Vado a vivere in uno stomaco

Il più inospitale degli appartamenti può diventare un eccellente rifugio per chi trova il modo di resistere a condizioni estreme e la collaborazione tra locatore ed inquilino può rivelarsi di mutuo vantaggio, se le regole dell’adattamento alle nicchie ecologiche vengono rispettate. Vivere nel girone dantesco dello stomaco a cielo aperto formato dagli ascidi di alcune piante carnivore, Nepenthes e Sarracenia in particolare, può ad esempio rappresentare un buon affare per condòmini di poche pretese ed ampie vedute. Del resto, più il comfort latita e minori saranno la concorrenza per l’appartamento e le visite dei rompiscatole, predatori inclusi. Posizione, posizione, posizione ed affitto basso, recitano i mantra degli agenti immobiliari e nel micromondo di batteri, insetti, crostacei il concetto non è affatto nuovo.

ResearchBlogging.orgPer esseri viventi in cerca di casa, le foglie modificate che formano le trappole di alcune comuni piante carnivore possiedono diverse caratteristiche assai poco appetibili, sulla carta. Nascono per uccidere, non per dare asilo e sono deputate alla cattura ed alla digestione en plein air di insetti e persino piccoli vertebrati, perchè queste piante hanno un disperato bisogno di recuperare azoto che il loro suolo di crescita non offre. Il risultato è raggiunto creando un bacino d’acqua di dimensioni variabili, all’interno del quale si trovano disciolti o in sospensione una serie di sostanze che facilitano la digestione delle prede. Il pH è acido, il liquido pullula di enzimi proteolitici che non distinguono tra vivi e morti, abbondano i polimeri vischiosi che rallentano i movimenti e facilitano l’annegamento e l’ambiente è particolarmente ricco di sostanze ossidanti, eppure questo strano condominio non è affatto spopolato. Ad esempio, nella sola specie Sarracenia purpurea sono stati finora contati ben 165 diversi inquilini, tutti felici della sistemazione. Troviamo crostacei che fanno nuoto sincronizzato, rane che usano le piscinette degli ascidi come nursery acide per i propri girini, ragnetti che fanno bungee jumping con immersione per sgraffignare residui di insetti precotti e poi batteri, funghi ed alghe che apporofittano dell’acqua addizionata di azoto e fosforo oltre qualche granchio e moltissime larve di insetti, sopratutto ditteri (169 diverse specie). Tutti inquilini stabili dell’acqua digestiva degli ascidi, al punto che non si può parlare di ospiti occasionali ma di un habitat vero e proprio, una nicchia ecologica nella nicchia delle piante carnivore specializzate in terreni oligotrofi, ovvero poveri di nutrienti.

Questi microhabitat orrorifici, popolati di cadaveri di insetti annegati, rientrano nella categoria dei fitotelmi, sistemi acquatici chiusi e di piccole dimensioni che si formano su piante vive o morte: il tronco cavo di un albero, l’ascella fogliare di alcune piante (certe palme, molte Bromeliacee) ed ovviamente gli ascidi dei generi Sarracenia, Nepenthes, Cephalotus, Heliamphora, Catopsis. Gli abitanti di queste particolari biocenosi hanno dovuto adattarsi a diverse esigenze. Innanzitutto, devono resistere alle condizioni critiche di pH (tre 5 e 3), devono -se animali- evitare di annegare o restare intrappolati e devono essere in grado di fare fronte all’azione digestiva degli enzimi prodotti dalla pianta e probabilmente anche a quella di altre sostanze tossiche che la pianta produce per evitare di avere troppi ospiti. Inoltre, devono adattare il loro ciclo vitale ad un ambiente temporizzato, sincronizzato con la durata dell’ascidi. Se riescono in tutto questo hanno però diritto ad una serie di benefits non indifferenti: pasto assicurato dalla presenza delle carcasse catturate dall’ascidio, ridotto numero di concorrenti per il cibo e di predatori, perchè pochi si avventurano da quelle parti. Il pesce pagliaccio  sa bene che le trappole mortali sono ottimi rifugi.

La conta e lo studio di queste popolazioni è sorprendente, perchè i numeri e la varietà sono di gran lunga superiori a quanto ipotizzato e descrivono sistemi di media complessità, con prede e predatori, opportunisti e specialisti. Sebbene latitino gli autotrofi sono ad esempio presenti alcuni batteri azotofissatori, che aumentano il vantaggio della pianta arricchendo il liquido di digestione con azoto atmosferico, così come non mancano microrganismi che digeriscono il rivestimento chitinico degli insetti catturati, velocizzando il lavoro degli enzimi digestivi espressi dalla pianta. Esistono addirittura larve di ditteri ed alcuni metazoi appartenenti al phylum dei rotiferi che si nutrono dei batteri e soprattutto delle alghe, contribuendo a mantenere stabile il sistema. Le prime, soprattutto quelle appartenenti al genere Wyeomyia sono importanti per la pianta, in quanto limitano la proliferazione di alghe che competono per le stesse risorse ambìte da Sarracenia e Nephentes e probabilmente per questo la presenza dei ditteri è particolarmente elevata: alla pianta fanno comodo. Numerosi anche i crostacei, probabilmente perchè la loro capacità di resistere a condizioni ricche di acqua ma aggressive (acqua salata, ad es.) torna utile in questo caso. Non mancano gli opportunisti, gli squatter dell’ascidio: alcuni insetti, ragni e granchi abitano saltuariemente i fitotelmi delle piante carnivore, ma principalmente per rubare cibo catturato da altri. In cambio, al massimo, lasciano un piccolo ma gradito presente in sali minerali sotto forma di escremento. Oppure, semplicemente, portano via prede in eccesso, che potrebbero far marcire l’intero sistema.

Adlassnig, W., Peroutka, M., & Lendl, T. (2010). Traps of carnivorous pitcher plants as a habitat: composition of the fluid, biodiversity and mutualistic activities Annals of Botany, 107 (2), 181-194 DOI: 10.1093/aob/mcq238

5 thoughts on “Vado a vivere in uno stomaco

  1. Chiedo perdono: mi vengono in mente solo considerazioni off-topic a proposito del vivere in\grazie a un tratto del sistema digerente (più in giù dello stomaco). Leggo troppi giornali, probabilmente…

    (Però avrei avuto un enorme successo con i ragazzi in visita alla serra delle piante carnivore dell’O.B. se avessi descritto loro un’atmosfera così splatter)

  2. Circa lo scenario gore avevo scritto in passato, con una piega gotica che un vittoriano come te non dovrebbe aver scordato🙂

    Nelle visite guidate vale un vecchio adagio del giornalismo d’assalto: if it scares it airs (con variante splatter, if it bleeds, leads,.

  3. Quanti pesci pagliaccio sono caduti, avvelenati, per l’evoluzione dell’attuale che sopporta la tossicità dell’anemone in questione?
    Quanti uomini per diventare anti-proiettili?

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