. Decidi il tuo ruolo in questa estate e nella tua vita, Pesci: signor Latimer o tradescanzia?

(credits)

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Robe Vintage

d6419569-04ad-43ee-98ba-7f49a7f5f05bLa ripresa postvacanziera è lenta -o meglio stagnante per usare il vocabolario corrente- e permette di dedicare il weekend ad attività poco stancanti, come visitare cantine e scaffali. Tra le mie mani sono così capitate alcune piccole riviste tascabili chiamate Eco del Mondo e Il Mese, datate tra la fine del 1945 e il 1950. Erano edite nel pieno dopoguerra, traducendo gli articoli migliori delle principali testate internazionali e rappresentavano l’equivalente d’antan dell’odierno Internazionale. A fianco di trattati su sociologia, geografia politica e varia umanità e tra un racconto breve e l’altro, questi compendi giornalistici offrivano finestre di spessore sugli avanzamenti del sapere scientifico, in alcuni casi davvero ben scritti, sebbene le nozioni siano state nel frattempo ampiamente riscritte e rivedute alla luce di scoperte successive. Per capirci, si trovano abbinamenti esotici tra testi presi da riviste e giornali di ogni schieramento politico, in cui un dettagliato saggio fisico-atmosferico sulla grandine va a braccetto con un trattato sul significato dello sport sovietico e con una disamina precisa del ruolo dell’elefante nell’arte, tutto incartato in un’atmosfera da “come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba“, ma è interessante notare all’epoca come il lettore non fosse percepito come un’entità appiattita su una singola visione delle cose, ma come una figura tridimensionale interessata a comprendere più argomenti anche molto lontani tra loro. Il linguaggio usato è in genere semplice, chiaro, lineare e fruibile in pochi minuti.

 

Dato che si tratta di materiale irreperibile in altra maniera e trovando diversi spunti interessanti, mi sono messo al lavoro con lo scanner salvando in pdf gli articoli più meritevoli o curiosi. LI trovate di seguito commentati per gruppi (lo so, i pdf vanno ruotati, ma tutti i lettori hanno l’opzione apposita). Le pagine ospitano resoconti affascinanti e talvolta bellissimi, scritti nella lingua enfatica, priva di fretta e seria dell’epoca, che pare fatta di flanella anziché di parole in corsa. Un’avvertenza per tutti, però: sono racconti di scoperte di oltre 65 anni fa, vanno presi più come reperti storici che come verità inconfutabili da usare a sostegno di questa o di quella tesi attuale. In vari casi il normale avanzamento delle conoscenze ha cambiato drasticamente deduzioni e conclusioni, ed è perfettamente giusto che sia così. Sono testimonianze del modo in cui all’epoca erano trattate e divulgate scoperte tecnologiche e scientifiche; nel migliore dei casi sono le larghe spalle su cui si sono issati i ricercatori successivi per vedere cosa c’era oltre. In alcune occasioni prevale l’elemento curiosità, in altre fa riflettere la diversa tendenza ideologica con cui venivano presentate, fortemente legata alla situazione politica del tempo e all’idea di futuro all’epoca prevalente (produzione, crescita, produzione, crescita). Le descrizioni trasudano un ottimismo idealista attualmente naif, sono intrise di propaganda sociopolitica e mostrano agli occhi più disilusi di oggi come le aspettative del positivismo scientifico dell’era post-bellica abbiano in vari casi prodotto più danni le cui conseguenze culturali possono vantare un decadimento maggiore del famigerato Cobalto-Torio-G del Dr. Stranamore. Al tempo stesso però devono far riflettere senza superiorità: quali filtri ideologici (ossessione per la salute individuale, integralismi culturali vari, interessi commerciali) ne hanno preso il posto nel racconto odierno delle cose del mondo? Quanti dei modi di descrivere e discutere gli odierni avanzamenti scientifici appariranno come Cobalto-Torio-G agli occhi dei nostri pronipoti?

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Biologia e genetica. Per dare un’idea della comunanza dell’interesse riservato all’epoca per la formazione di un sapere composito e non monotematico (scienziato che legge solo di scienza, letterato che legge solo di lettere), il saggio sugli ormoni vegetali precede la recensione di un libro di Francis Scott Fitzgerald e un estratto da Baudelaire. Gli ormoni vegetali rappresentavano all’epoca l’ultimo grido della conoscenza in ambito vegetale. Forse i pezzi migliori per molti aspetti, da rileggere sulla scia delle odierne polemiche e pruderie sugli organismi geneticamente modificati, sono quelli sugli avanzamenti in campo genetico. Si descrivono in modo chiaro e semplice gli effetti e gli usi delle mutazioni genetiche indotte dall’uomo nei cereali e nei legumi per sviluppare in modo più rapido nuove varietà commerciali (poi regolarmente commercializzate in tutto il mondo dal 1950 in poi, per nostra comune fortuna). Infine, leggere un libro sapendo il finale toglie emozione, ma aiuta a capire bene come l’autore l’ha costruito e la divesa trama presa dalla realtà. Qui, in diretta, lo studio del Ciclo di Calvin e il sogno di un’alimentazione per tutti a base di alghe.

AA.II., 1949. La Fotosintesi rivoluzionerà l’agricoltura? Da The Economist.www


Clima. Un po’ fuori tema perché non si citano piante, ma giova far leggere le conclusioni di questi due articoli sul problema del Global Warming. Si sospetava già che l’andamento del riscaldamento planetari avesse deviato da una ciclicità e che l’avanzamento delle attività umane potesse in qualche modo esserne responsabile. O comunque collegato.

M.F. Perutz, 1948. I Ghiacciai in Ritirata. Da Science News
J.S. Arcturus, 1950. Verso un mondo più caldo. Da France Illustration.


