De nominum plantarum

Cade, e da crasso ignorante non sapevo neppure che esistesse, un vincolo quasi lefebvriano della tassonomia botanica: da gennaio 2012 per descrivere la scoperta di una nuova specie vegetale non sarà più necessario consegnare una descrizione cartacea (è sufficiente l’online o il pdf) ma soprattutto non sarà più obbligatorio depositare una descrizione in latino e basterà usare la lingua veicolare contemporanea, ovvero l’inglese. I tassonomi son gente ponderata e liturgica, prima c’era il rischio che il digitale non fosse abbastanza definitivo.

Resta valida la norma del latino per il binomio linneano, ma per il polveroso e bradipico mondo della botanica sistematica è comunque la ratifica ufficiale di una modernizzazione importante a cui altri settori della tassonomia devono ancora arrivare.  Il mantenimento della tradizione linneana del latino per la nomenclatura non è più da tempo una prassi imparruccata ed il suo uso del resto è diventato un fortunato sistema per divertimenti autoironici da parte dei cacciatori di piante. Ad esempio, che zavorra arcaica può avere un botanico che chiama Spongiforma squarepantsii un nuovo fungo spugnoso del Borneo? (cfr: qui)

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