Robe Vintage

d6419569-04ad-43ee-98ba-7f49a7f5f05bLa ripresa postvacanziera è lenta -o meglio stagnante per usare il vocabolario corrente- e permette di dedicare il weekend ad attività poco stancanti, come visitare cantine e scaffali. Tra le mie mani sono così capitate alcune piccole riviste tascabili chiamate Eco del Mondo e Il Mese, datate tra la fine del 1945 e il 1950. Erano edite nel pieno dopoguerra, traducendo gli articoli migliori delle principali testate internazionali e rappresentavano l’equivalente d’antan dell’odierno Internazionale. A fianco di trattati su sociologia, geografia politica e varia umanità e tra un racconto breve e l’altro, questi compendi giornalistici offrivano finestre di spessore sugli avanzamenti del sapere scientifico, in alcuni casi davvero ben scritti, sebbene le nozioni siano state nel frattempo ampiamente riscritte e rivedute alla luce di scoperte successive. Per capirci, si trovano abbinamenti esotici tra testi presi da riviste e giornali di ogni schieramento politico, in cui un dettagliato saggio fisico-atmosferico sulla grandine va a braccetto con un trattato sul significato dello sport sovietico e con una disamina precisa del ruolo dell’elefante nell’arte, tutto incartato in un’atmosfera da “come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba“, ma è interessante notare all’epoca come il lettore non fosse percepito come un’entità appiattita su una singola visione delle cose, ma come una figura tridimensionale interessata a comprendere più argomenti anche molto lontani tra loro. Il linguaggio usato è in genere semplice, chiaro, lineare e fruibile in pochi minuti.

 

Dato che si tratta di materiale irreperibile in altra maniera e trovando diversi spunti interessanti, mi sono messo al lavoro con lo scanner salvando in pdf gli articoli più meritevoli o curiosi. LI trovate di seguito commentati per gruppi (lo so, i pdf vanno ruotati, ma tutti i lettori hanno l’opzione apposita). Le pagine ospitano resoconti affascinanti e talvolta bellissimi, scritti nella lingua enfatica, priva di fretta e seria dell’epoca, che pare fatta di flanella anziché di parole in corsa. Un’avvertenza per tutti, però: sono racconti di scoperte di oltre 65 anni fa, vanno presi più come reperti storici che come verità inconfutabili da usare a sostegno di questa o di quella tesi attuale. In vari casi il normale avanzamento delle conoscenze ha cambiato drasticamente deduzioni e conclusioni, ed è perfettamente giusto che sia così. Sono testimonianze del modo in cui all’epoca erano trattate e divulgate scoperte tecnologiche e scientifiche; nel migliore dei casi sono le larghe spalle su cui si sono issati i ricercatori successivi per vedere cosa c’era oltre. In alcune occasioni prevale l’elemento curiosità, in altre fa riflettere la diversa tendenza ideologica con cui venivano presentate, fortemente legata alla situazione politica del tempo e all’idea di futuro all’epoca prevalente (produzione, crescita, produzione, crescita). Le descrizioni trasudano un ottimismo idealista attualmente naif, sono intrise di propaganda sociopolitica e mostrano agli occhi più disilusi di oggi come le aspettative del positivismo scientifico dell’era post-bellica abbiano in vari casi prodotto più danni le cui conseguenze culturali possono vantare un decadimento maggiore del famigerato Cobalto-Torio-G del Dr. Stranamore. Al tempo stesso però devono far riflettere senza superiorità: quali filtri ideologici (ossessione per la salute individuale, integralismi culturali vari, interessi commerciali) ne hanno preso il posto nel racconto odierno delle cose del mondo? Quanti dei modi di descrivere e discutere gli odierni avanzamenti scientifici appariranno come Cobalto-Torio-G agli occhi dei nostri pronipoti?

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Biologia e genetica. Per dare un’idea della comunanza dell’interesse riservato all’epoca per la formazione di un sapere composito e non monotematico (scienziato che legge solo di scienza, letterato che legge solo di lettere), il saggio sugli ormoni vegetali precede la recensione di un libro di Francis Scott Fitzgerald e un estratto da Baudelaire. Gli ormoni vegetali rappresentavano all’epoca l’ultimo grido della conoscenza in ambito vegetale. Forse i pezzi migliori per molti aspetti, da rileggere sulla scia delle odierne polemiche e pruderie sugli organismi geneticamente modificati, sono quelli sugli avanzamenti in campo genetico. Si descrivono in modo chiaro e semplice gli effetti e gli usi delle mutazioni genetiche indotte dall’uomo nei cereali e nei legumi per sviluppare in modo più rapido nuove varietà commerciali (poi regolarmente commercializzate in tutto il mondo dal 1950 in poi, per nostra comune fortuna). Infine, leggere un libro sapendo il finale toglie emozione, ma aiuta a capire bene come l’autore l’ha costruito e la divesa trama presa dalla realtà. Qui, in diretta, lo studio del Ciclo di Calvin e il sogno di un’alimentazione per tutti a base di alghe.

