Antipasti

article-2599758-1CEF22DB00000578-507_634x426Mi han detto di stare leggero, che l’antipasto non può essere un piatto a lunga cottura e protratta digestione, ché altrimenti l’ossigeno dal cervello se ne va allo stomaco e addio lucidità, addio attenzione, addiocòre. Meglio una roba di gusti semplici ma sfiziosi, che si sbocconcella rapida, via, uno stuzzichino goloso e ben presentato, di quelle ghiottonerie piccole nei volumi e grandi nel gusto che invogliano all’assaggio ripetuto, i benedetti unotiralaltro che convincono poi chi mangia e chi legge a sedersi a tavola belli pronti e lieti per le portate principali, stomaco aperto e bocca che sa di buono, strada spianata dall’aperitivo eupeptico a qualunque pietanza. Magari qualche sapore esotico, ma non troppo, assieme a robe che si mangiano più con gli occhi che con la pancia. Meglio ancora se fatte a mano e non di catering industrializzato. Insomma, robe come le schede chimiche di Compound interest, redatte e disegnate da un misterioso docente inglese, che sembrano proprio come quei salatini a cui non si può resistere.

Io per primi ho finito quelli al sapore di erba tagliata e tutti quelli dedicati alla chimica di spezie e alimenti. Semplici, digeribili, perfetti apripista per tutte le cose più strutturate e corpose che vengono poi.

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