Integratori a base di mirtillo 2.0

Quanto avvenuto in primavera, scopro mentre cerco di approfondire la faccenda, non era esattamente un fulmine a ciel sereno e non riguardava solo il mercato italiano. Già nel 2006 un’indagine condotta su 40 integratori alimentari a base di mirtillo, questa volta distribuiti in tutto il mondo (Giappone, USA, Italia, Malesia), aveva ottenuto risultati simili a quelli riscontrati da Altromercato. In particolare, solo la metà dei prodotti testati cinque anni fa aveva assicurato una congruenza tra concentrazione dichiarata ed effettiva di antocianine  e compatibile con quanto sancito dalle farmacopee. Quasi tutti i virtuosi erano di origine giapponese mentre tra i restanti il 12% non conteneva per nulla queste sostanze.

ResearchBlogging.orgPer motivare la scarsa qualità di questi prodotti è utile ricapitolare un paio di cose sul sistema di produzione e sulla stabilità delle antocianine, da integrare con quanto già scritto. Per produrre questi integratori occorre preparare un estratto concentrato, da dosare poi nella forma di somministrazione scelta (opercoli, capsule gelatinose, compresse). La soluzione più rapida ed economica per ottenere l’estratto prevede che i frutti (spesso essiccati e macinati) vengano macerati in una miscela di acqua ed alcool, come quando si prepara un liquore. Quanto ottenuto può essere conservato tale e quale o, più spesso, concentrato sino ad ottenere un estratto secco le cui caratteristiche nel caso dei mirtilli sono definite in Farmacopea. Quella italiana del 2005 ad esempio richiede che l’estratto contenga tra il 32,4 ed il 39,6 % di antocianine, valori che sono da riferire all’ingrediente al momento della sua manifattura (o commercializzazione) e non al prodotto finito, ovvero quello che rimane a scaffale sino alla data di scadenza. Gli estratti così titolati permettono di ottenere circa 100 mg di antocianine al giorno con sole  2-3 compresse, ovvero di raggiungere senza troppo disturbo i dosaggi usati nei (pochi, ma questo è un altro discorso) studi clinici positivi. Le antocianine, tuttavia, sono sensibili a diversi fattori tra cui il calore, l’esposizione all’aria o alla luce e l’acidità del mezzo che le contiene. Quando viene meno l’acidità garantita dalle altre molecole presenti nel frutto, cosa che avviene all’interno dell’estratto secco ed anche nella compressa durante la shelf-life, la loro velocità di degradazione aumenta e peggiora a seguito di shock termici (il camion della consegna in autostrada, il caldo estivo nel punto vendita…). Nell’estratto alcolico, dove i sistemi di “conservazione fisiologica” vengono meno, alcuni tipi di antocianine si degradano completamente dopo soli 60 giorni. Se il formulatore non si premura di aggiungere antocianine in largo eccesso, se non inserisce nella formulazione ingredienti che ricreino le condizioni di acidità del frutto, se non ottiene gli estratti con tecologie che garantiscono ua maggiore stabilità  e/o se non cura il packaging e la conservazione in modo adeguato, i principi attivi negli integratori a base di mirtillo calano rapidamente ed il consumatore alla fine paga per degli eccipienti. Anche nel vino queste sostanze si degradano e già dopo un solo anno di invecchiamento circa l’80% delle antocianine originarie è sparito. Nel caso specifico del vino non scompaiono veramente, ma si trasformano in qualcosa d’altro che spesso mantiene una pigmentazione, che va comunque persa nel tempo se il vino non è ben conservato (e le bottiglie non sono in vetro scuro per caso, serve ad evitare l’azione negativa della luce).

Questi problemi ovviamente non riguardano solo gli integratori a base di mirtillo, ma tutti i prodotti nei quali il principio attivo è rappresentato da una miscela di antocianine e sono quindi da prevedere risultati analoghi anche per gli integratori alimentari a base di estratti di bucce d’uva o di carote viola, se prodotti e gestiti nello stesso modo. Esistono ovviamente delle soluzioni tecnologiche al problema, basate sull’ottimizzazione della conservazione e sulla tecnologia di preparazione degli estratti. Ad esempio, estratti ottenuti col sistema spray-drying incapsulando le antocianine con maltodestrine e conservati in frigorifero soffrono, restando sulla finestra dei 60 giorni citata in precedenza, una perdita limitata all’11% e la loro concentrazione si dimezza solo dopo 28 mesi. Resta da chiedersi, ma è forse pleonastico, quale sia il reale guadagno di queste operazioni complesse rispetto al consumo di frutti freschi.

L’indagine del 2006 introduce infine un’altra questione sensibile, quella dei dosaggi effettivi consigliati. Come accennato gli studi clinici disponibili, pur pochi ripetiamolo, hanno dato risultati positivi con dosaggi giornalieri pari ad almeno 100 mg di antocianine. Dei 40 prodotti valutati solo 3 suggerivano un numero di opercoli al giorno tale da raggiungere questo limite e la maggiornaza si attestava su un consumo giornaliero oscillante tra i 30 ed i 50 mg. Oltre alla concordanza tra quantità dichiarata e quantità reale sarebbe quindi sempre bene verificare anche quella tra quantità efficace e quantità suggerita.

Cassinese C, de Combarieu E, Falzoni M, Fuzzati N, Pace R, & Sardone N (2007). New liquid chromatography method with ultraviolet detection for analysis of anthocyanins and anthocyanidins in Vaccinium myrtillus fruit dry extracts and commercial preparations. Journal of AOAC International, 90 (4), 911-9 PMID: 17760327

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