Botanicus Interacticus – higitus figitus abracazè

Alcune professioni sono più invidiabili di altre. Lavorare alla Disney Research ad esempio sembra offrire interessanti chances di realizzazione per geek e visionari desiderosi di suonare un’orchidea come se fosse un theremin, comandare l’agenda elettronica con un bambù o, per i più masochisti, usare un cactus come un mouse. Magari anche usare una Dracaena fragrans –il famigerato tronchetto della felicità come joypad mentre si gioca a FIFA2012 con la Xbox o tacchinare via SMS il fusto conosciuto al bar l’altra sera usando le foglie del Ficus come un romantico tastierino alfanumerico.

I simpatici mattacchioni della Disney, vista la loro vocazione all’intrattenimento, hanno ideato il loro Botanicus Interacticus come  un sistema interattivo in grado di costruire immagini e suoni o per stabilire un sempre fantomatico contatto tra uomini e piante. Eppure, se la sensibilità fosse adeguata e se il sistema non fosse dipendente dalla chiusura del circuito ad opera di una mano, potrebbe essere molto interessante anche in campo scientifico. Ad esempio, potrebbe permettere di monitorare lo spostamento di insetti lungo le parti epigee di una pianta o controllarne in remoto e su lunghi periodi la risposta al tigmotropismo o addirittura al comportamento all’interno di una popolazione archiviando automaticamente i dati, giusto per dire le prime due cretinate che mi vengono in mente. O ancora, potrebbe essere un eccellente sistema per acchiappare l’attenzione di studienti di ogni ordine e grado, per rifilare loro una bella lezione sulla fisiologia vegetale.

Nel video e nel pdf accluso viene anche spiegato a grandi linee il funzionamento dell’apparecchiatura, che vede in un certo senso la pianta come elemento passivo e non attivo ed è diverso da quelli raccontati in un post passato. Nel vaso viene posto un trasmettitore che emette un segnale elettrico con un ampio range di frequenze, la cui propagazione nel fusto varia in funzione della distanza, della forma e della diversa resistività del conduttore, a sua volta dipendente dalla composizione dei tessuti attraversati (maggiore o minore lignificazione e conseguente presenza di acqua, diverso gradiente di elettroliti) e quindi unica per ogni pianta, intesa come individuo e non come specie. Il contatto con una mano e la sua stessa prossimità apparentemente alterano la funzione d’onda di almeno una delle frequenze emesse, generando così una variazione specifica per la posizione toccata o sfiorata, registrabile e manipolabile da inviare ad un elaboratore, che la traduce in suoni, immagini, comandi. Il video non lo mostra, ma la pianta opportunamente elettrificata non risponde in modo binario (contatto-non contatto) bensì analogico, registrando anche l’intensità del tocco e l’eventuale spostamento (sliding), come se fosse la corda di una chitarra elettrica.

Non viene citato da nessuna parte e potrei sbagliare, ma l’impressione è che questo simpatico marchingegno debba ben più di una ispirazione a Lev Sergeevič Termen, inventore dello strumento musicale chiamato Theremin. In questo caso i due oscillatori coinvolti  sfrutterebbero la pianta come un’antenna collegata al condensatore di uno dei due. Una volta trasformato il vegetale in un sistema radiante è possibile variarne la componente capacitiva semplicemente avvicinando o allontanando la mano o un oggetto ad essa. Questo movimento o il tocco generano uno slittamento di frequenza che produce a sua volta un battimento specifico per ogni posizione reciproca tra mano e pianta, che può essere trasformato in un segnale da elaborare (audio per il theremin, elettronico-digitale per il Botanicus Iteracticus). Se così fosse, l’applicazione del sistema all’ecologia potrebbe permettere anche di monitorare se una pianta è influenzata nella sua crescita dalla semplice presenza fisica di altri individui nelle vicinanze, siano essi della stessa specie oppure no. Nei due video che seguono, Lev Termen che suona il suo strumento ed un operatore Disney in una dimostrazione pubblica (le onde viola rappresentano graficamente l’effetto della mano sul sistema radiante)

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