Farmacia e Cosmesi. Storie ormai già note a chi se ne occupa, ma la globalizzazione delle materie prime in profumeria e l’uso del curaro in medicina sono interessanti nelle parole e nel punto di vista di quasi 70 anni fa. Piuttosto, interessante notare come gli annosi problemi della comunicazione scientifica nel settore della salute non siano ancora stati risolti dopo così tanto tempo: l’articolo sulla streptomicina mette in guardia sui rischi di fare propaganda prima che si siano conclusi tutti gli studi di validazione di un farmaco, spiega le differenze di credito da dare a studi in vitro e sull’uomo e introduce un problema che si porrà nella sua gravità nei nostri decenni: quello della resistenza agli antibiotici.

Agronomia. Si diceva dell’ossessione produttivista: anche la scoperta di nuove piante foraggere era d’interesse. In questo caso sono due ampi spot per Trifolium subterraneum e Festuca arundinacea. Certo, la festuca per il bestiame si è poi rivelata una fregatura, ma è un’altra storia.
Ambiente. Tra le tante cose che già all’epoca erano presenti e divulgate, la conservazione brilla per la sua assenza. La Natura è ancora, solidamente, vista come un’entità da plasmare in chiave totalmente antropocentrica e in questa ottica vanno letti gli ottimismi malriposti sulle magnifiche e progressive sorti del Sahara irrigato e dell’Amazzonia bengestita. Recentemente, gli ambientalisti discutono spesso del problema del petrolio nell’Amazzonia Ecuadoriana: tutto è iniziato nel 1947.


P. Costa, 1950. L’avvenire dell’Amazzonia. Da Scientific American

AA.II, 1948. Il Sahara verrà coltivato? Da Die Weltwoche.
C. Isherwood, 1949. Petrolio nella Giungla. Da Geographical Magazine.


rrrEtnobotanica. Con quale pianta sono fatte le garze delle mummie? Con Bohemeria nivea. Come è stata accolta la papaya sul mercato occidentale? Bene. E sebbene spesso lo si dimentichi, fumare tabacco è una pratica etnobotanica.


Esplorazioni. Avventure naturalistiche ai tempi del piroscafo e dell’idrovolante: foreste esotiche ed erbe da marciapiede, l’ode al ranuncolo e l’impagabile racconto dei field scientists dell’agrobiodiversità. L’esistenza e il successo, presso il Dipartimento americano per l’agricoltura, di una “Divisione per la scoperta e l’introduzione di nuove piante” lascia intuire come la biopirateria non fosse certo un problema (e neanche l’ansia per le alloctone). Da notare l’assoluta nonchalance con cui si spostavano e disseminavano piante da un continente all’altro. E magari oggi molte di esse sono ritenute “tipiche ” di una certa zona.

Nuovi vecchi problemi. Già nel primo dopoguerra si lavorava al biodiesel di origine vegetale, anche se per motivi diversi da quelli di oggi. Il metodo proposto è caduto nell’oblio. Anche la gestione sostenibile degli scarti industriali non l’abbiamo inventata con lo slogan RRR, solo che la chiamavamo col nome molto poco trendy di chemiurgia dei rifiuti e serviva a scoprire che pula di riso e tutoli di granturco erano adatti alla pulizia ad abrasione tenera di motori e macchinari.


Rubrica. A partire dal 1950 Eco del Mondo inizia ad ospitare una rubrica chiamata “La Scienza al Servizio dell’Uomo“, con futuribile locandina Jetsons-style e un retrogusto più salvifico di quel che dovrebbe essere per un percorso di conoscenza. Non mancano le presentazioni iperboliche di invenzioni o scoperte risolutive, destinate nel settantennio successivo a finire immancabilmente tra i fondi di magazzino dell’universo, un po’ come le copie cartacee da cui le ho rievocate.

Dodici storie vere di piante, in forma di falso oroscopo di Rob Brezsny

9-16 ottobre 2013Compiti per tutti. Scegli una dozzina di aneddoti curiosi riguardanti piante, la loro relazione col mondo e con gli uomini, per raccontarle una sera attorno al primo caminetto acceso dell’autunno.

Ariete 21 marzo – 19 aprile

arieteIl botanico scozzese John Kirk soffriva di angina pectoris, ma questo non gli impedì di esplorare parte dell’Africa nera assieme al Dr. David  Livingstone (“I presume”), nel 1859. Lavandosi i denti durante il viaggio di ritorno, si accorse che i sintomi del suo male al cuore erano spariti. Il suo acume gli permise di scoprire che lo spazzolino, distrattamente gettato nella borsa, si era sporcato con alcune gocce di un veleno per frecce usato dai cacciatori di elefanti, estratto dai semi di Strophantus kombé, una liana dai bei fiori. Il micidiale veleno divenne presto un farmaco per i malati di cuore. Una scoperta che farai a breve potrà far stare meglio te e chi ti sta vicino, oppure diventare un micidiale veleno. Fai buon uso delle tue scoperte accidentali, Ariete.

Toro 20 aprile – 20 maggio

toroPollia condensata è il nome di una piccola pianta africana. I suoi frutti si fanno notare nella luce accecante della savana per la finitura cromata, a specchio, che attrae gli uccelli che mangiano le bacche e disperdono i semi. Mentre altre piante hanno evoluto sistemi basati su pigmenti sgargianti, Pollia condensata ha invece evoluto una caratteristica fisica e non cromatica, affinando al massimo l’accumulo di cellulosa nelle sue cellule epidermiche. Il risultato è che ogni cellula sulla buccia del suo frutto riflette la luce come se fosse un punto in un dipinto di Seurat. Se hai bisogno di farti notare, Toro, ricorda che essere appariscenti non è solo una questione di colore e di chiasso, ma anche di forma.

Gemelli 21 maggio – 20 giugno

gemelliWithington Fillbasket, Eady’s Magnum, Brownlees Russet, Carswell Orange e Wadhurst Pippin sono alcuni dei suggestivi nomi delle 250 varietà di mela che Paul Bennett di Chichester fa crescere su un unico albero di melo. Con amore paterno da 24 anni questo signore innesta e cura nel suo orto un’enorme pianta, talmente ipertrofica da necessitare sostegni da terra per sostenere su un unico individuo il peso di così tante personalità. Nel mostrare una delle tue tante facce e nel gestire le molte varietà della tua anima, Gemelli, ricorda che il fusto che le sostiene e le nutre è uno solo e va preservato con attenzione.

