Pianta un seme, qualcosa crescerà

Supponiamo abbiate un amico, un figlio, un parente appassionato di biologia, botanica ed evoluzione, magari acerbo di rudimenti scientifici di base ma bramoso di capire meglio le piante attraverso le storie del loro adattamento a questo pazzo, pazzo mondo. Potreste regalargli I Segreti dei Semi di Jonathan Silvertown, fareste bella figura. Si tratta della versione discorsiva ma non banale di un testo didattico, di cui peraltro sarebbe eccellente compendio, ed è diviso in brevi capitoli ideali per una lettura non troppo affaticante. Nel nutrito cast spiccano gli episodi dedicati a Cupressus dupreziana – il cipresso macho del Sahara; Leodicea maldivica, il cocco col sedere pesante; Alsomitra macrocarpa ed il suo seme leonardesco; Yucca filamentosa e la sua generosa offerta di vitto e alloggio; le annate di pasciona dei boschi ed i loro effetti sulle popolazioni animali. Alcune storie descritte da Silvertown sono senza dubbio già note a chi di queste cose ne mastica un minimo (Mendel ad esempio, la segale cornuta, i semi oleaginosi e quelli del caffè), ma i racconti sulle peripezie evolutive ed ecologiche dei semi e dei frutti sono sempre gradevoli e prodighe di divagazioni, ideali per perdersi galleggiando nell’argomento senza farsi venire il mal di testa.

Per motivi puramente personali, inoltre, ho particolarmente apprezzato il capitolo sulle ariste di alcune Graminaceae/Poaceae come Hordeum murinum (forasacco o grano matto) e non solo perchè l’abbrivio consiste nella descrizione di queste piante fatta da Steinbeck in Furore. Narra infatti la leggenda familiare che il mio primo incontro ravvicinato del quinto tipo con una pianta sia avvenuto proprio con il grano matto, che mi fece un rapido crash course sulla funzione delle ariste, quelle protuberanze filamentose, scabrose e dentate che accompagnano le cariossidi nelle spighe di alcune specie del genere Hordeum, tra cui H. murinum. Come ogni bambino crescuito sa, le spighe del forasacco sono freccette assai divertenti, lanciarle e vederle aderire al bersaglio (la maglia di lana dei compagni di giochi) è uno spasso e suggerisce una loro funzione nella dispersione zoocora dei semi. Ma nel mio caso l’età era ancora quella delle sperimentazioni solitarie e l’esito più simile a quello che un veterinario incontra quando un forasacco si conficca nella zampa di un cane. Avevo- mi raccontano- tre anni ed ero pervicacemente dedito a scoprire il funzionamento di quanto mi capitasse a tiro, incluse quelle strane spighe verdi. Ne inghiottii una intera e le ariste portarono a termine un altro dei loro doveri evolutivo-ecologici: favorire la penetrazione unidirezionale della cariosside d’orzo in una fessura del terreno, per evitare che il vento la porti altrove e portarla là dove la germinazione è più redditizia. I dentelli seghettati delle ariste difatti lavorano come una trivella per conficcare il loro tesoro di geni nel suolo, favorendo la presa della dimora ed il successivo avvio della germinazione e fanno tutto questo allargandosi a contatto con l’umidità ed opponendo strenua resistenza alle forze contrarie. Il seme deve entrare dritto nella terra e nulla deve poterlo estrarre dal suolo e l’uomo ha già da millenni copiato questa idea: basta pensare alle punte delle frecce e degli arpioni da caccia. Come avrete intuito c’era un problema: la mia gola d’infante non era una fessura nel terreno ed il medico del pronto soccorso faticò non poco ad estrarre la spiga e le sue ariste, che nel frattempo avevano fatto illoro lavoro di trivellazione arrivando fin quasi alla trachea.

Chissà se tutto ha avuto inizio lì’, per colpa di un seme andato a dimora in attimo di distrazione del nonno.

4 thoughts on “Pianta un seme, qualcosa crescerà

  1. Affascinante testo e consiglio, come ormai ci hai abituato. Fortuna che hai sperimentato quella spiga e non i flaconi di acido borico o di ammoniaca che le mamme di fine ‘900, certamente istigate dal Maligno, lasciavano a portata di infante…

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...