Serit arbores, quae alteri saeclo prosint

La citazione di Cicerone ([gli anziani] piantano alberi che gioveranno in un altro tempo) viene dal De Senectute ma anche da una lettera che l’architetto Renzo Piano ha inviato a fine aprile al Corriere della Sera. Nei mesi scorsi il direttore d’orchestra Claudio Abbado era stato contattato per tornare a dirigere presso il Teatro alla Scala di Milano dopo una lunga assenza volontaria, allo scopo rinverdire i fasti di un’istituzione ristrutturata nelle mura e nel palchi ma cadente nel contenuto e nel prestigio. Se di rinverdire si tratta -aveva detto Abbado- che il rinverdimento coivolga l’intera grigia Milano, proponendo di vincolare il suo rientro nella cementizia lombardia ad un progetto di rimboschimento urbano ideato da Renzo Piano. L’amministrazione meneghina dopo titubanze varie ha risposto che nonostante l’incombente Expo, dedicato a sostenibilità ed ambiente, la città è al verde. Nel senso economico-finanziario dell’espressione, ovvero non sono disponibili di danè necessari a portare a termine l’operazione: se proprio Piano ed Abbado vogliono, che si vadano a recuperare finanziamenti presso altre fonti. Segue ridda di posizioni, polemiche, critiche and so on, in genere centrate sugli aspetti pecuniari della faccenda: soldi sprecati, le priorità sono altre, occasione buttata, Milano capitale morale dei palazzinari, cose così nel pieno stucchevole stile de noantri.

L’espressione “essere al verde” ha un’etimologia indefinita, ma che per certo non coinvolge le piante. Tra le tante cose che si sono lette sull’argomento le opinioni hanno prevalso sulla riflessione, sul senso della città, sul valore delle cose pubbliche (alberi inclusi) e, perchè no, anche sul mero calcolo di opportunità economica. Il Dipartimento di Stato per l’Agricoltura degli Stati Uniti ha da pochissimo dato alle stampe un report dedicato alla definizione del valore del verde urbano. Come noto, per gli americani la spesa pubblica ed il suo legame con i soldi sborsati dai contribuenti per la sua gestione sono argomenti da trattare con rigore scientifico, con strumenti razionali e col supporto di numeri che non siano quelli della tombola.

Tra gli esempi che possono aiutare i milanesi a fare questi calcoli, quello dedicato alla California settentrionale può apparire lontano come tessuto urbano e come orizzonte, ma analoghe operazioni sono già state svolte con esiti similari per aree ben più urbanizzate come quella metropolitana di Milwaukee, che conta quasi 2 milioni di abitanti o per Minneapolis che di milioni ne conta tre e mezzo. Partita doppia, mappa delle piante e modelli econometrici alla mano,  responsabili dell’USDA hanno cercato di capire se i costi di piantumazione e manutenzione del verde urbano from cradle to grave superavano o no i ritorni diretti ed indiretti della gestione degli alberi di città. Tra i fattori considerati, oltre all’azione contro smog e CO2 anche tre parametri interessanti: il valore immobiliare degli edifici vicini, il risparmio in termini di raffreddamento e riscaldamento delle abitazioni e la quantificazione del valore per ogni singola essenza arborea. Tra gli strumenti impiegati per la valutazione un software gratuito chiamato iTree Streets,  disponibile per qualunque comunità interessata a calcolare costi e benefici di simili operazioni.

Qualche numero allora: tra i venti ed i quaranta anni dalla loro piantumazione a conti fatti la popolazione arborea urbana garantisce una resa annua che oscilla tra i 29 ed i 146 dollari al variare della taglia (alberi più grandi ed anziani rendono di più, le conifere in particolare) e della posizione (gli alberi del verde privato garantiscono più redditività di quelli pubblici grazie all’apprezzamento immobiliare ed al minore costo di manutenzione). A titolo esemplificativo un centinaio di piante ad alto fusto collocate in aree pubbliche come viali e piazze ricompensano il pensiero ciceroniano con 516.800 dollari di benefici a fronte di 113.400 dollari di spesa, con una plusvalenza di circa 400.000 verdoni. Per ogni dollaro speso dalla pubblica amministrazione nel verde urbano, i cittadini ricevono in cambio vantaggi per circa 4 dollari e mezzo.

Milano è la città del torracchioni di vetro e di cemento, dove ci si picca di concepire al meglio la logica dell’efficienza, della redditività, dei dividendi su quella dell’estetica e dell’ambiente. Comprare le azioni degli alberi di città potrà anche rappresentare un investimento oneroso (ed un preventivo chiaro sul costo per albero dovrebbe essere la base di tutto), ma la cedola delle piante a medio-lungo termine potrebbe anche essere più fruttifera del previsto. Chissà se qualcuno ha davvero fatto i conti.

6 thoughts on “Serit arbores, quae alteri saeclo prosint

  1. Buongiorno🙂
    e grazie per questo meritorio post e per i link, che torneranno senz’altro utili; grazie pure per Bianciardi, che’ i torracchioni di oggi a mio avviso son pure peggio di quelli dei tempi suoi.
    Però, però. Nel merito di questa specifica questione (Abbado-Piano-Moratti) le cifre non sono affatto chiare: se è vero (e sottolineo il se) che per 3.500 alberi il preventivo di spesa è stato di tredici milioni di euro, la spesa pro-chioma sarebbe stata quasi il quadruplo di quella dell’esempio che riporti e quindi il beneficio economico non ci sarebbe stato. Questo giusto per limitarsi alla grigia contabilità, eh.

  2. Ero rimasto a 90.000 alberi. Mi sono perso qualcosa? 90000 o 3500, mi prude come questo tipo di valutazioni (in cui andrebbe inclusa una definizione chiara del preventivo che citi – 3500 euro ad albero? Come li hanno calcolati?) sia perennemente sommerso dalle foglie morte buttate nel ventilatore.

  3. Ma guarda: su questa vicenda sto leggendo di tutto e di più e non un dato certo che sia uno (il che è leggermente pazzesco), dunque prendi anche me con beneficio d’inventario.
    E comunque è curioso come la discussione in città -anziché fissarsi sulla richiesta dei suddetti dati certi- sembri invece essersi focalizzata sul tema: “boschetto in Duomo sì / boschetto in Duomo no”.

  4. chapeau!
    Vado a diffondere.

    Sul fatto che la città citata non possa piantumare essendo al verde, obietterei che se fosse stata onesta non dovrebbe nemmeno: il bosco di Gioia, tanto per fare un esempio, non l’ho distrutto io ma l’attuale presidente della regione.

    Sulla cedola a lungo termine, invece, le esemplifico un altro investimento milanese, una ‘piantumazione’ metaforica. Negli anni ’80 il comune di Milano varò un progetto quinquennale denominato “I protettori del verde”. Esperti veri (non quelle cooperative di improvvisati che girano ora nelle scuole) spiegavano ai bambini delle scuole elementari tutto quello che c’è da sapere sulle piante di città. Al termine del corso che comprendeva anche sessioni nei parchi pubblici per imparare la difesa delle piante dalle principali malattie, nonché una sessione di spollonamento dei platani del parco Trotter, veniva consegnato dal sindaco stesso con pomposa cerimonia l’attestato di “Protettore del verde”. Romanticamente, mi considero il nefasto prodotto di quel progetto. Un altro era arrampicato tempo fa su un albero del bosco di Gioia… noi bambini degli anni ’70 prendiamo terribilmente sul serio i nostri pezzi di carta, sarà per questo che sul verde non si investe più😉

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