Cancro 21 giugno – 22 luglio

cancroI fotografi nordici Karoline Hjorth e Riitta Ikonen per la loro serie Eyes As Big As Plates hanno agghindato alcuni anziani con abbigliamenti poco convenzionali negli habitat scandinavi. Con uno strato di muschi per coperta, con una parrucca di rabarbaro, con un impermeabile di Fucus vesiculosus, con cappotto di piante acquatiche, con un gilet di fiori bianchi o un sacco a pelo di sottobosco. La tua fase astrale, amico Cancro, prevede un’immersione pelle a foglia nella natura meno patinata e più rustica e umida, alla ricerca di qualcosa che stai trascurando da troppo tempo.

Leone 23 luglio – 22 agosto

leoneAdattarsi alle condizioni più difficili è una strategia vincente in natura. Lo sa bene Bornmuellera baldaccii, capace di prosperare su rocce laviche ultrafemiche, dove il nutrimento è poco e i metalli tossici invece tanti. Eppure questa pianta ha trovato il modo di assorbire e neutralizzare bocconi a base di cromo e nickel, amari ed esiziali per tanti altri vegetali, traendo il massimo da quel poco che la sua nicchia le offre e adesso l’uomo pensa di usarla per nobili scopi, come la decontaminazione di siti inquinati. Coraggio Leoncino, un giorno la dura fatica odierna diverrà il selciato con cui pavimentare la tua strada per il successo.

Vergine 23 agosto – 22 settembre

vergineDa bambino esploravo i fossi. Mi regalavano più sorprese delle strade, dei campi da calcio e dei banchi di scuola. Ricordo ancora il primo incontro con  grosse palle da tennis, che usavo far rotolare nel prato con un bastone, fino a che non si rompevano in pezzi dopo alcune centinaia di metri. Ho poi imparato a conoscerle come i frutti di Maclura pomifera. Con Persea gratissima che forse conosci come avocado e Cassia grandis, questa pianta ha in comune una storia triste: gli animali che aveva scelto per disperdere i semi si sono estinti da migliaia di anni. Eppure, grazie all’alleato umano imprevisto dall’evoluzione, queste piante continuano a prosperare e ad essere portate in giro per il pianeta. Vedo questo nelle tue stelle, Vergine, alcuni compagni di viaggio o di lavoro ti lasceranno solo a breve. Ma non temere, al contrario di quel che pensi la tua esistenza continuerà senza scossoni.

Bilancia 23 settembre – 22 ottobre

bilanciaUn giorno, forse, l’uomo andrà a vivere su Marte. Per rendere l’atmosfera respirabile e non doversi portare il pranzo al sacco da casa i nostri pronipoti avranno bisogno di far crescere piante e pertanto alcuni ricercatori dell’Università di Wageningen  hanno analizzato il terreno campionato sul Pianeta Rosso dalla sonda Viking 1. Hanno scoperto che assomiglia al suolo vulcanico di alcune isole delle Hawaii e lo hanno addizionato dei minerali che mancavano, per renderlo identico a quello marziano. Quando lo hanno usato per crescere 14 diverse piante hanno scoperto con meraviglia che queste prosperavano più e meglio che nel comune terriccio terrestre. Ti suggerisco di fare tuo questo insegnamento astrale, Bilancia: impara a mettere le tue radici in vasi diversi, anche se ora ti sembra una cosa dell’altro mondo.

Scorpione 23 ottobre – 21 novembre

scorpioneGli estratti di Cardo mariano danno volentieri una mano al fegato sofferente per troppi strapazzi. Come tutti gli esseri un po’ scorbutici questa pianta gradisce celare la sua vera identità e selezionare chi sa apprezzarne le doti migliori, nascondendole dietro a trabocchetti coriacei, irti di spine taglienti e cavalli di frisia. Ah, che diverso atteggiamento rispetto agli svenevoli e sgargianti narcisi, che ti urlano “sono qua, sono qua” e poi son velenosi e urticanti anche solo a toccarli troppo, per tacer di mangiarli. Chissà se Freud lo sapeva, che dai narcisi è bene guardarsi anche quando son piante. E tu, Scorpione, lo sai?

Sagittario 22 novembre – 21 dicembre

sagittarioIl 23 maggio del 1950, sopra ai campi del signor Max Troeger vicino a Zwickau, nell’allora DDR, passarono due aerei americani. La mattina successiva, secondo quanto raccontato dal governo della Germania Est, il contadino scoprì che i suoi campi di patate erano infestati da Leptinotarsa decemlineata, la voracissima dorifora, un insetto capace di distruggere in poco tempo grandi quantità di piante. Furono aviotrasportate dai perfidi yankees con un atto di guerra biologica o fu una messinscena delle autorità comuniste per mascherare agli occhi dela popolazione le loro inadempienze in campo agricolo? Sai cosa penso, Sagittario? Non ti deve importare la risposta, ti deve preoccupare l’eventuale presenza di una dorifora nel campo della tua esistenza, perché le colpe della sua comparsa sono solo tue.

Capricorno 22 dicembre – 19 gennaio

capricornoIl garofano selvatico appartiene al genere Dianthus, come del resto il suo parente politicizzato il quale, tuttavia, già dal Medioevo ha perso l’eleganza sobria dei campi per assumere un aspetto tronfio, chiassoso, edonista proprio delle corolle a petali multipli che tanto piacciono agli avidi e crapuloni occhi cittadini. Narra la leggenda che il nome sia dovuto alla dea della caccia, Diana. Perduta d’amore per un aitante pastore ma rabbiosa per il suo voto di castità, decise -con un certo egoismo mantideo- di strappare gli occhi dello sventurato gettandoli in un prato, il quale presto di popolò di delicati fiori di garofano. Mai innamorarsi della persona sbagliata, amico Capricorno, a meno che la tua ambizione recondita non sia quella dell’eternità.

