Resveratrolo: attendere prego

I Juan Ponce de Leon del mercato del benessere possono andare in cerca delle molecole dell’eterna giovinezza in vari modi, incluso il rovistare tra gli scarti della cena. Niente fontane in Florida, niente calici d’argento e lacrime di sirena, niente piante esotiche, niente farmaceopee popolari ed intrugli da fattucchiera, molto meglio perlustrare i sottoprodotti vegetali dell’agroalimentare e verificare se in quelle biomasse a basso costo c’è qualcosa da valorizzare e rivendere. Gli aspetti positivi di questa strategia di recupero sono facili da comprendere: si parte da materie prime a basso costo, derivate da filiere già note al consumatore e quindi facilmente associabili a stili di vita salutari o permeati nel sentire comune (la dieta mediterranea, il paradosso francese, ecc.). Ogni tanto qualcosa salta fuori, anche perchè gli investimenti nel campo sono sostenuti dalle aziende agroalimentari medesime, spinte dal giusto interesse a trasformare una spesa viva di smaltimento in una potenziale fonte di ulteriori guadagni. Flavonoidi delle arance rosse, polifenoli dell’uva, dell’olivo e delle nocciole, burri vegetali da semi di lamponi e more, olio di vinaccioli sono alcuni tra gli ingredienti arrivati così sul mercato salutistico, ma il prodotto con il maggior battage pubblicitario in questo contesto è forse il resveratrolo. Presente nelle bucce dell’uva, sulle quali si forma in piccole quantità come risposta difensiva ad un’aggressione fungina, questa molecola può in realtà avere anche altre origini e difatti il resveratrolo attualmente in commercio è ottenuto anche da Polygonum cuspidatum o per via microbiologica (da lieviti geneticamente modificati). Il grosso del suo immaginario è tuttavia comunque associato all’uva ed al vino rosso, in cui è presente in piccolissime concentrazioni.

ResearchBlogging.orgChe si tratti di una sostanza di successo lo rivela il bancone della farmacia all’angolo, dove a fianco cassa appare in primissimo piano un espositore sagomato a grappolo d’uva rossa pronto a promettere varie cose, incluso un garantito ringiovanimento delle nostre stanche cellule. Lo confermano poi i trend di mercato, che raccontano di 93 nuovi cosmetici ed integratori alimentari a base di resveratrolo apparsi tra il 2002 ed il 2009,  per un mercato totale pari a circa 3  milioni di euro nel 2006 o 10 tonnellate nel 2008, pari a circa 10 milioni di dosi. Lo spiegano anche i movimenti delle grandi aziende, con GlaxoSmithKline che ha investito nel 2008 ben 720 milioni di dollari per acquisire Sirtris Pharmaceuticals, un’azienda coinvolta nello studio del presunto meccanismo d’azione di questa molecola. Apparentemente, il successo sembra garantito anche dalla mole ragguardevole di studi disponibili sulle attività del resveratrolo, circa 5500. 

Tutti questi numeri e soprattutto la consistenza della produzione scientifica farebbero pensare a quei blister di pillole porpora come ad un investimento garantito a rendimento costante e non ad una scommessa da assumere con lo spirito di Pascal.  L’anno scorso si è tenuto un primo congresso completamente dedicato al resveratrolo e le conclusioni tratte dai partecipanti sono state ricapitolate in una review sistematica apparsa ora su PlosOne, utile a capire il confine tra scommessa ed investimento. L’obiettivo è semplice: riassumere in poche frasi schematiche i risultati sinora raccolti dalle 5500 pubblicazioni scientifiche e partire da quelle per definire cosa serve per andare avanti.  L’analisi spiega che l’assunzione di resveratrolo non è propriamente un investimento ad alto rischio ma neppure un fondo pensione, in quanto le conoscenze sulla sua efficacia sono incoraggianti ma assai più parziali di quanto le esigenze commerciali vogliano far credere quando parlano di ringiovanimento cellulare e prevenzione. L’estratto concentrato è il seguente:

Efficacia nell’uomo: non sono disponibili studi inequivocabili a favore di un uso del resveratrolo nell’allungamento dell’aspettativa di vita umana o nella prevenzione di malattie nell’uomo. Non ci sono neppure dati contrari a dire il vero, semplicemente nessuno ha ancora fatto queste ricerche su un numero attendibile di persone e per un periodo prolungato, andando a monitorare nel tempo gli effetti . Gli unici tre studi condotti sull’uomo hanno avuto una durata temporale limitata, circa 4 settimane. La risultante resta dunque agnostica: non si può dire che funziona ma neppure che è inefficace, destino condiviso peraltro con molti altri ingredienti salutistici. Non a caso, EFSA ha rifiutato i claims avanzati da alcune aziende sul resveratrolo, proprio perchè “The evidence provided in the animal and in vitro studies submitted is not sufficient to predict the occurrence of an effect of the food(s)/food constituent(s) on the protection of body cells and molecules such as DNA, proteins and lipids from oxidative damage in vivo in humans”.

