Mentalità

Tira una strana aria attorno ad una mentina, di quelle per tener fresco l’alito ed evitare imbarazzanti situazioni con colleghi, amici e spasimanti. La Wrigley, colosso del settore dolciario e come dicono quelli che ne sanno azienda leader del settore, è stata oggetto l’anno scorso di una class-action da parte di un’associazione di consumatori americani, per via di un claim ambiguo riguardante la linea di gomme da masticare e di caramelle Eclipse. Questi prodotti si distinguono dalla concorrenza per la presenza di un estratto di corteccia di magnolia, che garantirebbe il contrasto preventivo dell’alitosi grazie ad un’azione antibatterica. Buona parte dei cattivi odori che causano la pesantezza dell’alito è infatti dovuta a processi di fermentazione di residui di cibo da parte di batteri presenti su lingua e gengive ed appartenenti a vari generi tra cui Fusobacterium, Streptococcus e Porfyromonas, che pasteggiando garruli sui residui proteici di cibo producono sostanze di scarto volatili solforate (sulfuri e mercaptani) o azotate (ammine e indoli) dall’inconfondibile, mefitico odore. Il claim asociato al prodotto ed oggetto di contestazione era il seguente: “Natural germ killing” – “Now Eclipse contains a natural ingredient, scientifically proven to help kill the germs that cause bad breath”. L’evoluzione recente della disputa è che la Wrigley ha accettato di modificare questa affermazione, di pagare una multa di 7 milioni di dollari da rimborsare ai consumatori ed a quanto pare ha anche deciso di sospendere temporaneamente l’impiego dell’ingrediente (probabilmente più che altro per questioni di cattiva pubblicità).

L’estratto di corteccia di magnolia noto come MBE è innanzitutto considerato sicuro ed ha limiti di tossicità più che accettabili, il che esclude dalla contesa ogni aspetto legato alla nocività. Non ha quasi aroma, il che ne permette la formulazione in prodotti aromatizzabili a piacere in funzione dei trend di mercato e dei gusti del consumatore target. E’ costituito da una piccola frazione di olio essenziale e per oltre il 96% da due neolignani chiamati magnolol e honokiol, per i quali è disponibile una discreta letteratura che, limitandoci allo specifico, ne descrive l’efficacia nell’inibire in vitro la crescita di numerosi batteri inclusi quelli prosperanti nel cavo orale e che causano flogosi come gengiviti e  periodontiti. Se ne conosce anche il probabile meccanismo: agiscono nel breve termine senza entrare nella cellula batterica ma attraverso un’azione simile a quella dei surfattanti anionici, la cui efficacia è maggiore durante le fasi di replicazione delle cellule. In termini di resa in vitro questo estratto sembrerebbe attivo a concentrazioni molto basse, inferiori a 10 microgrammi per millilitro, ovvero molto maggiori di quelle tipiche degli antibiotici ma comparabili ad antibatterici come la clorexidina. Anche la struttura stessa delle sostanze ci dice qualcosa: si tratta di molecole molto simili ai fenoli ma assai meno volatili. E’ disponibile infine un articolo specifico che descrive l’efficacia orale in vivo di queste gomme da masticare addizionate di MBE, con una inibizione del 40% della popolazione batterica del cavo orale in volontari sani dopo circa un’ora di ruminazione.

Se esistono delle evidenze scientifiche dove sta il problema? Perchè tanto chiasso, aule di tribunale, levate di scudi e perchè l’azienda non ha vinto la causa? Perchè in ambito alimentare come in ambito medico una singola evidenza scientifica non è sinonimo di “dimostrazione scientifica” e l’unico studio disponibile sull’uomo è stato condotto su nove soli individui. La scienza suggerisce una maggiore o minore probabilità che un evento abbia luogo ed in questo caso suggerisce che l’MBE potrebbe essere potenzialmente un buon ingrediente e non solo in ambito alimentare, ma dire che la sua azione antibatterica è scientificamente provata contro i batteri dell’alitosi rappresenta una corsa in avanti azzardata: i dati a suffragio di questa ipotesi non sono sufficienti. A ben guardare l’articolo gli stessi autori del resto affermano che “Although the MBE gum did not show statistically significant germ-kill compared to Eclipse Winterfresh gum, probably because of the small number of subjects, it showed a clear trend of the germ-kill benefit for
MBE-containing chewing gum compared to placebo gum
“, ovvero ammettono che il risultato è da considerarsi incoraggiante ma preliminare, sebbene la frase sia posta con una forma che tende un po’ capziosamente a far pendere la bilancia dalla parte dell’ottimismo più che da quella della critica asettica del dato.

La controversia si allarga e si complica infatti quando si va ad osservare chi ha prodotto le pubblicazioni scientifiche relative all’azione antialitosi dell’estratto di magnolia nei chewing-gum e nelle mentine: il Wrigley Science Institute, ovvero un’emanazione diretta dell’azienda interessata. Mancano controprove neutrali e super-partes. Che le aziende producano evidenze scientifiche è, sia ben chiaro, cosa buona e giusta oltre che motore vitale dell’innovazione in ogni campo. Tuttavia, presentare queste evidenze autoprodotte come risultato della comunità scientifica internazionale costituisce una leva di marketing molto ambigua sulla percezione neutra che i consumatori hanno della scienza.  Sarebbe interessante sapere se e quanto questo aspetto ha pesato nella risoluzione della controversia legale.

Advertisements

Un pensiero su “Mentalità

  1. Una domanda per i molti che in questi giorni arrivano su questo post: hanno percaso parlato di magnolia e gomme da masticare a Porta a Porta? 😉

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...