Piante bistrattate e altre storie: l’assenzio (non) allucinogeno

Anni fa, a Padova, ho avuto la fortuna di ammirare “L’assenzio” di Edgar Degas. Poco distante, una guida turistica concionava un nutrito manipolo pensionati, esortandoli a collegare tra loro lo sguardo assente della protagonista e il bicchiere nel baricentro pittorico. Con fermezza e tra i cenni assertivi del pubblico, l’esperta sanciva la pericolosità del liquore, dovuta insindacabilmente alla presenza di un allucinogeno nella pianta di partenza. Alcuni gitanti, con la sicumera propria di chi ha ricevuto in regalo la verità grazie alla raccolta punti del ben vivere, commentavano ad alta voce confermando le parole della guida, senza notare l’inarcamento a sesto acuto del mio sopracciglio.

(Segue, con note, didascalie e cotillons, su Medium)

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