L’orchidea che imbroglia (anche i traduttori dei film)

Qual è il significato di tutto? Niente! Zero! Nulla! Tutto finisce in niente, pure quello che i mentecatti come te scrivono qui sopra, in questa internet di zombi, piena di idioti farfuglianti; non parlo di me, io la visione completa del mondo ce l’ho, sto parlando di voi, dei vostri amici, dei vostri colleghi, dei vostri giornali, della tv, dei film, dei blog, anche quelli scientifici. Tutti molto felici di fare chiacchiere, di aggiornare Facebook, completamente disinformati. Morale, scienza, religione, politica, sport, amore, i vostri investimenti, i vostri figli, la salute… cazzo, anche i traduttori cinematografici, quando hanno un dubbio, perchè non chiedono a ME, che sono il più grande esperto mondiale di botanica, di sport americani e di meccanica quantistica! Sono arrivato a tanto così dal Nobel e sono qui, a disposizione, sulla piazza! E invece no, fanno a braccio, i disinformati, gli approssimativi! Non c’è nulla di più inetto di un creativo, di uno che se la vuole cavare inventando invece di informarsi e studiare. Zombi! … e con tutto ciò arriva sempre il giorno in cui vi ficcano in una scatola e avanti con un’altra generazione di idioti, i quali vi diranno tutto sulla vita e decideranno per voi quale traduzione è più appropriata!”. Monologhi riadattati che escono a pennello dalla bocca di macchiette intrattabili ed egocentriche come Boris Yellnikov di Woody Allen o il Barney di Mordechai Richler, ma che fuori da quei contesti possono suonare fastidiosi e pieni di spocchia. Però il povero Boris forse non ha tutti i torti a riapparire così agitato su questo blog: ha subito una piccola ingiustizia botanica da parte dei doppiatori di Basta che Funzioni e vuole uscire dalla telecamera, come i suoi predecessori nella Rosa Purpurea del Cairo, per farsi giustizia da solo.

Nel film originale, durante la lite con la prima moglie, il saccente Boris si avventura in una metafora botanica del loro matrimonio e dipinge la ben conservata consorte come una venus fly trap, cioè una ben nota pianta carnivora (Dionaea muscipula). A guardare la donna, una Venere rampante ed aggressiva donna in carriera, la metafora della bella mangiatrice di uomini un poco egoista pare calzare a pennello. Nella versione doppiata però, la pianta sulla bocca del nostro fisico disadattato diventa un’orchidea, un’ orchidea carnivora. A parte la distanza botanica e morfologica siderale tra Orchidaceae e Droseraceae, non sono note orchidee carnivore (al massimo, piante epifite carnivore tropicali, come Utricularia jamesoniana) e mettere in bocca una falsità scientifica ad un sapientone come Boris Yellnikof mi pare una cattiveria gratuita. E poi è il senso che cambia e sebbene pure l’orchidea sia una pianta mistificatrice, al nostro collerico personaggio resta il fastidio per l’abuso di potere e per questo scalpita e cammina infuriato qui nel mio studio, mentre cerco di spiegare la cosa. Come la prima moglie del nostro eccentrico scienziato yiddish, i fiori delle orchidee sono terribilmente belli e come vedremo sono pure strumenti di un fine inganno ai danni di ignari e sprovveduti maschi, ma mancano dell’abbinamento tra archetipo maschile del femminino divoratore e piante carnivore che Allen, suppongo, sicuramente voleva mettere in bocca al suo alter ego.

Va spiegato tuttavia che nel cambiare il campione botanico i traduttori potevano fare ben di peggio e forse, per conoscenza o per fortuna, hanno scelto una categoria vegetale che ai biologi dell’evoluzione (ma non per lo spettatore comune, temo) dice “truffa sessuale”. Le orchidee sono piante entomofile, che terzializzano ad insetti lo spaccio e la distribuzione dei pacchetti adesivi in cui raccolgono il loro polline. In molti casi questi insetti vengono ricompensati per il loro lavoro, ad esempio con la classica razione di nettare, ma in parecchie specie come quelle dei generi Anacamptis, Dactylorhiza, Ophrys, Orchis e Neotinea , il lavoro di questi pony express dei prati è estorto gratuitamente e con l’inganno. Talvolta questo avviene con la falsa promessa di nutrimento, ma altrimenti il fine è raggiunto seguendo lo stesso principio dei banner sexy sui siti internet, quelli che portano a scaricare nascostamente virus o trojan horses sui computer di maschi solitari arrapati ed ingenui. Il fiore di queste orchidee ha infatti assunto le forme, le dimensioni, i colori e pure la presenza di peli delle femmine di precise specie di imenotteri (api, vespe ed anche mosche) che vivono in solitudine. Con “precisione” si intende un abbinamento specie-specifico, nel senso che in alcuni casi un’unica e precisa specie d’insetto è attratta da un’ unica soecie di orchidea.  Dato che il diavolo è nei dettagli, questi fiori spesso emettono anche un profumo a base degli stessi feromoni sessuali con cui questi insetti solitari si attraggono durante il periodo fertile. Giunto sul fiore, il maschio allupato inizia di dimenarsi dando sfogo ad una pseudocopula che non ha però altro risultato che raccogliere sul suo addome il polline che la pianta vuole consegnare altrove a sbafo. O la sua consegna, se l’imenottero si è già fatto fregare una prima volta. Il video qui sotto illustra l’imbroglio sessuale delle orchidee e non viene da un documentario naturalistico, ma direttamente da un’altra produzione di Hollywood, essendo tratto da Il ladro di orchidee di Spike Jonze, con Meryl Streep e Nicolas Cage. Chissà se i traduttori di Basta che funzioni l’hanno visto e ne hanno tratto ispirazione.

L’imbroglio sessuale celato nella silhouette di questi fiori coinvolge dunque solo maschi solitari, spinti dalla “femminile” bambola gonfiabile dell’orchidea a finti accoppiamenti che hanno in realtà tutt’altri fini. Al misogino Boris poteva andare peggio, quegli insetti asociali e facili da tentare gli assomigliano parecchio e la scelta dei traduttori tra Dionaea muscipula e orchidee alla fine potrebbe avere avuto una buona (ma temo inconsapevole), motivazione. Se però l’autore ha messo in bocca al suo saccente alter ego il nome di Dionaea muscipula, quello voleva. Perchè non parlare di pianta carnivora tout court, ad esempio? Mentre spariva zoppicando, dopo aver ascoltato la spiegazione, Boris mi ha già dato la sua risposta “non importa, che sia orchidea o dionea, non importa. In fondo, non sono io che l’ho menata all’inversoimile con la storia del “basta che funzioni”? se mi dici che funziona anche l’orchidea, funziona. Basta non fare del male a nessuno, basta rubacchiare o dispensare a turno un tantino di gioia e di conoscenza gratuita in questo crudele uomo mangia uomo inutile e buio caos e chi se ne frega della botanica. Certo, dannazione, che se non avessero aggiunto quel completamente insensato “carnivora” dopo orchidea mi avrebbero risparmiato la figura dell’ignorante, questi microbi privi di una visione chiara delle cose!!!“.

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Come sempre le illustrazioni vengono da Inmagine.

2 thoughts on “L’orchidea che imbroglia (anche i traduttori dei film)

  1. Diciamola tutta: se ci si vuol far intendere, si adatta il linguaggio – o la traduzione – all’ascoltatore…
    E poi, siccome so essere più pedante di Boris, aggiungo che si scrive Utricolaria e non Uricolaria (ma vedo che è stata la tua fonte a sbagliare)

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