La foglia nella tela

Le società scientifiche possono rivelarsi al grande pubblico in diversi modi. Nel peggiore dei casi come apparati di cattura a disposizione dei pubblicitari del quartario, quelli che un illustre maremmano lapidava asserendo che “non sono strumenti di produzione, e nemmeno cinghie di trasmissione. Sono lubrificante, al massimo, sono vaselina pura“. Oppure possono manifestarsi a chi ne sta fuori come paludati contenitori per parrucche accademiche, tendenzialmente autoreferenziali, statici e polverosi, sigillati ermeticamente e poco inclini a riversare il proprio sapere fuori porta. In altri casi invece e vivaddio il contenitore è senza coperchio ed alimenta allegramente la trasmissione, con somma gioia degli appassionati e grande benessere per la disciplina di turno. Lo studio delle piante (per fare un esempio a caso, eh), deve sempre e per forza apparire come una disciplina stantia, disassata tra l’hobbista colto e l’accademico dissociato dalla realtà? Perchè non deve avere altre vetrine online decenti ed accessibili oltre a Kew, al Missouri Botanical Garden ed al New York Botanical Garden?

La buona pratica di turno (e non anglofona!) è illustrata da Tela Botanica, braccio telematico dell’omonima struttura francese con sede presso l’Istituto di Botanica dell’Università di Montpellier, un patois di accademici ed appassionati della botanica in tutte le sue declinazioni. Una bella grafica, tanti contenuti (alti e bassi, didattici e di approfondimento, vari ed eventuali) ed oltre 13000 iscritti, dediti ad informarsi ed a fare scienza partecipativa come nel caso dei progetti fenologici in crowdsourcing. E per non far mancare nulla agli utenti, ci sono anche annunci di lavoro e di stage per botanici e naturalisti. C’è tutto, per tutti, per catalizzare l’attenzione sui temi della botanica e per svecchiare la copertina degli erbari. In più, e non guasta, con un sano approccio ibrido (profit/no profit, accademico/hobbistico, forum dal basso/divulgazione dall’alto ricerca/didattica) che molte società scientifiche dovrebbero avere il coraggio (o l’umiltà?) di copiare, plagiare, clonare…

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