Minestrone di verdure

Quando gli ingredienti vari selezionati con cura per gli ospiti restano in frigo troppo a lungo, il minestrone è l’unica via di fuga prima della compostiera e lo stesso capita con gli argomenti da cucinare qui. Il risultato tuttavia non può essere esente dal caveat dell’Artusi: “Vi avverto però che questa non è minestra per gli stomachi deboli“.

Il fertilizzante fonemico. Secondo un esperimento ben poco scientifico ma molto simpatico, le piante d’appartamento che i botanici chiamano Chlorophytum comosum sembrano apprezzare in modo particolare l’accento di Liverpool. Non è chiaro se l’ascolto reiterato di Cilla Black in serra garantisce i medesimi risultati. I Beatles pare non siano indicati, troppo poco “scouse” per i puristi della dialettologia britannica.

Banana preistoricamente modificata – Probabilmente è il frutto più citato in doppi sensi ed allusioni, eppure la povera banana non solo è un frutto sterile figlio di genitori di fatto asessuati ma deve la sua diffusione principalmente all’ingegneria genetica ante-litteram dei nostri antenati. Quello che abbiamo per le mani ora pare sia dovuto all’azione manipolatrice di coltivatori tradizionali di qualche migliaio di anni fa, che si sono messi a smanettare ed hackerare i geni delle banane per trovare la combinazione migliore ai loro (e nostri) bisogni. E le esigenze della pianta (avere semi fertili) andavano in rotta di collisione con le nostre (avere un frutto commestibile), per cui si è fatto un tacito patto: noi la propaghiamo e la coltiviamo ovunque si possa e lei ha accettato di subire una serie di backcrossing (quando ancora questa parola non stava nella bocca dei genetisti e dei biologi molecolari), rinunciando alle gioie del sesso. Roba da mandare in crisi il mito della virilità a Banana Republic. Versione scientifica e links agli articoli specifici, qui.

In fin dei conti c’è un azzurro che fa piangere – Cosa c’è di più infantilmente delizioso di una tintoria in cui il cliente può fare Tsutsugaki e pasticciare con le foglie di Polygonum tinctorium (l’indaco giapponese, da non confondersi con quello indiano, estratto da Indigofera tinctoria seppur chimicamente omologo) colorando di blu i tessuti con le sue manine? Peccato che sia a Tokyo, oltre le nubi, al di là di Gibilterra. Domanda: perchè la pianta non è blu? Perchè contiene solo il precursore incolore del pigmento, un glucoside chiamato indicano. Quando si stropiccia la foglia la sostanza esce dal vacuolo in cui è rinchiusa ed entra in contatto con enzimi idrolitici che eliminano la parte zuccherina e liberano una molecola azotata sensibile all’ossigeno chiamata indossile. A contatto con l’aria questa molecola si ossida e si mette a manina con una compagna dando vita all’indaco, colorandosi gradualmente di blu. Proprio per questo, a differenza di altri pigmenti naturali l’indaco non ingrigisce col tempo: è già un prodotto di degradazione di suo.

Stat rosa pristina nomine – Cosa succede se diamo un nome alle cose, ma queste cose poi non hanno quel nome? Un gran casino, se ad esempio si studiano le proprietà nutrizionali e medicinali o la presenza di determinate sostanze in piante che non sono quello che crediamo che siano. La colpa è della scarsa attenzione prestata alla tassonomia da parte dei ricercatori applicati, certo, ma anche dell’abbandono della disciplina e di una certa confusione stratificata nel definire chi-è-chi. Per metterci una pezza tra i circa 500.000 nomi dati alle piante note si sta facendo il controllo dei doppioni (che come in tutte le collezioni corpose abbondano, pare siano circa un quarto del totale)

La mappa non è il laboratorio – però un atlante delle scienze aiuta a tracciare la rotta ed a seguire connessioni, collegamenti, mashup e rilanci. Magari Babbo Natale ci pensa, eh?

4 thoughts on “Minestrone di verdure

  1. Non so, magari sono indicizzati male e quando cerco un argomento su Google stanno in quarta o quinta pagina. Ho poi trovato un bel tutorial in italiano sulla chimica dell’indaco, adesso lo aggiungo cosi’ tiro su l’amor patrio e la media.

  2. La comunicazione sicuramente non brilla, possiamo ammetterlo. Basta vedere cosa fanno anche solo quegli antipatici dei nostri cugini francesi (segue post).

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