Integratore per intervista

Federica Sgorbissa di Oggi Scienza mi ha chiesto un parere su una nota ministeriale, ripresa da vari quotidiani nei giorni scorsi, relativa alle cautele circa l’uso di integratori alimentari ed altri prodotti salutistici. La mia capacità oratoria è quel che è, sono uno che girerebbe in strada calzando un head bag per non farsi riconoscere mentre parla ma tant’è, siamo andati in presa diretta e via. Chi volesse ascoltare l’intervista può farlo attraverso l’apposito podcast.

Mi sono ovviamente perso alcuni concetti per strada e ne approfitto quindi per alcune aggiunte a posteriori: l’argomento è di quelli che causa l’orticaria a chi produce, commercia o vende quel grande caleidoscopio di merci poste sotto l’insegna generica dei “prodotti naturali” e la comparsa di questi richiami da parte del ministero preposto provoca invariabilmente l’immediata invocazione del complotto pro o contro una determinata categoria. Come viene fatto presente nell’intervista, questa nota in realtà non dice nulla che non sia già scritto più o meno implicitamente in tutte le confezioni di integratori attualmente in vendita e pertanto non sposta di una virgola lo stato delle cose. Piuttosto, ritengo sia una specie di richiamo al buon senso dei consumatori, spesso abbagliati come cervi nella notte da fanali pubblicitari e di promozione che vanno ben oltre il razionalmente sensato ed assai attivi nell’illuminare come curativi prodotti ed ingredienti che in realtà non rappresentano molto più di un bisogno indotto (che poi a cadere nella trappola più tipica della società dei consumi siano persone proattive nella ricerca di un'”alternativa” terapeutica e di lifestyle è un fenomeno su cui sarebbe bene riflettere). La cosa può non piacere agli operatori del settore, ma molta della mercanzia proposta è più bisogno di vendita che necessità di curare/intervenire/mantenere in salute meglio di come non farebbe una buona alimentazione. Altro richiamo al buonsenso è quello relativo all’uso nei bambini: credo che nessun genitore sensato somministrerebbe un prodotto naturale come un caffè espresso ad un lattante di pochi mesi ed allo stesso tempo è scontato che nessuna gestante dovrebbe pasteggiare a prosciutto e grappa a volontà. Analoghe precauzioni possono essere opportune anche nel caso di altri alimenti come gli integratori e l’educazione del consumatore credo sia doverosa da parte di un organismo statale. D’altro canto però il ministero stesso autorizza la vendita di questi prodotti anche sugli scafali della GDO senza il filtro dell’erborista o del farmacista e questo -note e richiami o meno- rappresenta per il consumatore una specie tana libera per tutti, un messaggio implicito di libero consumo senza limiti che si traduce anche in un più facile inciampo in eccessi e storture d’impiego.

Un’ultima nota sull’accenno che faccio alla formazione della professione medica. Mi capita spesso di frequentare ambulatori e poliambulatori in queste settimane (tutto bene, grazie) ed è impressionante la varietà di integratori alimentari lasciati e promossi dagli informatori. Ho la “fortuna” di poterne leggere gli ingredienti e le posologie e resto impressionato nel vedere quanto lo specialista di turno li consigli utilizzando esclusivamente le indicazioni del produttore, a prescindere dal fatto dubbio che le posologie di un medesimo principio attivo possano variare tra 40 e 600 mg per la medesima prescrizione o senza essere aggiornato su quali principi attivi (i policosanoli ad esempio), abbiano fallito qualunque dimostrazione reale di efficacia. In questo senso non solo un filtro a maglie molto strette come quello proposto da EFSA ma anche una maggiore aggiornamento della classe medica non sarebbero cosa malvagia, nell’ottica dei consumatori.

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