A giocare nei prati

Trottola costruita a partire da una ghianda. http://www.reteitalianaculturapopolare.org/

Spero nessuno si offenda, ma l’appeal delle pubblicazioni accademiche nel settore botanico è davvero scarso per le persone normali: sono infarcite di tecnicismi per iniziati, trattano temi che interessano un pubblico ristrettissimo e quasi mai riescono a bucare le mura del fortino ben mimetizzato in cui si rinchiudono, quasi volessero evitare di essere notate da chi sta fuori. Qualche volta però si inciampa -per fortuna e per effetto di idee originali- in operazioni insolite, che meriterebbero un’occhiata anche da parte di quanti si interessano di piante per diletto, per passione, per curiosità e semplice spirito romantico.

L’ultimo numero dell’Informatore Botanico Italiano, il bollettino semestrale che la Società Botanica Italiana invia a i propri aderenti, ospita ad esempio un inconsueto repertorio di giochi tradizionali fatti con piante o loro parti nelle zone della Tuscia, in provincia di Viterbo. Intervistando persone anziane sulle loro abitudini giovanili, gli autori hanno raccolto e descritto le attività ludiche di ispirazione vegetale in voga durante la prima metà del secolo scorso. Scorrendo l’elenco ragionato, oltre a un diverso contatto con le piante e con l’ambiente, è facile notare anche come cultura e società influenzassero fortemente il tipo di attività svolte con ghiande, galle, fusti di gramigna e di canna, zucche, sambuco e vitalba.

Credo che queste iniziative (che fanno capo alla disciplina dell’etnobotanica) meritino di uscire da un recinto che le rende invisibili ai più, per cui ho proditoriamente scannerizzato l’articolo e chi vuole può consultarlo in pdf.

  • L. Menicocci, P.M. Guarrera (2015). Giochi con le piante in provincia di Viterbo. Informatore Botanico Italiano 47, 33-40.
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