Tronci così, neanche in Val Clavicola

Quando ho visto le foto, circolate nelle scorse settimane su diversi siti sensibili alle stramberie, ammetto di aver pensato anche al fotomontaggio. Quelle immagini di frutti simili a prugne, appesi come lampadine o incastonati come ciotoli a tappezzare tronchi d’albero avevano un che di poco realistico, quasi posticcio. Ed invece, erano veri. Le specie botaniche che li producono  rispondono ai nomi di Myrciaria cauliflora, M. jaboticaba, M. trunciflora e M. tenella. Sono parenti strette della più nota Myrciaria dubia o camu-camu, con cui condividono scenari di impiego salutistico-nutrizionale (molta vitamina C, molti flavonoidi, antocianine presenti soprattutto nella buccia) ed usi alimentari e sembrano essere un frutto assai gradito in Brasile, dove vengono impiegati anche per fare succhi, bevande alcoliche e gelatine, dato che abbondano in pectine ed hanno un gusto molto gradevole. Mentre il camu camu prospera nella parte occidentale dell’Amazzonia, la jabuticaba cresce soprattutto nello stato di Minas Gerais e nella zona della cosiddetta Mata Atlantica, una fascia di foresta che costeggia il lato orientale del Brasile. Come per il camu camu è probabile che nei prossimi anni il successo e la diffusione in terra brasiliana si traducano in una commercializzazione anche in Europa.

La produzione di fiori e quindi anche di frutti non (solo) sui rami più giovani e terminali ma (anche) direttamente sul tronco, lontano dal fogliame,  è un fenomeno caratteristico di circa un centinaio di specie e prende il nome di caulifloria. Lo si riscontra anche in alcune piante ben note come il cacao, il carrubo o l’albero di Giuda (Cercis siliquastrum, in pieno fiore proprio in questi giorni). L’identikit dell’albero con caulifloria è abbastanza uniforme: non molto alto, diffuso in zone tropicali ove prospera in genere all’ombra di specie più alte. Il motivo della localizzazione dei fiori corrisponde ad una serie di scelte di nicchia, una delle quali consiste nell’effettuare l’impollinazione attraverso insetti più abbondanti vicino al suolo come ad esempio quelli striscianti, oppure  usare i pipistrelli come impollinatori e quindi fornire loro fiori abbastanza grandi -e quindi pesanti- su cui potersi posare. Il fattore-peso ha poi la sua importanza anche per i frutti, che possono raggiungere una massa notevole ed essere comunque molto numerosi senza arrecare danno ai rami giovani e meno robusri, come avviene ad esempio con il cannonball tree, Couroupita guaianensis. Al tempo stesso il posizionamento sul tronco permette ai frutti di diventare più facile cibo per animali frugivori di piccola-media taglia, che operano infine la dispersione dei semi. Non a caso infatti quasi sempre i frutti delle piante cauliflore sono succulenti, assai attrativi nel colore e nel contenuto zuccherino con cui compensano la disseminazione zoocora, ovvero operata grazie ad animali. Inclusi quei golosoni degli esseri umani.

(Image Credit Flickr User Felipe Setlik)

2 thoughts on “Tronci così, neanche in Val Clavicola

  1. Non avevo mai visto un albero simile; é intressante scoprire, dal tuo articolo, come la natura non lasci mai nulla al caso. Il tuo sito mi piace molto, professionale, interessante, mai banale! Un saluto.

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