Nella mia categoria, tutta gente poco seria

amrf10137002675Si insegna che l’etnobotanica sia “una scienza interdisciplinare e transdisciplinare (al confine tra antropologia culturale e botanica) che si occupa dell’uso e della percezione delle specie vegetali all’interno di una o più società umane. Di conseguenza, essa si lega alla situazione geopolitica e culturale di quest’ultimi, denotandone vicende storiche, usanze, costumi e forme dialettali importanti per ricostruire la loro origine e la loro provenienza.” Questo, pensavo in treno circa all’altezza di Samoggia, ovvero in un posto la cui massima manifestazione di vitalità consiste nel transito di salsole provenienti direttamente dalle desolate plaghe dell’Arizona, questo, dicevo, implica lo studio della presenza di piante anche al di fuori delle antiche pergamene e del tramandato orale degli sciamani. Ad esempio, perché non valutare l’impatto delle piante medicinali e del loro uso nella musica leggera? Così, bloccato a casa dall’influenza e con un weekend di pioggia davanti mi sono dato qualche regoletta semplice semplice*, ho fatto un approfondito studio su Spotify e ho dedicato un pomeriggio a una cosa che non facevo dagli anni della gioventù ruggente: un bel nastrone 2.0.

Al di fuori degli esiti sonori, se ne deduce incontrovertibilmente che la diversità biologica e fitochimica delle piante medicinali si riverbera simmetricamente in una diversità culturale di espressioni musicali, dimostrabile su scala temporale, trans-nazionale e cross-culturale. Non fa una grinza, arrendetevi, siete circondati.

Chi vuole può ascoltare la compilation usando il link qui sotto, in shuffle. Chi non sa quali siano le piante citate può domandare nei commenti, con mia sorpresa ho trovato brani dedicati anche a specie di interesse medicinale abbastanza rare o poco comuni (Cordyceps, Sarsaparilla, noce betel). Chi desidera opinare sulle scelte musicali si legga le note e eventualmente abbia il fegato di affrontare la feroce Franca, feroce ed esperta assassina carnivora affamata di parassiti. I semplici curiosi possono leggere qui sotto la lunga lista delle canzoni selezionate (son circa 150).

*Come in una revisione sistematica è stato necessario imporre alcuni criteri draconiani di selezione/esclusione, anche se in qualche caso mi è costato caro:

  1. La fama planetaria non è prerequisito essenziale.
  2. Niente musica italiana.
  3. Previo ascolto, il prodotto musicale deve essere ritenuto decente a insidacabile giudizio della giuria (il sottoscritto e Franca, la coccinella che sta svernando sull’unica pianta di casa). Se ne deduce che Mistletoe di Justin Bieber è cassata a priori. Gli Ozric Tentacles sono un gran gruppo e Conor Oberst canta bene.
  4. Per evitare il presenzialismo di alcune materie prime sono stati fatti dei tagli (sempre opera di Franca, eh), per cui dentro Acacia dei Mariachi Mexico di Pepe Vila e fuori 22 Acacia Avenue degli Iron Maiden, dentro Cocaine di John Martyn e fuori Cocaine di Eric Clapton.
  5. Nessun vincolo a stili e generi, Inkubus Sukkubus vicino a Strauss, Soundgarden con Teodorakis, Throwing Muses a braccetto con Duke Ellington, il surf di Johnny & The Hurricanes in coabitazione con le percussioni jazz di Trilok Gurtu, Doris day prende un tè con i Cradle of Filth, Wynton Marsalis mastica tabacco con l’Hong Kong Philarmonic Orchestra. Tutti assieme allegramente come in un habitat megadiverso, legato dall’etnobotanica del titolo.
  6. Niente nomi di piante usati nel titolo in modo manifesto a guisa di nomi di persona o con significati non botanici (quindi niente Vanilla Sex dei NOFX e niente Wintergreen for President di George Gershwin, ad esempio).
  7. Eccezione etnogeografica: sono ammessi brani riferiti a luoghi, vie, città il cui nome include quello di una pianta medicinale (Quindi diciamo tutti assieme sì a Yarrow dei Pentangle! Jayy!!).
  8. Non ci interessano le piante alimentari.
  9. Eccezione al comma precedente: il cioccolato e il cacao pescano in due mari, quello del piacere alimentare e del benessere salutistico, quindi Dieci e’ pasta e ceci. Fa rima e c’è Chocolate degli Snow Patrol
  10. Il nome della pianta inserito nel nome del gruppo/musicista è un buon escamotage e sarebbe coerente con lo spirito di partenza, ma non vale perché ho deciso così (quindi niente Vanilla Fudge, niente Cranberries e niente Vanilla Ice, ma neanche Yma Sumac e Red Hot Chili Peppers).
  11. Eccezione al comma precedente: se esiste combinazione favorevole l’artista rientra dalla finestra (case report: Cure for Pain dei Morphine);
  12. L’eventuale assenza del nome della pianta nel titolo della canzone può essere concesso se e solo se la canzone (libero arbitrio!) presenta passaggi botanicamente pregnanti. Per cui approvati Marchés de Provence di Gilbert Bécaud, Scarborough Fair di Simon & Garfunkel (Are you goin’ to Scarborough Fair? Parsley, sage, rosemary, and thyme) e Battleship Hill di PJ Harvey, perché contiene una strofa perfetta sotto ogni prospettiva (“The scent of thyme carried on the wind, / Stings my face into remembering / Cruel nature has won again. / Cruel nature has won again”).
  13. No, grazie no, alle piante ornamentali (escluso quindi per doppia incompatibilità Daffodil Lament dei Cranberries assieme allo sproloquio di rose varie).
  14. No, grazie no a qualunque brano strumentale con finalità meditativo/trascendentali.
  15. Il nome dell’album non vale (fuori gioco Lily of the Valley dei Funeral Suits e Go Smear the Poison Ivy dei Mum, ad esempio).
  16. Corollario al comma precedente: No, Roblert Plant non ci può stare.
  17. Colonne sonore: compatibili. Faccia il suo ingresso il brano Mescaline dalla colonna sonora di A Single Man.
  18. La ricaduta professionale degli studi scientifici è importante, per cui non chiedete giustificazioni alla presenza di Mr. Pharmacist dei Fall o di Botanical Roots di Black Uhuru né tantomeno di Herbalist di Albo Rosie.
  19. La molecola isolata vale, specie se ad attività dimostrata. Et voilà spiegate Vitamin C dei Can e Cocaine Blues di Johnny Cash, mentre Heroin dei Velvet Underground è fuori per sofismi di semisintesi.
  20. Si segnala ai cultori della materia la prolifica attività di MF Doom aka Metal Fingers, qui rappresentato da una sola traccia ma meritevole di una menzione speciale dei curatori, in quanto ha dato alle stampe la bellezza di 10 album (elettronica/funk) in cui compaiono solo brani intitlati con piante medicinali.

3 thoughts on “Nella mia categoria, tutta gente poco seria

  1. GENIALE! La mia stima per te è cresciuta in modo esponenziale… Se posso fare un’aggiunta “Green grows the laurel” interpretata da Kris Drever… L’alloro come pianta medicinale ovviamente…

  2. Sli ha detto:

    Black uhuru va bene sempre, daffodils avevo sentito di antico uso erboristico, ma non trovo conferma sui miei tomi.. Per il resto adoro questa playlist!

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