Il successo si costruisce con buone radici

Alla vostra sinistra, l’albero degli alberi secolari – elegante descrizione della geografia dei più anziani ospiti viventi del globo. In cima, un pioppo. Vecchio di centinaia di migliaia di anni. Sarà per la sua effimera presenza golenale, vuoi per la sua crescita rapida che mal si sposa con l’idea di lunga vita, non siamo certamente abituati a considerare il genere Populus come l’epitome della longevità. Un cedro, un castagno, un ulivo, una sequoia, una quercia, quelli sì che possono essere centenari e forse più. Fusti dalla crescita lenta e costante, legni duri e tenaci, mica fiappi e pallidi come i pioppi. Cortecce e tronchi solcati dalle rughe del tempo, tostati e contorti vento e sole come coriacei anziani montanari, mica pallidi giovanotti dritti sulle spalle, dalla pelle tonica e levigata, metrosexual del bosco. E difatti le tartarughe della crescita le ritroviamo tutte in classifica, ma ai piedi della vetta: c’è la Quercus palmeri di Jurupa,  c’è il Taxus di Llangernyw, c’è Larrea tridentata, c’è Fitzroya cupressoides, che cresce di un centimetro ogni 15 anni e c’è anche il castagno dei cento cavalli di Sant’Alfio, in Sicilia. Ma il Pando che li distacca di eoni è un pioppo, Populus tremuloides o quaking aspen.

Per capire il motivo di cotanta vetustà occorre comprendere il criterio seguito e come al solito dipende da cosa si indende classificare: con le piante questo può essere complicato. Ad esempio, dalla facilità con cui alcune di loro mettono in atto meccanismi di propagazione vegetativa, altrimenti definibile come autoclonazione. Prendiamo una fragola o una menta, che grazie agli stoloni si propagano in orizzontale nello spazio del terreno ma anche in verticale nel tempo, dato che ogni nuovo getto è geneticamente identico al precedente. Lo stolone di menta che tra qualche settimana spunterà tra i tulipani è la fotocopia genetica, il clone, di quello che per vostro scorno salterà fuori sotto alla Kenzia e tutti e due sono identici alla pianta che avevate piantato a qualche metro l’anno scorso e che impazzirete ad eliminare, se vi stancherete della sua invadente vitalità. Su base teorica, senza dare troppo nell’occhio e senza generare fusti a lenta crescita fissi in un punto preciso, un individuo in grado di propagarsi in questa maniera potrebbe anche raggiungere lo status dell’immortalità. A meno di eventi sconvolgenti o di orologi interni nella pianta, ovviamente. Se ci si limita a concepire le piante solo in funzione del loro fusto, delle loro parti aree, l’apparenza può dunque ingannare. E se si estende la propria visione a quel che sta sottoterra, la classifica degli alberi secolari viene stravolta.

Il vecchio pioppo in cima alla lista dei millenari è in realtà una enorme colonia di individui maschi di Populus tremuloides nota come trembling giant e sita in Utah. I numeri parlano di circa circa 40.000 fusti distribuiti su diverse decine di ettari, per un totale di qualche migliaio di tonnellate di legname. Ogni singolo fusto ha un ciclo vitale di alcuni decenni, ma è generato da un apparato radicale di gran lunga più anziano e svelto ad approfittare delle sventure altrui. Tutti i tronchi che possiamo contare nel bosco dello Utah sono in sostanza propaggini manifeste di un singolo individuo, unito da una singola rete radicale. Come illustrato nel video disponibile qui, mentre le parti aeree sono esposte al rischio di incendi ed aggressioni atmosferiche varie, la parte sotterranea del pioppo tremulo sopravvive facilmente a questi eventi e possiede la capacità di produrre polloni radicali in gran numero e con gran velocità, proprio dietro allo stimolo di fuoco, lesioni o caduta di un fusto. Grazie a questa velocità di crescita ed alla riproduzione asessuata il pioppo riesce ad avvantaggiarsi sulle altre piante che competono con lui per spazio e risorse, garantendosi da sottoterra spazio vitale, come una gramigna arborea. E cosi’, lavorando di nascosto ma in fretta, quella lepre del pioppo tremulo ha fregato le tartarughe.

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4 pensieri su “Il successo si costruisce con buone radici

  1. Si, vabbè, ma porca miseria… proprio un pioppo?! Che se c’è un’albero che ho imparato a detestare ;-P
    (ne ho anche dovuto tirare giù uno che era quasi mio coetaneo…)

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