Appelli, contrappelli, cappelli e cappellate

La redazione di Oggi Scienza mi ha chiesto un parere sulla normativa 2004/24 relativa ai medicinali vegetali tradizionali, sul suo successivo emendamento 2004/27 ed in particolare sulla scadenza del 1° aprile 2011. Questa data infatti sta sollevando in rete un polverone non sempre giustificato, paventando l’illegalità per molte officinali. Aggiungo alcune considerazioni a margine dell’articolo di Federica Sgorbissa.

E’ chiaro che se ci si pone in un’ottica corporativistica esiste il potenziale di un conflitto tra canali di vendita, con una sottrazione di prodotti confezionati dall’erboristeria verso la farmacia. A me però interessa di più la prospettiva del consumatore e delle garanzie di qualità ed efficacia che dovrebbero essere sempre garantite a prodotti che si fregiano della registrazione farmaceutica, perchè di questi si tratta. Quanti si inalberano per possibili restrizioni e regolamentazioni comunitarie sono altrettanto furenti quando vedono arrivare in vendita prodotti che non hanno alcuna ragione di essere ed alcun fondamento che ne giustifichi l’efficacia? Eppure i prodotti-bidone, nati per spillare denari alla credulità popolare, fanno ben più male alla credibilità ed alle prospettive del settore rispetto ad una normativa che cerca di dare raziocinio ad un campo tendente al caotico. E poi: si considera etico che i consumatori agiscano da beta-tester, lasciando scegliere al mercato se un prodotto che si definisce terapeutico è efficace oppure no? Chiedere al produttore di attestare a priori la concretezza scientifica delle sue affermazioni circa un farmaco mi pare sacrosanto.

Altra riflessione: si è polemizzato spesso nel recente passato circa la mercificazione dell’erboriseria, transitata ad essere luogo primario di vendita di prodotti confezionati a scapito della tradizione di competenze legate alle tisane ed ai fitopreparati che l’erborista sa preparare anche dietro ricetta di un terapeuta preparato (vero vulnus attuale della situazione italiana, aggiungerei). Questa legge non opera anche per riportare più in alto ed a giusta dignità queste competenze classiche, che vanno ben oltre il limitato orizzonte odierno del “venditore di scatolette”? Infine: sono sette anni che la scadenza dell’aprile 2011 è nota. Chi voleva mettere in regola i suoi prodotti per il settore farmaceutico ha avuto non solo il tempo, ma anche un canale sempificato per farlo. Se questo non è avvenuto è per due motivi: o le aziende non sono interessate al canale del farmaco erboristico registrato o hanno dormito per più di un lustro.

Per approfondire ulteriormente, vi rimando anche ad un’intervento di Marco Valussi ai microfoni della Deutsche Welle, di cui condivido invece le osservazioni circa l’aumento dei costi per l’utente finale e la possibile contrazione della varietà dell’offerta.

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