Acquario 20 gennaio – 18 febbraio

acquarioChiedo sempre un posto vicino al finestrino quando volo in aereo. Guardando il nostro pianeta dall’alto cerco di scoprire quello che le stelle non dicono, ovvero come gestire il futuro della nostra casa comune. Sorvolando una zona semidesertica, nello scorso weekend, osservavo i tondi tracciati dagli irrigatori circolari in una successione di campi quadrati. Che spreco di spazio, dicevo tra me e me, notando gli angoli vuot iai margini, fuori dal raggio d’azione del sistema a pivot. Parlando con un amico ecologo ho scoperto che quelle zone possono essere fondamentali per mantenere la biodiversità nei campi coltivati, offrendo rifugio ad animali ed insetti utili, dando ospitalità e piante che altrimenti sarebbero sfrattate dalle colture intensive. Hai già capito dove ti portano gli astri, Acquario: quelle ore vuote nella tua agenda affollata sono il cuscino che mantiene soffice e varia la tua settimana. Non irrigarle e lascia che crescano selvagge.

Pesci 19 febbraio – 20 marzo

pesciNature loves variety. Unfortunately, society hates it.” Quando ha detto questa frase il sessuologo americano Milton Diamond aveva forse in mente qualcosa di più lussurioso, ma ho pensato a te, Pesci, mentre ragionavo sulla tua settimana davanti ad una montagna di frutti perfetti, tutti uguali, ciberneticamente lucidati al banco ortofrutta del supermercato. Che futuro hanno le mele asimmetriche, i pomodori storti, le zucchine troppo corte, le prugne non abbastanza dolci, i radicchi troppo amari? Come gestiamo noi uomini la passione naturale per le infinite forme bellissime? Sfida le convenzioni e irradia il tuo splendore multiforme, è il momento.

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Sette numeri senza peso

  1. gaa067000045Che il sette sia un numero importante lo sappiamo dai tempi della Bibbia, ma ora possiamo dire che ogni 7 grammi in più di fibre assunti con la dieta si riduce del 7% il rischio di infarto. Per chi sa fare le divisioni, “uno vale uno” sarebbe più facile da ricordare. Perché usare il sette, allora? Perché sette sono mediamente i grammi di fibra in due porzioni di frutta e verdura e quindi il bilancino delle fibre può restare  a casa.
  2. Non si vince niente, ma quanti “fili” di zafferano ci sono in un etto di zafferano e quante piante servono per produrli? Circa 50.000 e 16000, rispettivamente.
  3. Secondo le stime dei cultori della materia, un bicchiere di coca-cola originale conteneva circa 9 mg di cocaina. Attualmente il problema principale sembra essere nelle sette zollette di zucchero presenti in ogni bicchiere (di quasi tutte le bibite gassate, però). Il 1903 è invece l’anno in cui i formulatori di Atlanta hanno iniziato ad impiegare foglie “esauste” dalle quali l’alcaloide era stato preventivamente estratto. Non chiedetemi se quasto implichi un accordo coi narcos per il riutilizzo dei materiali di scarto delle lavorazioni colombiane…
  4. Quando gli etnobotanici sono andati a verificare le piante selvatiche vendute nei mercati di paese sulle piazze della Dalmazia, lo scorso anno, hanno contato ben 37 specie differenti. Alcune, come Asparagus acutifolius e Tamus communis sono vendute da sole, le altre invece sono in genere mescolate in misticanze da consumare crude o cotte.
  5. Gli inglesi, secondo i quali il curry sarebbe un piatto tradizionale britannico, hanno preso la cosa seriamente e hanno calcolato che il carbon footprint di un piatto di lamb curry consumato nella perfida albione è di circa 6 kg.
  6. L’uso dei semi di cacao come moneta corrente nell’America precolombiana è cosa nota, ma può far piacere qualche delucidazione sul potere d’acquisto. Con 200 fave ci si portava a casa un tacchino. Con 100 potevate far scendere dallo scaffale dell’apposita corsia uno schiavo, sul valore della cui esistenza in zona potete facilmente trarre conclusioni senza  master in economia.
  7. Più soave il numero di chiusura, ma sempre legato al sette: la pianta da fiore più piccola si chiama Wollfia angusta ed è più piccola di 1 mm. Nonostante aspetto (non ha nè radici. nè vere foglie) ed habitat non è un alga. Il suo peso è di circa settemila miliardi di volte inferiore a quello di una sequoia.

Busta A, busta B o busta C?

Drunken-Botanist-Cover-low-resGirandola di buste a sorpresa, contenenti indirizzi di siti/blog a vario titolo interessanti per gli esperimenti di sincretismo arte/botanica, botanica/tecnologia e botanica/arte del cocktail (si: ho detto “arte del cocktail). Scegliete quella che preferite.

Busta A (per sincretisti hardcore). I musei comesideve, ricchi di collezioni ma soprattutto di risorse, si possono permette cose come questa: un blog dedicato al legame tra botanica e iconografia pittorica medievale, chiamato Medieval Garden Enclosed. Ne viene fuori una meraviglia, che divaga dall’identificazione tassonomica di piante presenti in arazzi, quadri e affreschi, al significato esoterico, simbolico o metaforico di molti fiori e frutti raffigurati di pittori europei, alla percezione delle piante in quelle epoche. Nessuna delle due anime prevale sull’altra, tutte e due viaggiano ad alti livelli di competenza. Un esempio a caso: i post sulla ricorrente presenza dell’alloro, della piantaggine, di Taxus baccata e degli elementi botanico-naturalistici nelle pale d’altare di Girolamo dai Libri (La madonna dell’ombrello, Il presepe dei conigli)

