E quelli di m’ama non m’ama non sono petali

Gli amici di OggiScienza ospitano sul loro blog un simpatico siparietto chiamato Parco delle Bufale, un ricettacolo catartico di svarioni scientifici che avrebbero meritato una rubrica su Cuore. Mi permetto di contribuire con questa bufala botanica, magari pignola nei termini ma grossa nei volumi edificati e conseguentemente nella visibilità. A Reggio Emilia, durante la frenesia edilizia pallonara degli anni ’90 si erige uno stadio nuovo che, per gentile concessione di un’azienda locale, prende il nome di Stadio Giglio. Il progetto prevede la costruzione di un impianto in stile inglese, di quelli con annesso centro commerciale da realizzare contestualmente all’impianto sportivo (la cosa non è stata granchè fluida, ma questo poco conta). Conta invece che il copywriter, il creativo di turno, al momento di battezzare la creatura cementizia non ha resistito alla combinazione sponsor-fiore/fiore-botanica e così il centro commerciale ha preso lo sventurato nome di “i Petali del Giglio“. Con buona pace della definizione di tepalo e del perigonio delle monocotiledoni. Il genere Lilium, infatti, non presenta chiara distinzione tra calice e corolla ma -come i tulipani- produce fiori in cui un’unica struttura chiamata tepalo si occupa in una prima fase di proteggere gli apparati riproduttori per poi acquisire una colorazione e fungere da vessillo.

Poi il tempo passa, la sponsorizzazione decennale si chiude o magari qualcuno -sono un ottimista- nota lo svarione. Fatto stà che il centro commerciale è ora diventato un più semplice “I Petali” e l’ordine botanico ha ripreso a fluire anche nella periferia reggiana.

3 thoughts on “E quelli di m’ama non m’ama non sono petali

  1. Rossana Poli ha detto:

    Mi permetto di essere ancora più pignola della guardiana. Non è che facciamo entrare una bufala e ne lasciamo di nascosto uscire un’altra?
    Ma: “m’ama non m’ama” voi lo fate con i tepali dei gigli? Non si faceva con le margherite?
    E guarda un pò quelli sono proprio petali! Speciali è vero perché saldati a formare una “ligula” ma pur sempre espansioni di una corolla distinta dal calice, qui abbiamo un perianzio e non un perigono, ma c’é di più la margherita è un “mazzo di fiori”. Niente a che vedere con i gigli! Con buona pace della Botanica!
    http://www.myristica.it/foto/bellis-ligule.html http://www.myristica.it/mag-2001/mama.html

    Mi sa che le bufale botaniche continuano anche nel parco delle bufale! Qui si citano testi che con “buona pace” dell’italiano non vengono neppure letti e che alla definizione di tepalo affermano: “in questo fiore sono anatomicamente distinguibili un verticillo inferiore formato da tre sepali ed uno superiore formato da tre veri petali…” http://it.wikipedia.org/wiki/Tepalo.
    Saranno solo tre ma sono proprio petali ache quelli dei gigli, anche se i botanici li chiamano tepali per cause morfo-anatomiche. Per i botanici è una bufalina ammissibile e corretta anatomicamente, almeno una mezza verità!
    A dirla tutta la verità, ma proprio tutta tutta c’é anche una valutazione anatomo-evoluzionistica per cui tutte le espansioni dei verticilli sono “foglie”. E allora come la mettiamo?

    Se di bufale vogliamo parlare ce n’é una ben più grossa, di quelle da latte e da carne….e che si trova proprio nel titolo.

  2. Ciao Rossana, benvenuta. E benvenuta anche la pignoleria, di cui ho disperato e quotidiano bisogno essendo gravemente afflitto da approssimazione cronica (pseudopatologia che considero peraltro pregiata, ma questa è una divagazione). Puntiglio e precisione a parte, quando si tratta del lessico botanico il rischio del conflitto di interpretazioni sta sempre li’, a spiarti da dietro le frasche mentre fa la punta ai chiodi. I sistematici poi hanno una smodata passione per l’esegesi, l’ermeneutica e per le re-interpretazioni, al prezzo di far risultare la loro disciplina ostica ed indigeribile ai più e dandosi sostanzialmente la zappa sui piedi da un punto di vista comunicativo. Uno dei pochi mezzi a disposizione -non potendo la botanica emettere decreti interpretativi, ahilei- è quello di fare affidamento a qualche testo riconosciuto, abbastanza anziano da essere condiviso da quasi tutti per autorevolezza ma abbastanza recente da non risultare desueto e fuori corso. Per la questione dei tepali delle Liliacee in questo caso i miei riferimenti sono stati due, uno più classico ed uno più moderno, per pescare da tutti e due gli estremi. Il primo è la Flora d’Italia del Pignatti, ovvero la Costituzione repubblicana della sistematica italiana. Nella descrizione delle Liliacee parla di “… 6 pezzi uguali o scarsam. differenziati (tepali), generalm. petaloidi, liberi oppure (Muscari, Convallaria, etc.) concresciuti a tubo, campanella…“. Il secondo è un libro di testo di botanica sistematica abbondantemente diffuso a livello universitario il quale, a pagina 214, descrive per il genere Lilium “Fiori ermafroditi, attinomorfi o leggermente zigomorfi, vistosi. tepali 6, liberi embricati, petaloidi, spesso con macchie o striature …“. Sul “petaloidi” ovviamente possiamo aprire un dibattito morettiano (in senso cinematografico, non grafologico), ma l’intento del post era quello di far notare come nello scegliere il nome del centro commerciale ci si fosse arrestati all’interpretazione più comune di fiore, senza approfondire nemmeno il minimo sindacale.

    Relativamente al titolo del post è ovvio che non è riferito ai pezzi fiorali del giglio ed è altrettanto chiaro che a spaccare l’antofillo in quattro le ligule sono formalmente petali saldati, eccetera. Ma dato il numero straordinariamente alto di persone convinte che quello delle Composite sia un fiore e non un’infiorescenza, la presunta approssimazione botanica offre un servigio più che degno, suggerendo la ben più evidente eppur misconosciuta differenza tra fiore ed infiorescenza. E del resto, nel link che gentilmente hai fornito, lo stesso autore si chiede e si risponde: “E i cosiddetti “petali”? Veri fiori anche quelli? Sì.“, facendo la medesima operazione. A questo punto può anche scattare l’inchiesta: sfogliando la margherita si strappano i petali saldati o si sfilano i fiori ligulati dal ricettacolo? Adesso qui le margherite stanno sotto la neve, ma appena riprendono a fiorire possiamo iniziare a verificare.

    (nota a margine: il tuo commento è andato online previa moderazione a causa della presenza di link. L’antispam lo aveva messo in quarantena)

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