Sindrome cinese

Gli aruspici del paradigma dei frigoriferi cinesi predicono grosse crisi nel momento in cui la middle class asiatica prenderà coscienza di sè e reclamerà a suon di yuan tutti gli agi della modernità ancora negati. In attesa di quel tempo, il cinese medio si accontenta di consumare volumi sempre maggiori di ginseng, un tempo troppo costoso per essere accessibile in quantità al grosso della popolazione. Ed a forza di un rizoma oggi e di un rizoma domani, il Panax ginseng disponibile sul mercato è diventato poco e nonostante l’aumento delle coltivazioni il fascino del wild product, del ginseng raccolto allo stato spontaneo, resta troppo forte. Fermi nella convinzione che il prodotto silvestre sia migliore di quello coltivato, i cinesi si sono messi già alcuni decenni or sono a caccia di alternative, rinforzando filiere a dire il vero già attive dai primi dell’800.

Una delle principali è quella di Panax quinquefolium, il ginseng americano apprezzato come succedaneo soprattutto nel popoloso e ricco sud-est cinese. Il mercato tira, la richiesta cresce al ritmo del 5-8% annuo e le quantità esportate dagli States verso la Cina sembrano assestarsi tra 4000 e le 5000 tonnellate annue. Nel Wisconsin e sui monti Appalachi (Pennsylvania, North Carolina, West Virginia) è così nato un business da alcuni di milioni di dollari che viaggia al contrario rispetto alle normali direttrici, basato su rizomi di piante raccolte selvatiche tra i boschi o frutto di una forma ibrida di coltivazione, fatta di semi sparsi sotto alle fronde e lasciati crescere allo stato brado e di rizomi raccolti per viaggiare oltre oceano. La pianta ama l’ombra e cresce bene nel sottobosco, mentre mal sopporta le coltivazioni intensive in campo aperto, al punto che anche le rare piantagioni esistenti abbisognano di ombreggiatura artificiale. La storia è ben raccontata in questo documentario di mezz’ora, disponibile anche in alta definizione e ben circostanziato. Uno dei suoi pregi maggiori, a mio avviso, è quello di mostrare il dietro le quinte della relazione uomo-pianta in un contesto  sostenibile, in cerca di un equilibrio tra mercato ed ambiente.

Uno dei temi toccati nel video è quello della sostenibilità ambientale dell’operazione e della qualità del prodotto (rizomi raccolti in modo eccessivo, con metodi non adeguati, bracconaggio al di fuori delle zone autorizzate, processati male o addirittura mescolati con quelli di altre specie simili ma con diversi principi attivi), una versione scritta dello scenario e delle buone pratiche seguite dai produttori virtuosi di ginseng americano è resa disponibile dal Department of Conservation and Natural Resources della Pennsylvania. Il riferimento per l’avvio della coltivazione forestale è invece WildGrown, sito che offre tutto il necessaire, dal know-how ai semi.

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