_64628081_ash_tree_464_7decBusta B (per ecologi moderni). L’ash dieback o deperimento del frassino è una malattia mortale causata da Chalara fraxinea (o meglio, Hymenoscyphus pseudoalbidus), un fungo che nel 1992 è partito dalla Polonia, forse giunto dall’Asia, e si è rapidamente diffuso nel continente senza incontrare resistenza da parte del genere Fraxinus. Nel 2012 è sbarcato in Gran Bretagna, dove hanno preso  il destino dei loro circa 80 milioni di frassini molto sul serio, sollevando l’interesse dell’opinione pubblica anche attraverso la grancassa della beeb, che ha dedicato addirittura una sezione speciale del suo sito all’epidemia. Per mappare la diffusione della malattia, la Forestry Commission di Sua Maestà ha deciso di rivolgersi alla citizen science e ha fatto sviluppare un’app per smartphone che consente a chiunque di descrivere i sintomi e geolocalizzare le piante malate inviando i dati ad un sistema di monitoraggio nazionale. Con un bell’esempio di come si possa tirare fuori qualcosa di buono anche da una situazione fastidiosa e complicata, le agenzie scientifiche e di conservazione ambientale inglesi sono riuscite ad usare la diffusione della malattia per divulgare spiegazioni al pubblico comune su come vengano svolti i controlli fitosanitari, sulla ricerca in ambito fitopatologico e sull’importanza in generale della ricerca scientifica in campo botanico, agronomico e forestale.

Busta C (per botanici all’aperitivo). The Druken Botanist è invece un’operazione commerciale mirata a promuovere negli Stati Uniti l’omonimo libro e non solo. Si parla di botanica e mixology, di ingredienti vegetali per liquori, di dritte per coltivare piante da aggiungere a cocktail e vivecersa di ricette per fare cocktail con piante spontanee e non. C’è anche il making of di un giardino urbano dedicato a chi vuole andare oltre la semplice menta da mojito e scoprire l’incredibile quantità di variazioni sul tema dell’ebbrezza garantite dal metabolismo primario e secondario delle piante. I più timorosi dell’alcool forte possono limitarsi alla lettura di The Botany of Beer.

We found life in a hopeless place (ft. Calvin Cycle)

carnevaleQuesto è un post particolare, inserito nel Carnevale della Biodiversità dedicato alle bizzarrie dell’esobiologia e della fantabiologia (la panoramica di tutti i contributi è ospitata su Mahengechromis). Dato il tema, mi sono preso ampie libertà narrative di cui chiedo anticipatamente venia ai lettori più seri. A mia parziale discolpa avviso che numeri, parti scientifiche e riferimenti tecnici derivano rigorosamente dalla letteratura linkata nel testo: non ho fantasticato in altro che nella forma. Poiché prevedo comunque di aver bisogno di qualcuno che possa garantire per me, rimando a questo alibi i cultori del senso e le persone bisognose del conforto rassicurante del rigore formale.
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La ragazza dietro al banco mescolava birra chiara e seven-up, mentre dal tavolo al mio fianco un signore attempato ne osservava il sorriso, indossando barba, malinconia e indecisione con analoga grazia. Io rimiravo in ordine sparso e con sguardo vacuo il tablet, il blocco degli appunti, lo smartphone e gli occhiali sporchi piegati sul tavolo unticcio di quell’autogrill, alla periferia delle ultime arterie rimaste al trasporto su gomma. L’atmosfera era sospesa, in quel posto tra la via Emilia e la nuova frontiera dei pianeti abitabili scoperti da pochi giorni. Pianeti in realtà già abitati, stando alle indicazioni degli astronomi, da esseri viventi con non ben precisate proprietà fotosintetiche, “piante extraterrestri” la cui vera natura era più certa di quella dei batteri-flop del decennio scorso su Encelado e Marte, ma tutta da chiarire. Nel 2014 gli americani avevano mandato in orbita i telescopi della missione TPF per monitorare le atmosfere di pianeti potenzialmente abitabili e nel 2019 l’ESA aveva attivato la rete di satelliti del progetto Darwin, che avevano aumentato la potenza di fuoco nella rivelazione agli infrarossi del (a me fantomatico) “red edge”. Dopo 11 anni di perlustrazioni e tagli al budget delle agenzie spaziali avevano fatto bingo puntando su un pianeta della Nube di Magellano chiamato Iscandar. Questo leggevo sullo schermo davanti a me, mentre il processore del tablet trascriveva in automatico la registrazione dell’intervista telefonica fatta il giorno prima ad un astronomo dal parcheggio della redazione, nel disperato tentativo di instradare al meglio la missione impossibile appioppatami dal direttore. Dopo l’annuncio congiunto NASA-ESA e le conferme di esperti indipendenti, la frenesia collettiva era decollata con la forza di un vecchio razzo Saturn, veloce ed imperiosa, ma in quella stazione di servizio non si respirava niente del genere. La luce filtrava pigra dalle tendine di nylon rosa, il tizio con la barba interrompeva il silenzio ticchettando su una vecchia scatola di tè. Tutto era bloccato in una gelatina senza tempo, mentre resto del mondo era preso da chimere intergalattiche. Mi pareva l’angolo giusto per mettere assieme i pezzi di una storia che non avevo competenze per seguire.

