Tutto è remix

La versione contemporanea del più famoso aforisma di Lavoisier è  Everything is a remix:  ogni cosa attorno a noi è frutto del rimescolamento più o meno consapevole di ingredienti preesistenti, concetti, dati, opinioni, eventi a cui siamo stati in qualche modo esposti. Con questo motto come traccia, il cineasta americano Kirby Ferguson sta realizzando una serie di brevi clip assai documentati che approfondiscono il fenomeno nella musica e nel cinema (due contesti in cui il remix ha un ruolo paragonabile a quello della calce in edilizia) ed anche nel mondo tecnologico dei brevetti. La risultante è che non esistono veri geni bensì più o meno abili pastamatic del sapere, che con la forza di venti braccia amalgamano l’esistente sputandone fuori qualcosa di diverso e “nuovo”. L’invenzione ex novo scesa dal cielo con un lampo divino sarebbe dunque un concetto mitico e mitizzato ed il nuovo -nell’arte, nella scienza e nella tecnologia- è più che altro frutto di un percorso aperto, come già a suo tempo ebbe modo di dire Henry Ford.

Il divertimento numero uno per molti è quindi lo spulciare a ritroso in cerca delle fonti di ispirazione, degli ingredienti più o meno voluti e più o meno letterali dei remix culturali che ci vengono presentati come “opere della creatività” e la cosa produce ad esempio sequenze come questa, dedicata a Matrix ed ai suoi rizomi.  L’operazione non abbraccia però solo i medesimi contesti (musica con musica o film con film) ma tende a produrre ibridi con altri comparti del sapere, incluso quello scientifico. Così, all’occhio del botanico non può sfuggire l’ispirazione, voluta o inconsapevole, dietro alle foto floreali di Fong Qi Wei, che sembrano riscuotere un discreto successo a giudicare dalle segnalazioni sui siti dedicati al design.

I fiori destrutturati dell’artista di Singapore citano di un sistema chiamato diagramma fiorale, assai usato nello studio della morfologia di questi organi. I diagrammi fiorali sono un esempio di infografica, ovvero di rappresentazione visuale in grado di condensare in un battito di ciglia sequenze di informazioni che altrimenti occuperebbero paragrafi, ostici sia da leggere che da ricordare. I diagrammi fiorali illustrano i fiori di qualsiasi pianta in forma di proiezione ortogonale schematica usando segni convenzionali per petali, sepali, stami e via discorrendo e descrivono con precisione la simmetria e la reciproca posizione di ogni singolo pezzo fiorale, assicurando un’interpretazione uniforme a prescindere dalla lingua usata dall’osservatore ed attraverso un codice semplificato che elimina la variabilità presente nei campioni reali. Oltre all’importanza nel riconoscere e raccontare i fiori con un linguaggio visivo universale, questi diagrammi sono importanti anche per chi studia l’evoluzione dei fiori all’interno di una famiglia botanica o più in generale in seno all’intero Regno Vegetale. La disposizione in sequenza di una serie di diagrammi relativi a generi diversi permette di tracciare veri e propri pattern evolutivi, correlabili a dati acquisiti attraverso analisi molecolari, che riassumono il percorso delle trasformazioni della struttura base del fiore tra i membri meno evoluti e quelli più evoluti del gruppo in esame, come avviene ad esempio nello schema che chiude il post. Spiegando così che anche in Natura e non solo nella cultura umana ogni avanzamento è frutto di un remix, di una variazione sul tema.

Per chi volesse saperne di più il migliore riferimento è questo libro, da cui sono prese alcune delle immagini a corredo del post.

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