Sciencenet e Scibook

La rivista dell’Università di Wageningen (un posto che dice poco ai più, ma molto a chi si occupa di piante ed alimenti) ha chiesto ad alcuni suoi ricercatori un’opinione sulla presenza attiva di uomini di scienza su internet e sui social networks, corredando il tutto con l’immagine qui a lato, a mio avviso un eccellente esempio di autogol snob. Gli scienziati che bazzicano i social network e parlano del loro lavoro tramite blog fanno bene o fanno male? Che rischi si corrono e che vantaggi si possono trarre? Io sto dalla parte dei favorevoli, è ovvio, ma c’è chi opina –e non è l’unico– che tutte queste aperture al volgo sono foriere di perdita di autorevolezza e volgarizzazione del divenire scientifico, che non può abbassarsi alle querelle da flame wars. Certo, mettersi a fare proselitismo aggressivo su un forum di adepti delle scie chimiche o di creazionisti hardcore lascia il tempo che trova, eppure lasciare il campo libero ai detrattori del metodo scientifico ed ai male informati in un generatore/amplificatore di opinioni della forza di Internet è un rischio ben più grande da correre. In questo senso il mio appoggio all’opinione espressa da David Kroll di Terra Sigillata in risposta al sopracitato editoriale di Analytical Chemistry è totale ed incondizionato, soprattutto laddove chiosa: “[online scientists] … are filling the gap left by financial cutbacks in legacy media outlets and providing added value to the public understanding of science by no longer relying on the intercessory of traditional journalism“. Sperimentare anche nuove forme per comunicare, raccontare e condividere con il contribuente il proprio lavoro è quanto mai necessario (e forse pure doveroso e utilitaristicamente vantaggioso) e per fortuna questa visione è condivisa in questa indagine di First Monday, che raccoglie e racconta la spinta motivazionale di alcuni ricercatori-blogger nordici offrendo uno spaccato a mio avviso molto concreto e reale. Per molti di essi la spinta non è solo educativa ma anche sperimentale ed il blog rappresenta un terreno per esplorare nuove strade con cui fare (meglio ed in modo innovativo) il proprio lavoro di formatori e di ricercatori, magari uscendo da una certa autoreferenzialità della scienza, un derivato che nella contemporaneità sembra assicurare ben pochi dividendi.

Per coerenza col mio pensiero quindi, oltre all’avvio della versione italiana di Research Blogging, la sosta natalizia porta una doppia pagina Facebook: una per questo sito con tanto di pecetta qui a lato, una per il Carnevale della Biodiversità. Quest’ultima sarà uno spazio aperto ai partecipanti e ai lettori della parata sulla diversità biologica, che proseguirà con cadenza bimestrale durante il 2011 e che è già lanciata verso il prossimo appuntamento di febbraio (qui su Erba Volant si parlerà di pistole ad aria compressa…).

La pagina Facebook di Erba Volant invece, oltre a segnalare i post a chi non si trova a suo agio con i feed RSS convenzionali, ospiterà qualche link interessante che non trova spazio qui e durante l’anno a venire sarà il veicolo di un meta-esperimento in linea con quanto detto sopra. O meglio, di un esperimento fatto su una serie di esperimenti, poichè sarà la casa di un progetto collaterale al blog che si chiamerà -se non trovo un nome migliore, si accettano suggerimenti- “Live Sciences-La scienza in diretta“. Avrei infatti intenzione di fornire aggiornamenti più o meno costanti sul graduale progresso (idea di base, intoppi, soluzioni, fiaschi, meditazioni, esiti, risultati degli esperimenti intermedi, prove ed errori) di due-tre linee di ricerca attualmente attive nei laboratori che frequento. Nello specifico: la messa a punto di un metodo di biologia molecolare per il controllo di qualità dello zafferano commerciale, lo studio fitochimico della manna da frassino ed un terzo tema ancora in via di definizione, probabilmente legato alle interazioni erbe-farmaci. Sarà una prova totalmente sperimentale ed in perenne divenire, passibile di modifiche: il “come” è ancora tutto da decidere e sensibile a suggerimenti. Il modello di base vorrebbe essere quello aperto a commenti e richieste di “perchè”  e l’intento sarà quello di rendere trasparente il percorso che dall’idea porta, in un laboratorio universitario, al risultato ed alla pubblicazione peer-reviewed. Vanno di moda i laboratori aperti al pubblico durante le settimane della scienza, vediamo se riusciamo a metterne uno online su Facebook tutto l’anno.

3 thoughts on “Sciencenet e Scibook

  1. Se non ci fossi bisognerebbe inventarti. Il tuo blog e le tue iniziative ridanno dignità di sapere e di creatività scientifica alla versione italiana di internet, purtroppo popolata di troppa gente che usa questo portentoso strumento di comunicazione per parlarsi addosso del nulla. Anche per il ruolo che svolgi, che il 2011 ti sia propizio: lo sarà anche per noi che ti seguiamo.

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