Ancora sul Noni

Si parlava del Noni come di un prodotto per molti versi paradigmatico di una fenomenologia tipica del mercato erboristico. Un’epitome del conflittuale rapporto tra la velocità leprina di mercato e marketing e la lentezza da tartaruga dei processi con cui si costruisce la conoscenza (parlare di Scienza e basta lo considero sempre limitativo). Il Sapere si accumula a strati, si cristallizza negli anni come una stalattite, per sovrapposizione di informazioni; il Mercato deve rispondere ad istanze immediate, cogliere l’attimo e soddisfare richieste volubili in tempi istantanei. Un matrimonio sereno tra questi due coniugi non è impresa facile, seppur auspicabile.

Una lettura attenta (e non solo dedita alla mera interpretazione dei numeri -il giochetto del “ma allora funziona/quindi non funziona” è un manicheismo che in questo settore non ci si dovrebbe permettere) delle review su Morinda citrifolia scaricabili dal post precedente permette di fare alcune considerazioni critiche su alcune delle dinamiche sottese alla nascita ed al successo di un integratore alimentare. Il prodotto è presentato sul mercato come immunostimolante, energizzante ed antiossidante-protettivo.

a) A differenza di altre specie vegetali esotiche, il noni è disponibile in grande quantità e soprattutto è raccolto in zone nelle quali le infrastrutture per il trasporto ed il commercio sono efficienti ed avanzate (se Morinda citrifolia fosse stata pianta centrafricana anzichè polinesiana difficilmente si sarebbe imposta in modo analogo). In altre parole, procurarsi Noni o suoi estratti non costituisce un problema insormontabile: tramite un’adeguata pianificazione industriale è possibile costruire in tempi breviuna filiera produttiva molto localizzata e controllabile.

b) L’impiego che ne viene suggerito è tipicamente di integrazione alimentare e perfetto per le esigenze commerciali: assunzione prolungata e costante. Questo garantisce grossi volumi di vendita, permette di agire in un settore merceologico normativamente meno rigido di quello fitoterapico senso strictu ma al contempo permette di sfruttarne gli elementi di appeal (naturalità e relativi annessi percettivi legati al benessere, un giochetto su cui ritorneremo prossimamente).

c) Il fatto che la presunta azione non manifesti un tropismo specifico ma sia generalizzata permette di sviluppare vere e proprie linee di prodotti che spaziano dal succo fresco, all’estratto liofilizzato, alle capsule, dall’integratore alimentare allo shampoo. L’unico problema tecnologico, legato al cattivo odore del succo, è correggibile mediante adeguati trattamenti ed effettuando opportuni abbinamenti nella formulazione. In altre parole, la materia prima è multidimensionale e si presta all’inserimento in categorie commeciali disparate. Il mercato potenziale non è di nicchia.

d) Il quadro tossicologico del succo di Noni è ottimo: niente effetti collaterali, niente tossicità anche a lunghissimo termine. Solo recentemente sono stati riportati due casi di epatotossicità grave, peraltro riferita a persone con preesistenti problematiche di danno epatico ed anche l’EFSA ha espresso recentemente parere favorevole.

e) Il mercato erboristico-nutrizionale è capriccioso e volubile. E’ più vicino al mercato del piacere (la cosmesi) che a quello del dovere (la terapia). Il cliente medio è fortemente condizionabile da opportune campagne di marketing e sensibile a prodotti esotici di facile comprensione, facile impiego e presentati con l’opportuno mix di “tradition meets science”. Il “nuovo”, in sostanza è sempre un elemento chiave nel marketing erboristico.

Da quel che è possibile evincere da un’analisi critica del fenomeno Morinda citrifolia, ci troviamo quasi certamente di fronte ad un prodotto che allo stato attuale delle conoscenze è puramente “commerciale”, in buona parte costruito a tavolino secondo la logica del branding, analogamente alla nascita un gruppo di musica pop per teenagers pilotato da una major discografica. Gli studi farmacologici hanno evidenziato una buona azione antiossidante in vitro da parte di alcuni lignani, una blanda azione analgesica ed un’attività antitumorale in vitro, mentre latitano completamente trials clinici adeguati (uno solo è in corso e non ancora pubblicato) tali da confermare le proprietà reclamizzate ed ascritte a Morinda citrifolia. La possibilità di garantire un controllo di qualità al succo di noni è inficiata dall’assenza di una sostanza, di una classe chimica o di un fitocomplesso responsabile, in toto o in parte, dell’azione che il prodotto dovrebbe svolgere.

Nulla vieta che in futuro i claim del succo di noni possano trovare risposte affermative dal mondo della ricerca, ma allo stato attuale delle conoscenze ciò non è accaduto e la scarsità di informazioni di dominio pubblico non sembra costituire un viatico a riguardo.

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