Nell’oscurità della pancia accadono cose meravigliose

Ricordo ancora l’accesa discussione che si scatenò durante la ricreazione in uno dei primi anni delle elementari, appena terminato il pranzo nel refettorio scolastico. Qualche medico in erba si chiese con candore cosa potesse mai capitare al cibo appena mangiato: voleva sapere che fine faceva, come si comportava dentro ai nostri corpi impossibili da aprire e neppure ispezionabili come l’allegro chirurgo del fratello maggiore. Noi mettiamo in bocca la pasta scotta delle suore e poi? Che succede? Si aprì un contenzioso tra più partiti, ognuno armato di un’inoppungabile e definitiva verità in tasca, costruita sovrapponendo vari livelli di realtà e di fantasia, di sentito dire parentali e visioni dedotte da qualche libro illustrato e chissà, magari assorbito da cugini precocemente iniziati alla visione di Viaggio allucinante. Il tutto con abbondante guarnitura di leggende metropolitane sul fato degli alimenti. Un primo partito, debole e poco convinto, sosteneva che le patate fritte della mensa giravano intere in tubi posti sotto alla pelle. Un secondo partito propugnava pervicacemente che l’idea del primo partito era bislacca, perchè le patatine bisognava masticarle ed il budino, per giunta, si scioglieva nella saliva. Pensare ad oggetti interi era inaudito e la verità rivelata era un’altra -che diamine!- a girare nei tubi era cibo ridotto ad una poltiglia liquida ed i tubi erano in profondità, perchè “quella volta che mi sono tagliato la mano non è uscita pasta masticata“. Poi c’era la terza fazione, senza dubbio più evoluta ed interessante, secondo cui le viscere del nostro corpo erano popolate da un nutrito esercito di piccoli gnomi organizzati in squadroni specializzati nel tritare, impastare, trasportare e trasformare il cibo in qualcos’altro secondo un processo che avendo acquisito abbastanza vocabolario sarebbe stato definito come alchemico. Tra le azioni svolte dalle allegre brigate gnomiche, oltre a muovere i muscoli, ad impartire gli ordini ed a soffiare aria, c’era anche quella di selezionare cosa tenere e cosa buttare via (“non fate mica la cacca solo quando mangiate cioccolata“, avrà probabilmente sostenuto il capo della mozione in risposta ai detrattori). A tutt’oggi, resto convinto che l’alfiere primo di questa terza fazione avesse un legame di parentela con qualcuno coinvolto nella realizzazione di Siamo fatti così.

Da bambino -e credo di non essere l’unico- ero convinto che quel che mangiavo (frutta, bistecche, verdura) circolasse più o meno tale e quale dentro di me. Nel sangue giravano bocconi di carne e maccheroni, patate fritte e fragole. Era lapalissiano, neanche discuterne. Poi quel giorno una piccola riflessione davanti all’ennesima sbucciatura ha suggerito che la mia interpretazione faceva acqua. Niente fette di mela. Niente popcorn. Anche se era dura da ammettere a causa della rinomata indigeribilità della consapevolezza, doveva succedere qualcosa di oscuro, affascinante e magico dentro la pancia. Quello che vale in grande per i cibi, ho poi scoperto diversi anni dopo quell’epifania, si applica anche nel piccolo micromondo delle molecole che li compongono. Prendiamo ad esempio il tè verde. Uno si aspetterebbe di sorseggiare la sua bella tazza fumante, di far arrivare nell’intestino polifenoli e catechine assieme a tutto il resto, di assorbirle e di andare a trovare quelle stesse catechine nel suo sangue, dopo qualche ora. E invece non è sempre e solo così e lo stesso vale per le mele, per il vino, per il cacao, per tutte le piante medicinali ed alimentari che assumiamo con la dieta o per integrare l’alimentazione ed i cui polifenoli vengono aperti, smontati, rimontati ed assorbiti in forme completamente diverse da quelle che abbiamo bevuto e masticato. Nell’oscurità della pancia accadono cose meravigliose, di cui la ricerca sta raccontando gli esiti solo da pochi anni, che influenzano l’effettto fisiologico e preventivo di molti -se non tutti- i polifenoli della dieta ed hanno conseguenze inattese non solo sulla nostra salute ma anche sulla lettura dei dati degli studi clinici che cercano di validare l’azione delle piante medicinali, sul modo con cui dovremmo studiare queste cose in futuro e non ultimo, sull’efficacia dei prodotti commerciali che le contengono. Nelle prossime settimane mi occuperò di questo argomento con una serie di post dedicati alla trasformazione post-ingestione dei metaboliti secondari vegetali (altrimenti noti come “principi attivi”) ed alle conseguenze del lavoro degli squadroni di piccoli gnomi -a-hem! – della flora batterica intestinale.

3 thoughts on “Nell’oscurità della pancia accadono cose meravigliose

  1. interessantissimo, anche perché a tutt’oggi non ho ancora scoperto nel dettaglio a cosa servano tutti quei batteri puzzoni che mi porto nella pancia. Non vedo l’ora di leggere i prossimi post.

  2. In questo momento nella mia pancia stanno accadendo cose terribili, tuttavia leggerò con estremo interesse i tuoi seguenti…😀

    Un caro saluto!

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