Pere e mele (una faccia una razza)

Ok, non è OGM nel senso comunemente percepito del termine. Ok, probabilmente contiene grandi quantità di antocianine, sostanze trendy dell’anno. Ok, probabilmente non sa di farina pressata e da vedere a fette fa una gran scena. Ok, sembra una roba mai vista. Però questa mela inglese dalla polpa rossa, la Redlove Era di cui parla il Corriere clonando una notizia del Daily Mail, non è altro che la versione tonda della pera cocomerina, varietà antica tipica dell’appennino tosco-romagnolo e già nota da secoli.  In più la pera cocomerina non è  un frutto proprietario, commercializzato da un unico vivaista che ha verosimilmente registrato e “brevettato” la cultivar come nel caso della Redlove. E’ li’ a disposizione di chi la vuole coltivare e vendere, senza bisogno di spendere soldi e risorse dietro qualcosa di posticciamente innovativo.

Prima o poi qualcuno inizerà a fare controinformazione piazzando dentro all’alveolo dell’espositore banco frutta, visibile al consumatore che solleva il pomo, un foglietto che instilla il dubbio: ne hai davvero bisogno? Sai che con la stessa cifra puoi avere il doppio di quello che cerchi nel frutto che hai in mano?

9 thoughts on “Pere e mele (una faccia una razza)

  1. Sempre più convinto che il problema non stia negli ogm ma nei furbastri da “mercato”, kamut docet.
    E’ che probabilmente gli ogm sono sembrati una scorciatoia fantastica, la maggior parte dei suddetti s’è buttata da quella parte. Ma qualcuno è rimasto sul “classico”

  2. Chiuque passi su questo post deve andare -e tu Nicola prima di tutti- a vedere questa roba meravigliosa che ha scovato Luca Fadini. Correva l’anno 1977 e gli OGM erano ancora nei libri di (forse c’entra con il Nobel per la chimica dato quell’anno a Prigogine, dato che l’entropia nel settore piante&salute è un leit-motiv comune).

    Non noti nel fumetto una dinamica comune?

  3. Aggiungo una riflessione a freddo. L’uomo si diletta di incroci, ibridi e selezioni mirate da quando è nata l’agricoltura. Personalmente non condanno affatto la pratica, sarebbe un’idiozia totale dato che ci ha portato e ci porta tuttora ad avere infinite varietà di gusti, sapori, colori, resistenze fattori di stress per le piante e via discorrendo. Le selezioni e le manipolazioni dell’uomo sulle piante da frutto sono spiendide. Trovo però molto fastidioso che i frutti di queste operazioni vengano spinti con le tecniche di marketing più becere, facendo leva su una credulità popolare creata ad arte attraverso cortine fumogene di semi-scienza e quasi sempre gravitanti attorno al falso mito del benessere. Questa varietà di mela è molto bella ed indubbiamente colpisce. Troverei molto più accettabile chiedere un sovrapprezzo per un’indiscutibile bellezza anzichè per un dubbio effetto benefico. Perchè presentarla come una “mela più”, quando lo stesso benefit nutrizionale si ottiene mangiando due-tre mele normali che costano probabilmente un decimo? O inserendo nella propria dieta più frutta fresca o più verdure? Il problema da risolvere, se al centro del problema c’è il benessere del cosumatore, non è indurre a maggiori consumi di strani frutti alchemici o di integratori alimentari pieni zeppi di antiossidanti, ma semplicemente c’è il fatto che mangiamo male ed abbiamo pessime abitudini. Mangiare più frutta e verdura “normali”, sarebbe una soluzione molto più efficace ed in fin dei conti meno onerosa economicamente rispetto al ricorso a questo tipo di “novità”.

  4. Comunque io quei foglietti da guerrilla gardening non li piazzerei dentro l’alveolo dell’espositore banco frutta ma direttamente dentro il pomo, ad un Consumatore così predisposto al miracolo mi sembra si addica meglio la modalità Brucaliffo oracolante.

  5. Pingback: Li chiamano

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