Libri antichi 2.0

indexLa storia di Robert Hooke sta su tutti i libri di biologia: alla fine del 1600, trentenne, armato di una serie di lenti e di un rudimentale microscopio osservò un pezzetto di corteccia di quercia. L’immagine gli ricordò una serie di camere separate, contigue e uguali come le cellette di un favo d’alveare o come quelle che ospitano i religiosi in conventi e monasteri: nacque il termine “cellula”. Sino ad allora, le conoscenze sull’organizzazione degli esseri viventi erano fondate su teorie e speculazioni a loro volta basate su assunti filosofici e religiosi e non su osservazioni reali, con seguente ridda di opinioni non testimoniate da fatti concretamete dimostrabili. La sua scoperta fu quindi un evento epocale per le scienze della vita, di quelli che definiscono il prima e il dopo.

Hooke, come altri suoi colleghi coevi, attualmente sarebbe inserito nella categoria dei makers: aveva comprato un microscopio commerciale e si era messo a modificarlo in base alle sue conoscenze della fisica ottica. Al tempo stesso era anche un gran rompiscatole, dentro e soprattutto fuori dai laboratori: oltre ad avere un gran fiuto per le scoperte, possedeva la fastidiosa tendenza a prendersi meriti non propri, come quello di attribuirsi scoperte in realtà fatte da altri o in cui il suo contributo era minoritario. In più, i suoi detrattori -pare sostenuti da Newton, con cui ebbe memorabili contenziosi- sostennero a lungo che le sue competenze scientifiche fossero in realtà scarse e compensate da una gran fortuna e da un notevole intuito. Quella delle cellule però è davvero farina del suo sacco, confermano gli storici, così come lo è il testo che Hooke realizzò a partire dalle osservazioni microscopiche di critalli, piante, insetti e altri esseri viventi. Il libro si chiama “Micrographia: or, Some physiological descriptions of minute bodies made by magnifying glasses” e può essere definito come il primo bestseller scientifico: l’idea di abbinare immagini “dell’altro mondo” (quello non visibile ad occhio nudo) a spiegazioni scientifiche affascinò molto. O almeno, affascinò i pochi inglesi che nel 1665 sapevano leggere e contemporaneamente potevano permettersi l’acquisto di un libro.MicrographiaTitlePage

A 350 anni di distanza gli strumenti di visione microscopica si sono evoluti, così come quelli di diffusione delle informazioni. Anche i vincoli di spesa sono venuti meno, dato che finalmente due anni fa Micrographia è stato digitalizzato dalla National Library of Medicine americana e reso liberamente disponibile alla lettura online. Oltre al gusto di sfogliare, almeno virtualmente, un caposaldo della storia della biologia, la visione del libro permette di attribuire lecitamente a Hooke un altro merito: la trasformazione dell’immagine in schema concettuale, che non si limita a fotografare quanto visto ma a commentarlo, a renderlo fruibile ai fini di una descrizione. Ogni pagina è sfogliabile ed arricchita da una traccia audio (in inglese) che ne spiega i contenuti integrando con qualche aneddoto. Per chi non li ritennesse sufficienti, un’eccellente lettura è data da “A microscopic reality tale” di Patricia Fara, che descrive in dettaglio i dibattiti che accompagnarono le prime scoperte della microscopia. Non ultimo, quello dell’introduzione dell’errore dovuto all’interpretazione di quanto visto e alla sua traduzione in disegno manuale.

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