gfbdsgttghSul razzo Saturn io c’ero salito due giorni prima, quando la follia collettiva aveva preso anche il mio direttore, invaghito dal pensiero di uscire entro la settimana con lo scoop sul colore delle piante. Un miliardario aveva promesso una cifra esorbitante a chi avesse indovinato il colore dei Trifidi di Iscandar e gli allibratori erano impazziti a loro volta. Pare si trattasse di un discendente di H.G. Wells, lo scrittore che nel 1898 aveva suggerito la non obbligatorietà del verde come colore à la page per la fotosintesi marziana prima ed extra sistema solare poi.  Il software di trascrizione continuava ad estrapolare parole e numeri e l’astronomo spiegava come la scoperta fosse confermata dall’incrocio di più variabili: in alcuni pianeti orbitanti attorno ad un sistema dotato di più stelle, gli spettrometri orbitali avevano individuato un’atmosfera simile a quella terrestre ed alcuni gas vantavano concentrazioni e proporzioni giustificabili solo con l’esistenza di forme di vita (ossigeno, ozono, metano, vapore acqueo e persino il gas esilarante prodotto dalle ossidoriduzioni batteriche). La rotazione del pianeta, la temperatura, le dimensioni, tutto a modino. E soprattutto i satelliti Darwin avevano incrociato questi parametri con un inequivocabile segnale negli infrarossi, corrispondente al “red edge” tipico degli organismi fotosintetici. Secondo l’astronomo la notizia era confermata, perché una simile combinazione di fattori era possibile solo in presenza di “quella che i biologi attualmente definisono come vita vegetale“. Tutto intrigante e perfetto per l’attacco dell’articolo, ma inutile per soddisfare la bramosia di scoop del direttore. “L’esperto ci serve“, aveva ribadito prima di silurarmi a caccia “Quando non sai qualcosa, subappalta la responsabilità all’esperto. Se sei fortunato ti assicura anche la nota di colore. La gente ha bisogno di essere rassicurata, questa cosa dei pianeti mette tutti in uno stato di incertezza e dobbiamo puntare la lupara sulla pancia del lettore“. Dopo aver fatto un’altra intervista in una città vicina, lungo la strada avevo cercato un angolo tranquillo per redarre il testo, chiarirmi le idee e magari farmi venire un’idea buona per la chiusura. Le ultime parole del direttore mi tornavano su come una cena pesante. “Marziani verdi, venusiani grigi, pianeti rossi, lo specchio dell’acciaio delle astronavi, il nero dello spazio vuoto. Il colore è sempre stato una chiave di volta emotiva nell’immaginario galattico“.

Poco dopo aver pronunciato le parole “come vita vegetale“, lo smartphone dell’astronomo aveva esaurito la batteria, lui era scomparso nell’oblio telematico, io ero rimasto appeso al precipizio del dubbio sul “red edge”, il silenzio era calato nella mia mente e preso dall’ansia di questo domino sventurato di eventi ero salito in macchina per bussare alla porta di un amico biologo. Era un tipo spiccio, compagno di bevute e pomeriggi ultrà allo stadio, speravo che la sua passione per metafore e semplificazione mi avrebbe dato qualche traccia giusta, oltre a chiarirmi le idee su quegli argomenti per me alieni tanto quanto la vita su un pianeta in culo alle galassie. “Se i nostri occhi vedessero oltre il confine del visibile, le piante ci apparirebbero rosse e non verdi. Per evitare di finire arrostiti dall’eccesso di luce solare i vegetali hanno sviluppato una riflettenza ad hoc per le lunghezze d’onda più energetiche, a prescindere dal colore del loro pigmento fotosintetico. E siccome si tratta di un adattamento evolutivo tarato sulla luce, che è una roba che funziona più o meno uguale da tutte le parti nell’universo, è ragionevole aspettarsi che anche altre eventuali forme viventi abbiano sviluppato questo red edge altrove.” Meditavo su queste frasi e nel mentre il barbuto si era alzato, con una breve esitazione quasi di vergogna aveva attivato il vecchio diffusore mp3 del locale. Ne ebande_rapideyera uscita una musica tetra e carica di tensione inespressa, che mi aveva fatto venire in mente “Un bacio e una pistola”, un film noir preistorico vagamente inquietante. Sul bloc notes di carta sfogliavo altri appunti dell’incontro e contemporaneamente guardavo sul tablet alcune delle immagini che l’amico mi aveva lasciato. Ricordavo ancora le sue parole. “Guarda qui. La freccia verde in alto ti indica il comportamento della clorofilla. La freccia gialla indica invece gli effetti della struttura tridimensionale delle foglie, incluse le cere che le ricoprono. Segui ora la linea verde in basso nel diagramma, indica le lunghezze d’onda riflesse da una foglia di una pianta terrestre normale. All’altezza della colonna verde noti una gobba: vuol dire che la clorofilla assorbe il blu ed il rosso, ma sputa indietro il verde. E’ per questo che le piante terrestri ci appaiono principalmente verdi. Ne parliamo dopo, non ti agitare. Se vai avanti, in corrispondenza con il bordo tra le due frecce è indicato il red edge e come vedi nel grafico corrisponde ad un innalzamento della riflessione nella zona degli infrarossi, poco dopo i 700 nm (sono nanometri, una delle unità di misura delle radiazioni luminose. Non fare quella faccia smarrita). Le piante terrestri riflettono l’energia che arriva in quella zona dello spettro perché altrimenti la loro clorofilla verrebbe abbrustolita dall’eccesso di energia, come una svedese senza crema solare a Copacabana. Mentre la prima gobba si può spostare verso il blu o verso altri colori per effettuare la fotosintesi in condizioni particolari, la seconda rampa è praticamente inevitabile se non vuoi andare grigliato. Se guardi bene, il suolo e la vegetazione morta non fanno registrare quel tipo di salto ed è per questo che il red edge di Iscandar è importante, perché corrisponde a roba viva. Almeno, viva quando il segnale è partito da lassù, ovvero un tot di tempo fa“. Rassicurarato da quella descrizione avevo preso coraggio e timidamente avevo azzardato che, forse, probabilmente, magari, per capire il colore delle piante di Iscandar e fare contento il direttore poteva essere utile cercare di capire perché alcuni vegetali sulla Terra fossero rossi, blu o marroni e non verdi. “Non capisci niente di scienza, ma sei un tipo sveglio. Hai ragione, per capire il colore delle piante su questi pianeti devigraph1 iniziare a guardare sulla terra. Anzi, in acqua. Ma prima ti devi chiedere perché quell’albero e quel prato lì fuori sono verdi“. Detto questo mi aveva mostrato altre tre immagini, girando verso di me il suo vecchio laptop, una roba con lo schermo offuscato da una patina geologica di ditate unte. “Nella prima c’è lo spettro cromatico del visibile (quello di The dark side of the moon) e sovraimposto lo spettro di assorbimento della clorofilla, che è descritto dalla linea più scura. pigmenti7FD3BC04-9821-D139-3BC25BB09D5EA8B8_2Vedi bene che la molecola assorbe energia nella zona del blu ed in quella del rosso, ma non in quella del verde. Questo avviene perché l’evoluzione ha premiato, almeno sulla terraferma, le specie fotosintetiche nelle quali benefici e danni dell’esposizione solare sono nel miglior equilibrio. E questo corrisponde al verde”. Si era appoggiato allo schienale ed era entrato nella modalità professorale che, lo sapevo per lunga esperienza personale, non perdeva neanche al quinto giro di Stolichnaya etichetta blu. Era meglio mettersi comodi e passare dal blocco degli appunti al registratore vocale, che feci appena in tempo ad attivare prima del diluvio verbale. “Le piante terrestri raccolgono energia luminosa e la trasformano in energia chimica, ma non usano tutto della radiazione solare, anzi selezionano alcune lunghezze d’onda ed alcuni tipi di fotoni. Poi usano il ciclo di Calvin per sintetizzare glucosio, ma oltre alla biochimica ti risparmio la fisica, la fase oscura, il funnelling elettronico ed i discorsi sui pigmenti accessori, perché so che ti perderesti. Fai invece mente locale su questo. L’efficienza della fotosintesi non risiede nell’energia luminosa come concetto assoluto bensì nella combinazione tra il numero di fotoni che colpisce la foglia e l’energia che ognuno di essi si porta dietro. Ad esempio, i fotoni blu sono ben più muscolosi di quelli rossi, che però sono molto, molto più numerosi. Quelli verdi stanno in mezzo sia per numero che per intensità e quindi non hanno dalla loro nè il numero nè la forza per costituire una risorsa vantaggiosa da sfruttare. L’evoluzione sulla Terra, alle condizioni di luce offerte dalla nostra stella di classe G2 (una nana gialla se non te l’ha già detto l’astronomo col cellulare scarico) ha favorito i pigmenti che assorbono nel rosso e nel blu e riflettono il verde. Vedi il grafico? Anticipo una tua domanda: se le piante terrestri assorbissero tutto lo spettro del visibile, includendo anche il verde, si porterebbero in casa troppa energia, con effetti deleteri. “Il troppo stroppia”, scommetto lo dicono anche a casa tua. Ti ricordi quello che ho spiegato prima sul red edge? E’ uguale, meglio perdere qualcosa per strada che portarsi in casa effetti tossici”.