Efficacia negli animali: riscontri positivi e promettenti sono disponibili nella prevenzione dei tumori della pelle e del colon, nella riduzione dell’ipertensione e delle complicanze cardiovascolari oltre che nella riduzione del peso e della glicemia in animali obesi. Per ogni altra indicazione i dati sono assenti o derivati da semplici test in vitro, tutti da verificare.

Disponibilità: il resveratrolo viene assorbito in un amen dal nostro organismo e metabolizzato velocemente, il che porterebbe a suggerire più assunzioni piccole e regolari che un’unica soluzione giornaliera. La sua concentrazione nel sangue ha il suo massimo già 30-60 minuti dopo l’ingestione e declina rapidamente mentre non si conosce l’azione dei metaboliti.

Sicurezza: non sono disponibili dati certi circa la tossicità cronica, quella che emerge dopo mesi o anni di somministrazioni a dosaggi non alimentari. In alcuni casi dosi elevate (2-5 grammi al giorno) hanno causato problemi intestinali transitori nell’uomo, mentre sugli animali non si riscontrano tossicità degne di nota anche a dosi massicce (oltre i 20 grammi al giorno).

Dosaggi: non essendo disponibili studi clinici sull’uomo non si conosce la dose efficace. Quelle che sono indicate dai produttori (50-300 mg al giorno) sono posologie che emergono incrociando il minor rischio di effetti collaterali, il prezzo finale del prodotto e la traduzione in umano delle dosi attive negli animali o nei pochi studi clinici a breve termine già condotti. Questo porta ad un’elevata frammentazione delle posologie consigliate a livello commerciale e confonde le acque circa la reale efficacia potenziale; ad esempio per la riduzione di alcuni determinanti tumorali la dose attiva sarebbe di 2500 mg al giorno, ben lontana però da quelle consigliate commercialmente. A tali dosi infatti aumenta il rischio di effetti collaterali (ergo, il cliente è scontento e non riacquista il prodotto) e cresce il costo al dettaglio (ergo, la barriera d’acquisto è troppo alta). Quel che è certo è che le quantità presenti nel vino rosso sembrano essere troppo basse (4 mg al giorno, circa) per esercitare un effetto tangibile e l’unica forma possibile è la supplementazione alimentare.

Cosa dice questo articolo: per avere risposte ai punti sospesi sull’efficacia del resveratrolo occorrerà attendere almeno un lustro, quando saranno disponibili i risultati dei ben 24 studi a lungo termine sull’uomo iniziati negli scorsi anni e basati sia su estratti di bucce d’uva che su resveratrolo puro. Fino ad allora i consumatori interessati dovranno accontentarsi di riporre la loro fiducia nelle promesse, sperando che si avverino. Fino alla fine degli anni ’90 del resto il resveratrolo non esisteva sul mercato e le piante che lo contengono non rientrano in nessuna tradizione medica popolare, o almeno non vi rientrano per le indicazioni per cui attualmente esso è venduto. Questo significa che si tratta di un ingrediente estremamente giovane, con scarso background di conferma ed è ostico capire se -come dicevano i giocatori d’azzardi prima di Edison- il gioco vale davvero la candela.

Cosa non dice questo articolo. La review non fornisce una risposta a questa domanda: come mai con 5500 e passa articoli non si è giunti a risposte più certe su una molecola così publicizzata? I motivi di una simile dispersione dipendono da due fattori, il primo dei quali è legato soprattutto alla scarsa potenza di fuoco degli enti di ricerca. Studi ampi ed impegnativi come quelli pluriennali sull’uomo sono estremamente costosi, mentre quelli piccoli in vitro o su animali costano assai meno e sono quindi molto più numerosi ma meno utili. Inoltre, ogni azienda è spinta dal desiderio di sostenere il proprio tipo di estratto, cosa che determina un’ulteriore spinta entropica nelle indagini ed una contrapposizione tra due schieramenti. Il mercato difatti offre prodotti basati su resveratrolo quasi puro (al 99%) e su estratti ricchi in resveratrolo ma contenenti anche altri ingredienti. Ovviamente i fornitori sono divisi in due schiere, quelli che producono estratti da uva (in genere sottoprodotto dell’industria del vino) sostengono che la forma pura è meno efficace perchè priva di una parte di composti sinergici come catechine e procianidine mentre, ca va sans dire, i fornitori di resveratrolo puro affermano l’esatto contrario. Nel computo degli studi scientifici è  quindi necessario discriminare tra studi condotti su resveratrolo puro, su miscele di polifenoli e resveratrolo o su diverse forme di resveratrolo, tutti quasi mai comparabili tra loro senza generare ambiguità.

Vang O, Ahmad N, Baile CA, Baur JA, Brown K, Csiszar A, Das DK, Delmas D, Gottfried C, Lin HY, Ma QY, Mukhopadhyay P, Nalini N, Pezzuto JM, Richard T, Shukla Y, Surh YJ, Szekeres T, Szkudelski T, Walle T, & Wu JM (2011). What is new for an old molecule? Systematic review and recommendations on the use of resveratrol. PloS one, 6 (6) PMID: 21698226

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