Love me tandoor

Si definiscono “libri da bagno” tutti quei testi che garantiscono una lettura randomizzata e disimpegnata, seppur contenuta entro i minimi sindacali della consultazione istruttiva. Possono essere aperti a caso e consumati senza i lacci cronologici dell’ordine narrativo, quasi a cervello spento o a screensaver attivato, dato che contengono esclusivamente informazioni secche ma gustose, semplici ma ricercate. Il tripudio del sano nozionismo da Trivial pursuit. I testi della collana Companion series della britannica Think Book sono un esempio eccellente di “libri da bagno” e nel catalogo è presente anche un volume dedicato alla spezia più complicata che ci sia, il curry. L’unico fil rouge che collega la successione di segnalazioni, raccontini, micropost a tema è una serie di estratti da cronache dal subcontinente di Rudyard Kipling.

Per il resto ogni apertura del testo equivale ad una visita allo smörgåsbord giallopiccante ed i bocconi da condividere con gli aiuto-cuochi o da riservare ai commensali si sprecano. Estratti da articoli d’epoca, dati sulla diffusione delle curry houses in Gran Bretagna e nel mondo, follie e manie di personaggi famosi per la spezia, l’epopea della retrocolonizzazione (gli inglesi conquistarono l’India con la polvere da sparo, ma furono conquistati dall’India con la polvere di curry, sapevàtelo), le storie sottese alla nascita delle ricette più comuni, gli aneddoti più recenti sull’origine degli ingredienti e sulle loro proprietà gestronomiche e salutistiche, calembours, memorabilia e citazioni letterario-cinematografiche. Tutto in un’anarchica accozzaglia,  shakerato con mini-schede sulle tante (tante) spezie che formano i tanti (tanti) tipi di curry attualmente noti, spiegando che oltre a curcuma, zenzero, coriandolo, cumino, peperoncino, pepe la ricetta può includere anche aglio, senape, fieno greco, macis, chiodo di garofano.  Si scopre pure che la spezia nota come “curry leaf” ed ottenuta dalle foglie di Chalcas koenigii non fa parte della complicata miscela indiana (nè delle sue millanta varianti locali ed estere come il curry thai, quello giapponese o i suoi cugini afro-mediorientali come il berberè etiope e l’hawayji yemenita).

E se non volete spendere i pochi euro del libro, potete avere una percezione di come questa congerie di spezie ad assetto variabile sia diventata il collante transculturale tra l’universo indiano e la galassia britannica leggendo “Curry on the Divide in Rudyard Kipling’s Kim and Gurinder Chadha’s Bend It Like Beckham“. Perchè come diceva Frank Herbert in Dune, the spice must flow and he who controls the spice, controls the universe!

5 thoughts on “Love me tandoor

  1. Si, su Amazon si trovano. Credo anche sul sito della casa editrice, la Think Books. Cursiosità: li stampano tutti Trebaseleghe vicino a Padova.

  2. Riguardo la citazione che fai di Herbert…mi viene in mente un film, Un tocco di zenzero, in cui uno dei personaggi dice al nipote che la parola “gastronomo” ha in s’è la parola “astronomo” e che quindi l’univero e le spezie sono legate tra loro…..l’hai visto il film?

  3. Assolutamente si! E’ uno dei film più poetici che abbia mai visto….e la scena in cui il nonno spiega l’Universo al nipote attraverso le spezie è una delle più belle! Guardalo…e poi dimmi se ti è piaciuto
    😉

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