AA.II., 1949. La Fotosintesi rivoluzionerà l’agricoltura? Da The Economist.www


Clima. Un po’ fuori tema perché non si citano piante, ma giova far leggere le conclusioni di questi due articoli sul problema del Global Warming. Si sospetava già che l’andamento del riscaldamento planetari avesse deviato da una ciclicità e che l’avanzamento delle attività umane potesse in qualche modo esserne responsabile. O comunque collegato.

M.F. Perutz, 1948. I Ghiacciai in Ritirata. Da Science News
J.S. Arcturus, 1950. Verso un mondo più caldo. Da France Illustration.


Farmacia e Cosmesi. Storie ormai già note a chi se ne occupa, ma la globalizzazione delle materie prime in profumeria e l’uso del curaro in medicina sono interessanti nelle parole e nel punto di vista di quasi 70 anni fa. Piuttosto, interessante notare come gli annosi problemi della comunicazione scientifica nel settore della salute non siano ancora stati risolti dopo così tanto tempo: l’articolo sulla streptomicina mette in guardia sui rischi di fare propaganda prima che si siano conclusi tutti gli studi di validazione di un farmaco, spiega le differenze di credito da dare a studi in vitro e sull’uomo e introduce un problema che si porrà nella sua gravità nei nostri decenni: quello della resistenza agli antibiotici.

Agronomia. Si diceva dell’ossessione produttivista: anche la scoperta di nuove piante foraggere era d’interesse. In questo caso sono due ampi spot per Trifolium subterraneum e Festuca arundinacea. Certo, la festuca per il bestiame si è poi rivelata una fregatura, ma è un’altra storia.
Ambiente. Tra le tante cose che già all’epoca erano presenti e divulgate, la conservazione brilla per la sua assenza. La Natura è ancora, solidamente, vista come un’entità da plasmare in chiave totalmente antropocentrica e in questa ottica vanno letti gli ottimismi malriposti sulle magnifiche e progressive sorti del Sahara irrigato e dell’Amazzonia bengestita. Recentemente, gli ambientalisti discutono spesso del problema del petrolio nell’Amazzonia Ecuadoriana: tutto è iniziato nel 1947.


P. Costa, 1950. L’avvenire dell’Amazzonia. Da Scientific American

AA.II, 1948. Il Sahara verrà coltivato? Da Die Weltwoche.
C. Isherwood, 1949. Petrolio nella Giungla. Da Geographical Magazine.


rrrEtnobotanica. Con quale pianta sono fatte le garze delle mummie? Con Bohemeria nivea. Come è stata accolta la papaya sul mercato occidentale? Bene. E sebbene spesso lo si dimentichi, fumare tabacco è una pratica etnobotanica.


Esplorazioni. Avventure naturalistiche ai tempi del piroscafo e dell’idrovolante: foreste esotiche ed erbe da marciapiede, l’ode al ranuncolo e l’impagabile racconto dei field scientists dell’agrobiodiversità. L’esistenza e il successo, presso il Dipartimento americano per l’agricoltura, di una “Divisione per la scoperta e l’introduzione di nuove piante” lascia intuire come la biopirateria non fosse certo un problema (e neanche l’ansia per le alloctone). Da notare l’assoluta nonchalance con cui si spostavano e disseminavano piante da un continente all’altro. E magari oggi molte di esse sono ritenute “tipiche ” di una certa zona.

Nuovi vecchi problemi. Già nel primo dopoguerra si lavorava al biodiesel di origine vegetale, anche se per motivi diversi da quelli di oggi. Il metodo proposto è caduto nell’oblio. Anche la gestione sostenibile degli scarti industriali non l’abbiamo inventata con lo slogan RRR, solo che la chiamavamo col nome molto poco trendy di chemiurgia dei rifiuti e serviva a scoprire che pula di riso e tutoli di granturco erano adatti alla pulizia ad abrasione tenera di motori e macchinari.


Rubrica. A partire dal 1950 Eco del Mondo inizia ad ospitare una rubrica chiamata “La Scienza al Servizio dell’Uomo“, con futuribile locandina Jetsons-style e un retrogusto più salvifico di quel che dovrebbe essere per un percorso di conoscenza. Non mancano le presentazioni iperboliche di invenzioni o scoperte risolutive, destinate nel settantennio successivo a finire immancabilmente tra i fondi di magazzino dell’universo, un po’ come le copie cartacee da cui le ho rievocate.

One thought on “Robe Vintage

  1. Quelle riviste sono bellissime. Qualche anno fa ho trovato qualche copia di pubblicazioni simili in una sorta di mercatino dell’usato. Erano abbastanza avanti. Adesso abbiamo solo “Internazionale” e sembra una rivista d’élite.

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