Per fortuna fece una pausa, durante la quale sorseggiò del tè ormai freddo da una tazza sporca di polifenoli ossidati da mesi. Ne approfittai per controllare che le pile del registratore avessero ancora abbastanza birra per resistere al secondo tempo. Lui nel frattempo non mi considerava, preso dal suo monologo ai confini dell’autismo. “Questo però vale sulla terraferma, dove non hai il filtro dell’acqua. Le specie viventi fotosintetiche adattate alla vita acquatica hanno a che fare con una luce diversa, perché l’acqua e tutto quanto vi è sciolto o sospeso assorbono alcune porzioni dello spettro. Questo implica che la luce non sia uguale per tutti gli esseri viventi a mollo in acqua: quelli che hanno occupato gli strati più superficiali la vedono come le piante adattate alla terraferma, mentre quelle che hanno trovato liberi solo gli appartementi al seminterrato e giù verso gli scantinati hanno dovuto trovare sistemi diversi dalla clorofilla, ovvero capaci di raccattare abbastanza energia dal tipo di luce che arriva loro. Ora immagina di sostituire le batimetrie con gli spazi siderali o di cambiare la fonte luminosa come fosse una lampadina: in alcune condizioni la riflessione del verde tipica della clorofilla potrebbe non rappresentare l’opzione adattativa vincente ed altri pigmenti fotosintetici potrebbero prevalere in quanto più “fit”. Se per le piante acquatiche superficiali le conseguenze sono minime, per le piante adattate alla vita più in profondità le cose cambiano ed incontriamo prima pigmenti marroni, poi rossi ed infine blu. Addirittura alcuni batteri abissali fanno la fotosintesi con pigmenti tarati sugli infrarossi, perché là dove stanno non arriva altro. Quindi, astrobiologi e scommettitori non si aspettano piante verdi su Iscandar, dato che l’illuminazione di quel pianeta dovrebbe essere diversa da quella terrestre “. Si era fermato, finalmente, ed avevo fatto per ringraziare e andarmene sperando che non ripartisse con un’altra tirata del genere, ma mi aveva fermato con un gesto. “Aspetta, salame. Ti devo dare un contatto, adesso sei pronto a capire qualcosa di quello che ti dirà un astrobiologo serio. Tieni. Questa tipa ha scritto il testo che risponde a tutte le tue domande sul colore delle piante a Iscandar“. Mi aveva passato l’indirizzo di Nancy Kiang, un’astrobiologa del Goddard Institute for Space Studies a New York. Il cigolio con cui finì la canzone d’atmosfera scelta dal signore con la barba, palesemente invaghito della cameriera di cinquant’anni buoni più giovane, mi riportò di colpo alla bolla statica dell’autogrill.

