L’unicorno di San Francisco

Una piccola anticipazione del Carnevale della Biodiversità, dedicato agli Alieni fra noi, che mercoledi 22 avrà la sua gran parata su queste strade. Cercando materiale per il mio contributo, mi sono imbattuto nella storia di Arctostaphylos hookeri ssp. ravenii  e della sua consorella A. hookeri ssp. franciscana, due ericacee del gruppo delle manzanitas delle quali è noto un solo esemplare dalle parti di San Francisco, incapace di auto-impollinazione e quindi destinato alla scomparsa allo stato spontaneo. Si tratta in entrambi i casi di simpatici cespuglietti prostrati e solitari e la ravenii era addirittura ritenuta estinta da circa 60 anni per effetto della pressione della metropoli californiana, che si è lentamente mangiata tutte le nicchie adatte alla sua crescita. La pianta infatti prospera solo su certi tipi di terreni ostici ed aridi e non è competitiva nei suoli fertili, da cui è stata rapidamente sfrattata da altre specie. Poi nel 2009 se ne è scoperto appunto un singolo esemplare in un’area destinata alla costruzione di un parcheggio ed il rinvenimento ha fatto nascere un gagliardo gruppo di sostegno, ripreso anche dalle televisioni locali, a difesa del cosiddetto  “presidio manzanita”. La costruzione del parcheggio ha subito dapprima un rinvio e successivamente la pianta è stata spostata in un’altra area consona alla sua crescita –come raccontano queste foto– e la comunità scientifica ed amatoriale ha iniziato a darsi da fare per propagare vegetativamente la pianta al fine di garantirne il ripopolamento, sebbene probabilmente anche gli individui clonali saranno tra loro sterili e quindi perennemente vincolati alla protezione umana.

Al di là della soddisfazione per il salvataggio, si può fare qualche considerazione proprio partendo da questo punto. Queste sottospecie di Arctostaphylos hanno infatti avuto alcune sfortune, che però sono diventate fortune ad un certo punto: crescere in una zona ad alta densità urbana (dove la presione, ma anche l’attenzione e l’attivismo sono più elevati), essere rappresentanti di un genere caratteristico della California e del chaparral (ovvero, è una pianta riconosciuta come “tipica”), essere tra i pochi colonizzatori di terreni difficili (tenacia e sfortuna chiamano empatia) e, cosa che non guasta, essere apprezzata esteticamente dall’uomo. La domanda sorge spontanea, diceva quello: tanta attenzione per una pianta a rischio estinzione da dove viene? E cosa determina il successo per il presidio manzanita rispetto ad altre specie vegetali ridotte a popolazioni di poche unità? L’aspetto estetico della pianta conta nelle scelte protettice dell’uomo? Non è che l’uomo interviene solo quando nella difesa ambientale si sente coinvolto da un mix di emozioni e simpatie? Alle piante brutte e senza epopee da raccontare chi ci pensa?

4 thoughts on “L’unicorno di San Francisco

  1. Apetta a vedere il post per il carnevale, allora🙂. Non sono un ecologo per cui la mia è pura opinione, ma l’impressione è che si abbia una percezione imperfetta circa l’intervento dell’uomo sulle dinamiche “naturali”, non solo nella domesticazione delle piante, ma anche nella conservazione di quelle spontanee. Ad esempio, i prati sfalciati sono ben più “biodiversi” dei boschi, se il parametro-guida è la sola numerosità delle specie.

  2. BTW, Theodoropoulos parla ovviamente delle specie invasive. Io mi riferisco alle specie minacciate ed ai fattori di scelta che ci guidano nel proteggere una o l’altra pianta. Hai mai sentito parlare dell’esigenza di dfendere graminaceae bruttine ma minacciate d’estinzione? Magari pure allergogene?🙂

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