Sbatti il morto in prima pagina

La rassegna stampa odierna ha portato a riva una velina dell’ANSA relativa ad un’indagine dell’Istituto Superiore della Sanità con annessa campagna, puntualmente ripresa da vari quotidiani. Qui, ad esempio, la versione dell’Unità. La lettura del testo e l’impostazione del documento mi hanno fatto alzare qualche sopracciglio. Prima dei movimenti, una premessa: qualunque iniziativa mirata ad aumentare la sicurezza dei consumatori, la liceità dei prodotti, la prova della loro efficacia e volta a sostenere operatori competenti ed onesti è non dico giusta, ma sacrostanta e più volte ho trattato di limiti e rischi nei prodotti erboristici. Una lettura ragionata dell’annuncio tuttavia smuove l’arcata sopraccigliare per più motivi.

Primo sopracciglio. Lo status dei prodotti erboristici è ambiguo e questa velina è l’araldo di tale confusione. Come ogni erborista sa, i prodotti citati sono posti in commercio per legge con una dicitura evidente: “integratore alimentare”. “Alimentare”, nel senso comune del consumatore, sta a fianco di “commestibile”, “mangiabile” e si colloca molto più vicino a “sicuro” di quanto non faccia il termine “farmaco” o “medicina”, categorie per le quali l’esistenza di un equilibrio tra rischio e beneficio è ben compresa da tutti, anche istintivamente. Se i prodotti a base di piante medicinali vengono presentati per legge alla stregua di alimenti, non si può pretendere che il messaggio recepito dal consumatore sia “devo stare attento”.

Secondo sopracciglio. Se i prodotti sono associati agli alimenti, anche se ad una classe non generica, perchè non consultare l’INRAN ed i suoi esperti? Perchè il riferimento non è EFSA con la sua giusta e severa politica sui claims? Garattini parla di “medicinali”, la normativa di “integratori alimentari”. Se la confusione circa la collocazione di questi prodotti è radicata fino alle istituzioni, è poi arduo pretendere che il consumatore abbia chiara la situazione. Tracciare una linea più precisa tra cosa è medicinale e cosa è alimentare potrebbe essere un passo utile.

Terzo sopracciglio. Morti e feriti fanno sempre da vessillo, da richiamo. Le cifre a corredo della campagna dell’ISS sono figlie della scarsa informazione dei consumatori o di scarsa qualità dei controlli? Quante delle reazioni avverse citate sono state causate da sofisticazioni, da prodotti adulterati, da farmaci fraudolentemente aggiunti ad integratori alimentari? Questo problema esiste e non è compito del consumatore risolverlo, lo può solo subìre. Se, come dice Garattini “non si sa quali principi attivi possono contenere” il problema è del consumatore o dell’assenza legislativa? Il sistema di farmacovigilanza offre una copertura adeguata? E poi, il rischio di decesso ed ospedalizzazione susseguenti ad intossicazioni alimentari o ad allergie alimentari è comparabile o rientriamo in un range fisiologico?

Quarto sopracciglio. Informare il consumatore, lo ripeto, è cosa buona e giusta. Garantirlo però forse è meglio. Anzichè lanciare messaggi che vanno verso una repressione del consumo, si potrebbe lavorare anche su un sistema che offre -magari imponendoli- maggiori controlli a quanto commercializzato senza basarsi solo su un comntrollo in post-vendita in cui il consumatore funge da beta-tester sulla propria pelle. Magari preoccupandosi non solo di formare chi consuma ma anche chi lo deve tutorare, informare, educare al consumo consapevole. Quanti medici sono adeguatamente formati per soddisfare le esigenze del consumatore di prodotti erboristici? Quanti sono competenti in materia? Credo che le mancate segnalazioni ai medici-sentinella nascano più da una discrasia causata dalla scarsa compresione del fenomeno da parte della classe medica che non dall’inavvedutezza del consumatore. O detto ribaltando il problema con un esempio: si chiede al consumatore di avvisare il medico quando si combinano farmaci e prodotti erboristici, ma quanto medici sanno fornire ai loro pazienti sotto terapia anticoagulante un elenco preciso di integratori da evitare, per prevenire il rischio di combinazioni pericolose?

Se ci sono erboristi o operatori del settore in ascolto, mi piacerebbe sapere che ne pensano. La mia opinione è che il lavoro sulla consapevolezza del consumatore scarichi semplicemente su quest’ultimo responsabilità normative, di controllo e di soddisfazione delle esigenze di mercato che spetterebbero invece ad altri.

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