L’evoluzione del tubo

La vita è una giungla e la giungla è sinonimo di competizione, di dura lotta per emergere, per acquisire un vantaggio sui concorrenti e farli sloggiare dalla nicchia scelta.  Nella giungla del mercato chi cresce più in fretta ed in modo più solido ha più probabilità di acquisire le aziende concorrenti o soffocarle, sottraendo loro quote di mercato, di materie prime, di spazio e risorse [1]. “Fare ombra a qualcuno” è, in questo caso, un’espressione azzeccata.  Nella giungla vera delle piante (o anche solo in un prato) chi cresce più in fretta può infatti oscurare le specie che competono per le stesse risorse, con tutto quel che ne consegue per esseri viventi che si “nutrono” di luce.

Nella percezione comune il vantaggio evolutivo delle Angiosperme sulle Gimnosperme sta principalmente nel fiore, nell’accettare la sfida della complessità e dell’interazione non solo con gli elementi (il vento che porta il polline o i semi, ad es.) ma anche con gli altri esseri viventi (insetti o animali come vettori di dispersione ed attori della fecondazione; microrganismi che facilitano l’assorbimento dei nutrienti). Un articolo uscito in questi giorni su Ecology Letters spiega che il passaggio chiave potrebbe invece essere stato un altro: l’ottimizzazione del sistema idraulico, ottenuta aumentando la densità dei fasci vascolari, ovvero assicurando alle foglie l’arrivo massiccio di nutrienti ed acqua e garantendo così un’impennata nell’efficienza fotosintetica. Più risorse e più materie prime uguale più mattoni uguale crescita più veloce uguale scatto vincente contro le lente Gimnosperme.

Sino ad ora si pensava che la maggiore specializzazione di questi tessuti rispetto alle Gimnosperme fosse stato un elemento sufficiente ad aumentare l’efficienza della fotosintesi, ma evidentemente non è solo una questione di qualità (re: trachee vs. tracheidi). Il resto della storia lo racconta con precisione Anecòico su BloGalileo.

[1] L’analogia finisce qui: nel mercato questa dinamica ha tendenze omologatorie e tende al monopolio , in natura invece ha determinato l’esplosione della diversità e della differenziazione.

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3 pensieri su “L’evoluzione del tubo

  1. Non so se conosci il libro “Il bello di essere pianta” di Patrick Blanc. Offre una visione molto interessante sui concetti di “competizione” e anche sul detto “la vita è una giungla”. Secondo Blanc, nella giungla, non c’è competizione come la intendiamo noi. È vero l’opposto: che per giustificare le nostre azione tese molto spesso a “soffocare” e “acquisire” vogliamo far assomigliare la giungla al nostro mondo sociale. In realtà nella giungla ci sono molte specie di vegetali (muschi, licheni, etc.) che vivono anche con poca luce, e vivono anche di più delle mastodontiche Angiosperme, tese a lottare tra di loro per avere più luce. Ho prestato il libro e non posso fare citazioni corrette. Però, se hai letto il libro, mi piacerebbe una tua opinione – cioè l’opinione di un esperto!
    A presto

  2. Non ho letto il libro, ma l’ho sfogliato in libreria e l’ho aggiunto alla lista dei desiderata natalizi, grazie della segnalazione. Nonostante la carta lucida che non sopporto nei saggi, perchè impedisce di sottolineare a modo ;-P. L’artificio retorico paga sempre dazio alla realtà delle cose e tende ad aggiungere un po’ di distorsione, questo è vero. Una parte della risposta però stava già nella nota in calce al post, che avevo messo apposta per bilanciare una delle parti deboli del confronto: da una parte c’è una tendenza alla creazione di una piramide del potere, dall’altra una diversificazione estrema che porta all’occupazione degli spazi, delle nicchie, al punto tale da apparire come una specie di “c’è spazio per tutti”. Basta accontentarsi di “quanto spazio”. Restando al dualismo Gimnosperme/Angiosperme gli studi paleobotanici hanno ad esempio spiegato che le prime hanno relegato le seconde ad habitat marginali ed estremi (l’alta quota, le alte latitudini) sottraendo loro il resto degli spazi. Se fino al Cretaceo le prime occupavano con le felci arboree buona parte delle terre emerse, il loro spazio a disposizione si è dovuto poi restringere e specializzare: le angiosperme crescevano meglio, più in fretta ed erano più adatte ad occupare certe aree geoclimatiche. Le Briofite, tra cui il muschio parlante di Blanc, si sono adattate ad una condizione più risparmiosa ed hanno trovato “il loro posto nel mondo” all’ombra delle altre piante, approfittando dei vantaggi dell’ombra (tra cui l’umidità fondamentale per il loro sistema arcaico di riproduzione). Paradossalmente, per loro il “posto al sole” è una iattura ma non credere che anche tra muschi e licheni non ci siano fenomenidi competizione e di guerra chimica per accaparrarsi risorse e posizioni migliori. I licheni, ad esempio, producono sostanze chimiche per difendersi dai funghi e per sgomitare tra di loro. Insomma, la competizione c’è, ma è diversa da quella che intendiamo solitamente quando parliamo del capufficio.

    L’età, a cui fai cenno, non è un fattore di merito. Quel che conta è il mantenimento della specie, che la vita media sia di poche ore o di millenni, l’unica cosa che vale è che il sistema scelto permetta con efficienza di adattarsi ai cambiamenti, di resistere ai medesimi e generare prole feconda. Per fare un’altra analogia fragile ma immediata, non è la vita del singolo soldato che conta, ma la sopravvivenza dell’armata.

    Ultima cosa: la competizione tra vegetali può arrivare anche a coinvolgere individui della stessa specie. Pare infatti che tra parenti stretti ci sia più tolleranza che nei confronti dei forestieri. Anche qui, spazio per giocare con similitudini e metafore ce n’è in abbondanza.

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