veg1moonBasso il sole all’ orizzonte colorava la vetrina e stampava lampi e impronte sulla pompa del carburante all’idrogeno. La giornata finiva e non avevo molto tempo: se la Kiang non vedeva l’email appena entrata in ufficio a New York non avrei fatto in tempo a chiudere il pezzo. Così avevo iniziato a tempestarla di messaggi su qualunque recapito disponibile. Lei aveva ceduto alle mie avances professionali al confine dello stalking mentre ero al quinto shandy di birra e seven-up, ormai alla cuspide tra ansia, noia e principio di ubriachezza. Alla luce delle spiegazioni del mio amico la sua mail era chiara. “Non è il primo giornalista a farmi queste domande. Se mi chiede il colore delle piante su Iscandar -ammesso che le si possa definire tali, nessuno ha detto che le regole della sistematica e della tassonomia che abbiamo spesso artificiosamente creato sul nostro pianeta valgano anche in altre galassie- le rispondo che dipenderà dal metodo dimostratosi evolutivamente più adatto là, con quella luce, a quella distanza dalla stella più vicina, in funzione del tipo di radiazione luminosa e del tipo di assorbimento determinato dall’atmosfera che avvolge quel pianeta. E non è scritto da nessuna parte che il colore vincente sia il verde“, esordiva direttamente la scienziata americana. “Le regole del gioco sono probabilmente costanti in ogni galassia: i pigmenti fotosintetici tenderanno ad assorbire una combinazione tra i fotoni più numerosi e quelli che lavorano a lunghezze d’onda più corte, ovvero più energetici. Le stelle papabili come fonte di luce per forme di vita fotosintetiche sono quelle di classe G, F, K ed M. Le nane rosse come le stelle di tipo M sono così deboli che eventuali esseri fotosintetici avrebbero bisogno di assorbire in tutto lo spettro del visibile e forse anche oltre per mettere assieme l’energia sufficiente per la fotosintesi. I pigmenti ci dovrebbero quindi apparire neri. Le stelle dello stesso tipo, ma più giovani, possono ospitare solo organismi acquatici, perché hanno bisogno di protezione dai flares ultravioletti tipici di questi astri. A quel punto il colore dipende dalla profondità dell’acqua. Le stelle di classe F, invece, vantano radiazioni luminose così 7FD3BC04-9821-D139-3BC25BB09D5EA8B8_7intense che le piante dovrebbero rifletterle quasi completamente, al punto da apparire bianche ai nostri occhi. In queste stelle l’intensità dei fotoni blu potrebbe essere tale da richiedere un’abbondante schermatura con altri pigmenti-filtro, come quelli a base di antocianine che usano certe “nostre” piante. Questo porterebbe ad avere anche piante blu o violette. Ci aspettiamo poi che candidati opportuni orbitanti attorno a stelle K possano avere colori simili a quelli delle piante terrestri, sebbene con sfumature diverse. La Kiang doveva aver capito bene la mia situazione e chiudeva la sua lettera con una punta di sarcasmo nerd. “Nel caso di sistemi a più stelle, come quello immaginario di Tatooine, la faccenda si complica perché il risultato dipende dalla combinazione e dalla distanza del pianeta; gli astrobiologi che hanno fatto le dovute simulazioni non hanno concluso nulla di definitivo e potremmo incontrare tanto fotosintesi basate sugli infrarossi quanto forme “convenzionali” che riflettono il verde. Come può dedurre, dato che Iscandar orbita attorno ad un sistema binario non si possono fare previsioni garantite. Non piacerà al suo direttore, immagino, ma giustifica l’interesse degli scommettitori ed il fatto che io non sia già scappata con la vincita.” Non c’era molto da aggiungere.

Mentre meditavo sul da farsi, il signore con la barba si era alzato. “Quant’è“, chiese, e pagò la cameriera. Lasciò una moneta di mancia e fece per andarsene. Ripassando davanti al mio tavolo, che stava proprio tra il bancone e la porta, buttò gli occhi verso il mio tablet, in quel momento impegnato ad offrire l’immagine spettacolare della porzione di Nube di Magellano da cui quel delirio aveva avuto inizio. Con voce da montanaro chiosò quasi canticchiando “E così abbiam trovato la vita in un altro posto senza speranza. Guardando quel silenzio smisurato l’uomo si perde. Quello delle stelle è solo un pulsare illimitato, ma indifferente. Inutile sperare di andarci a trovare risposte che non ci sono“. Avevo anche la chiusura del pezzo, potevo tornare in redazione. Il direttore se ne sarebbe fatto una ragione.

Colophon – Quelli che le scienze

Due apparizioni giornalistiche per il sottoscritto in settimana. Domenica scorsa Corriere Salute aveva chiesto lumi sulla triade vino rosso-resveratrolo-benessere, a margine di un report dedicato agli effetti del consumo della bevanda preferita da Bacco (e non solo).

Questo sabato invece Erba Volant è finito, assieme ad altri e ben più prestigiosi blog scientifici, su un articolo per D di Repubblica che passa in rassegna questa mania che abbiamo in diversi di raccontare il lavoro nostro e di altri ricercatori come se fossimo, in sedicesimo, dei Beppe Viola delle scienze.

Mangiate cacao, vincerete il Nobel (?)

Con l’assegnazione del Nobel per la Pace all’Unione Europea si è chiusa -se non sbaglio- anche questa tornata di premi in terra scandinava ed un piccolo manipolo di cervelloni si è aggiunto alla nutrita schiera dei vincitori degli anni scorsi. Per vincere un Nobel ci vuole come minimo un cervello dotato di una brillantezza straordinaria, una roba per cui non basta la fortuna al momento della distribuzione dell’intelligenza: oltre alla sorte occorrono allenamento e miglioramento della performance, con ogni mezzo lecito.

Il New England Journal of Medicine suggerisce, con tono molto semiserio, uno stratagemma per aumentare la probabilità di vincere il Nobel, ovvero abbuffarsi di cacao. Per la precisione, sfruttando le pieghe più plastiche e creative della statistica, un simpatico ricercatore ha individuato una possibile correlazione tra consumo di cacao ed assegnazione dei Nobel, ottenuta correlando i consumi di cioccolato pro capite per nazione ed il numero di premi assegnati ad ogni stato.

La statistica purtroppo non permette ancora di prevedere quanto cioccolato annuo possa essere necessario per portare a casa la medaglia con l’effige del famoso dinamitardo, ma su scala nazionale qualche  indicazione emerge:

The slope of the regression line allows us to estimate that it would take about 0.4 kg of chocolate per capita per year to increase the number of Nobel laureates in a given country by 1. For the United States, that would amount to 125 million kg per year. The minimally effective chocolate dose seems to hover around 2 kg per year, and the dose–response curve reveals no apparent ceiling on the number of Nobel laureates at the highest chocolate-dose level of 11 kg per year

Dietro questo piccolo divertissement da ricercatore nerd c’è comunque una dose di sostegno scientifico: secondo alcune indicazioni ancora preliminari e nent’affatto scolpite nella pietra, i flavonoli del cacao ed i loro metaboliti assimilati dopo la digestione sarebbero potenzialmente in grado di migliorare alcune capacità cognitive, soprattutto nelle persone anziane. E del resto l’età media dei vincitori del Nobel è di circa 60 anni al momento della proclamazione…