Rastrello

Nei periodi di assenza Google Reader continua implacabile ad accumulare cose che si dovrebbero/vorrebbero leggere ed approfondire. Incessante come le onde del mare, il maledetto persevera nel buttare sulla spiaggia scritti, notizie, articoli e segnalazioni impossibili da gestire e raccoglibili solo a colpi di rastrello, all’ingrosso. Dal mucchio dei detriti spiaggiati saltano fuori i link più sgargianti ed appariscenti che, presi in mano a riva dallo sconsolato operatore ecologico, vengono osservati con la compassione riservata a chi non ce l’ha fatta e poi gettati con un sospiro nel bidone senza fondo dell‘information overload.

  • Chi decide cosa è buono, il consumatore o l’esperto? In tema di olio d’oliva si allarga il tasting divide tra l’apprezzamento del consumatore e la percezione dell’assaggiatore professionista. Un panel recente mostra come gli oli preferiti dai non esperti siano scartati dai sommellier dell’extravergine e viceversa e quel che pare rancido agli uni è yummy per gli altri, che alla fine guardano solo etichetta e prezzo e non percepiscono certi sofismi gustativi. Il risultato è forse valido solo per la California, dove il mercato dell’extravergine è giovane e magari meno strutturato che in Italia, ma scommetterei che questa distanza tra elite del gusto e pratica quotidiana è più ampia di quanto si possa pensare anche da noi e non solo per l’olio.
  • I frutti dell’Annona (guanabano, cherimoya) sono dolci e profumati al limite del tollerabile e c’è chi li trova terribilmente stucchevoli. Altri, li adorano. Tutti concordano, anche i produttori di succhi di frutta, sul fastidio dei numerosi semi neri ed oblunchi che contengono. Ora, pare, si potranno ottenere varietà di annona prive di semi in quanto è stato individuato un mutante apireno nel quale gli ovuli fecondati non producono rivestimento e non evolvono in semi durante la maturazione del frutto. Dal mutante si è passati al gene che codifica per la produzione dei semi e sarà più facile sviluppare -in un modo o nell’altro- frutti solapolpa anche in altre piante arboree.
  • Da approfondire per metodi e da intepretare a dovere per risultati, ma le segnalazioni di reazioni avverse causate da prodotti erboristici sono in aumento. Da verificare quanto pesi, nell’incremento, l’aumentato livello dei controlli o la peggiorata qualità della produzione.
  • Howplantswork offre invece un paio di concisi tutorial per spiegare che a) le piante non hanno un sistema nervoso però b) usano segnali elettrici per comandare movimenti basati sullo spostamento di acqua.
  • Quando si dice che la ricerca ha bisogno di tempo per produrre risultati attendibili e che le logiche di investimento devono adeguarsi a questo concetto si intende questo: in Danimarca a giugno partirà il più ampio studio sinora condotto sui benefici del resveratrolo nel trattamento dell’infiammazione cronica. Saranno necessari come minimo 5 anni (e due milioni mezzo di euro) per arrivare, si spera, a dare risposte valide per l’uomo.
  • Qualcuno faccia sapere a Bono Vox che il suo albero preferito non digerirà bene il progressivo riscaldamento climatico degli habitat che attualmente occupa. Se in ere passate il Joshua tree (Yucca brevifolia) se l’era cavata grazie agli alleati allora disponibili, la faccenda ora potrebbe avere esiti meno fausti a causa della diversa fauna.  Quando circa 12000 anni or sono il suo areale nel West americano è stato sottoposto ad elevate temperature, la Yucca ha potuto salvarsi “migrando” verso nord grazie all’aiuto di grossi bradipi ora estinti, che potevano trasportarne i semi anche per molte miglia, trovando prima o poi condizioni favorevoli per la pianta. Ora invece la dispersione dei semi  di quest’agave particolare è subappaltata a vettori di corto raggio, come piccoli roditori, i quali potrebbero non essere in grado di portare i semi al fresco.
  • Sempre in tema di piante e cambiamento climatico, è interessante ma preoccupante sapere che i semi delle piante alpine tendono a perdere rapidamente la germinabilità. In altre parole, è difficile sperare che possano resistere a cambiamenti anche solo di media durata dei loro ecosistemi e delle loro nicchie e per di più la loro conservazione presso banche del germoplasma rischia di essere particolarmente ostica ed economicamente onerosa.
  • Mi è piaciuto, concettualmente, questo studio. In sintesi: il centro delle grandi metropoli tende a diventare un deserto alimentare, in quanto negozi e supermercati si spostano sempre più verso le periferie. Il risultato è che l’accesso a frutta, verdura o prodotti freschi in generale diventa impossibile ed i cittadini desiderosi di mantenere una dieta equilibrata devono affrontare lo stesso ostacolo di certe donne indiane o africane che abitano luoghi ormai deforestati e quindi per trovare la legna da ardere devono farsi due-tre ore di cammino (ad andare ed altrettante a tornare).
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