Pokeplant o plantamon?

Non ho la più pallida idea dell’età media del lettore di questo blog. Escludo una grande frequentazione di remigini, ma posso verosimilmente ipotizzare che in molti abbiano per le mani fratelli/sorelle/nipotini/figli/studenti in età da GCC/TCG, i giochi di carte collezionabili basati su figurine a tema. Si ispirano ai giochi di ruolo in versione espresso e combinano una nutrita batteria di personaggi e strumenti con una serie di proprietà e caratteristiche di fantasia, in grado di combinarsi tra loro a creare combattimenti e relazioni simulate in un contesto fantastico. Nella fascia dell’età scolare pare spopolino ed uno dei temi più in voga è quello legato ai Pòkemon, sebbene ogni bestseller fantastico abbia il suo bravo spinoff: Harry Potter, i Gormiti, World of Warcraft, eccetera. La lista è lunga quanto il catalogo Ikea, dato che le trading cards fanno parte a pieno titolo  dell’armamentario, esteso ed immanente, dell’ipermerce che nasce dal desiderio di possesso e si sviluppa secondo pure dinamiche di mercato.

Questo piccolo universo di fantasia mercificata genera diverse analisi critiche (Loredana Lipperini ha dedicato al tema un libro, Generazione Pokemon) e diverse interpretazioni, tra cui quella di essere l’ennesimo catalizzatore del rincoglionimento infantile, ereditando in questo il testimone generazionale che come minimo risale alla prima stampa di Topolino e Tex e passa per Goldrake per spiaggiarsi sulla Playstation. Quelli tra le mani dei nativi dell’epoca dell’Homo ludicus sono solo l’ennesima incarnazione del demonio, perverse armi arrosticervello o come ogni utensile creato dall’uomo possono soddisfare anche esigenze più alte?

Nel 2002 è uscito un articolo su Science che ha descritto una dinamica interessante: gli scolari sono in grado di memorizzare nel dettaglio circa 150 figurine e le relative regole/punteggi/azioni correlate mentre non hanno un’ analoga conoscenza del mondo reale, quello delle piante e degli animali sotto casa. La causa è da ricercarsi primariamente in un sistema di insegnamento troppo lontano dalla contemporaneità vissuta dagli studenti 2.0. La chiosa finale dell’articolo era la seguente e descrive una realtà che qualunque insegnante attento può riconoscere come propria:

Our findings carry two messages for conservationists. First, young children clearly have tremendous capacity for learning about creatures (whether natural or man-made), being able to at age 8 to identify nearly 80% of a sample drawn from 150 synthetic “species.” Second, it appears that conservationists are doing less well than the creators of Pokemon at inspiring interest in their subjects: During their primary school years, children apparently learn far more about Pokemon than about their native wildlife and enter secondary school being able to name less than 50% of common wildlife types. Evidence from elsewhere links loss of knowledge about the natural world to growing isolation from it. People care about what they know. With the world’s urban population rising by 160,000 people daily, conservationists need to reestablish children’s links with nature if they are to win over the hearts and minds of the next generation.”

Dopo aver letto l’articolo ed aver riflettuto sul motto latino “ludendo docere“, un ricercatore americano ha creato il Phylomon project e sta in queste settimane raccogliendo una piccola comunità virtuale di ricercatori, disegnatori, sviluppatori e game creators (anche attraverso un gruppo di discussione su Friendfeed e su Facebook). Se il piano dell’affermazione dei TCG è puramente fantastico ed inventato, perchè non provare a costruire un set di carte ed un gioco basandosi su elementi reali, che aiuti lo studente urbano a stabilire un contatto con il complicato gioco della biodiversità? Animali veri, proprietà reali, piante vere, relazioni effettive, tricks tratti da libri di biologia, dinamiche evolutive inserite in un contesto attraente per i bambini. Sono al lavoro anche i programmatori e gli smanettoni della rete, perchè a marzo verrà lanciata una versione online del gioco.

La chiamata alle armi, alle carte è aperta a scuole, esperti ed appassionati e per ora gli esponenti del Regno Vegetale si sono dimostrati abbastanza pigri. Peccato, perchè l’idea è più che brillante.

4 thoughts on “Pokeplant o plantamon?

  1. Bella lì, ottima idea, grazie per il post, sono subito andato ad iscrivermi!
    Dovrò testare le mie idee di carte sul suino (bambino) di casa, un test durissimo…🙂

  2. Contro il suino gioca la carta della buccia d’anguria. Ti garantisce 25 punti distrazione e limita gli spostamenti dell’avversario di 18 punti, ovvero gli fai saltare un turno. Cosi’ hai il tempo anche di giocare la carta dell’annaffiatoio sul basilico: se lo lasci appassire perdi ben 40 punti pollice verde.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...