La droga chiamata Spice – Breaking Bad Edition

Better-Call-SaulLa scorsa settimana, sulla prima pagina dei quotidiani nazionali è riapparsa la segnalazione dei rischi connessi al consumo di alcune nuove droghe ricreazionali, provenienti soprattutto dal mercato orientale e russo. Nei paesi dell’ex-Unione Sovietica il consumo di prodotti noti anche come Spice, K2 ma anche con nomi che rivelano l’origine asiatica come Thai fun blackberry, Thai fun vanilla o Natures organic truskawka, avrebbe causato numerosi decessi tra giovani consumatori negli ultimi mesi. Dal momento che queste droghe sono presentate in maniera abbastanza confusa (a volte sono descritte come sintetiche, a volte come mix di estratti vegetali, il più delle volte con il fuorviante nome di “canapa sintetica” come purtroppo avviene anche nella pagina dedicata su Wikipedia), per evitare grane Meglio chiamare Saul e chiedere qualche dettaglio preciso in più. Anche perché disponibili analisi precise sulla composizione chimica di queste droghe, che aiutano a fare il punto con cognizione di causa. Il primo elemento da chiarire è semplice: in base alle analisi forensi lo Spice contiene varie cose, tra cui effettivamente diverse piante, spesso macinate, note per la loro azione psicoattiva o per il loro aroma che ricorda quello della cannabis. Per facilitare la commercializzazione e la vendita del cocktail, anche via Internet, le piante presenti non sono in genere illegali. Tra queste la più frequentemente identificata è Leontis leonorus, una cugina sudafricana della salvia contenente in piccole quantità uno pseudoalcaloide blandamente psicoattivo, soprattutto con effetti rilassanti. Altre ospiti frequenti sono Pedicularis densiflora, Canavalia maritima, Nymphaea caerulea, Zornia latifolia, Scutellaria nana, tutte piante debolmente attive e note agli psiconauti più accaniti come sostituti di scarso pregio della Cannabis ma non normate a livello intenazionale, quindi adatte a solleticare l’interesse del consumatore meno attento senza destare attenzione ai controlli di routine. Dal punto di vista tossicologico la parte vegetale della droga pone un limitato rischio per i consumatori, con il solo dubbio sulla effettiva composizione di prodotti con formulazioni sempre molto aleatorie e variabili. Soprattutto, la parte Spice_drugvegetale consente di costruire un marketing “naturale” finto ma evidentemente efficace, anche perché chi apre una bustina di Spice vede uscire una miscela di erbe essiccate. Il secondo punto chiave va spiegato meglio ed è ben più rilevante: assieme alle piante sono sempre presenti sostanze sintetiche che non sono versioni sintetiche della cannabis. Lo Spice contiene in effetti quasi sempre cannabinoidi di sintesi, ovvero molecole capaci di interagire con un sistema noto come sistema endocannabinoide ed è arcinoto che questo sistema subisce gli effetti del THC della cannabis. Tuttavia, il principio attivo di Cannabis indica non è affatto l’unico composto capace di alterare il funzionamento di questo sistema. Esiste infatti una vasta gamma di cannabinoidi di sintesi, molecole artificiali solo talvolta derivate dal THC, con modifiche strutturali anche radicali per modulare gli effetti (aumentare la potenza, prolungare gli effetti psicoattivi, introdurre nuovi effetti sul sistema nervoso centrale). Come nel caso di queste droghe, i cannabinoidi di sintesi sono molecole che non hanno nulla che fare con la canapa indiana e il suo principio attivo. Nell’immagine qui sotto si può notare la presenza di formule completamente diverse, accomunate solo dal fatto di interagire con il sistema endocannabinoide umano. In molti casi si nota la trasformazione dei composti in veri e propri alcaloidi. ttttI cannabinoidi di sintesi sono spesso nati dalla ricerca farmaceutica ma non hanno avuto sviluppo terapeutico, in quanto il rapporto rischio/beneficio era sfavoreole, ovvero gli effetti collaterali, per frequenza e intensità superano i possibili benefici se non in casi particolari e ben regolamentati. Fino al 2010 i cannabinoidi di sintesi più comuni non erano normati in Europa e quindi sino a tale data sono stati purtroppo reperibili in alcuni negozi specializzati nel commercio delle cosiddette smart drugs. Sono sostanze note ai chimici con sigle come HU-210, HU-211, JWH-073, JWH-018, CP-47,497 e legate al nome di chi le ha sintetizzate per primo. Rispetto al THC hanno un vantaggio commerciale notevole: non sono ancora attivamente monitorate a livello doganale e non sono rivelate dai normali controlli antidroga. I composti che stanno dietro a queste sigle e a queste formule sono estremamente potenti nell’interagire col sistema endocannabinoide e producono effetti simili a quelli del THC, ma amplificati e rappresentano l’effettivo principio attivo “mascherato” all’interno delle erbe essiccate che si vedono aprendo una bustina di Spice. Quindi: cannabinoide di sintesi NON vuol dire THC, i cannabinoidi presenti in queste droghe NON sono di origine vegetale e lo Spice NON è una marijuana sintetica. Da questo, discendono i problemi veri. Problema 1. Su queste sostanze non abbiamo nessuna informazione, neppure tradizionale, come avviene invece per la canapa indiana. Causare overdose o inciampare in effetti collaterali imprevedibili è infinitamente più facile. Problema 2. Trattandosi di molecole di sintesi ed essendo sintetizzate verosimilmente in laboratori illegali, il controllo di qualità su di esse è pari a zero. E’ nullo anche per la cannabis e i suoi veri derivati, ovviamente, ma in questo caso il rapporto rischio/beneficio è molto più sfavorevole a causa del punto precedente. La probabilità di trovare dosaggi disomogenei, purificazioni approssimative, residui imprecisati di reagenti e solventi è elevatissima. Problema 3. Anche nei rari casi in cui sono disponibili indicazioni farmacologiche su assorbimento, dosi ed effetti collaterali, queste sono riferite all’assunzione di composti puri per ingestione o iniezione, non di mischioni imprecisati di sostanze inalate per combustione come avviene in questo caso e pertanto l’utilità delle indicazioni disponibili è nulla. Ovviamente chi vuole fare questa esperienza lo farà a prescindere, ma almeno con un minimo sindacale di consapevolezza. Nekhoroshev, S., Nekhoroshev, V., Remizova, M., & Nekhorosheva, A. (2011). Determination of the chemical composition of Spice aromatic smoking blends by chromatography-mass spectrometry Journal of Analytical Chemistry, 66 (12), 1196-1200 DOI: 10.1134/S1061934811090115 Vardakou, I., Pistos, C., & Spiliopoulou, C. (2010). Spice drugs as a new trend: Mode of action, identification and legislation Toxicology Letters, 197 (3), 157-162 DOI: 10.1016/j.toxlet.2010.06.002 GRIFFITHS, P., SEDEFOV, R., GALLEGOS, A., & LOPEZ, D. (2010). How globalization and market innovation challenge how we think about and respond to drug use: ‘Spice’ a case study Addiction, 105 (6), 951-953 DOI: 10.1111/j.1360-0443.2009.02874.x

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