Teste di legno?

Kassel è un posto triste e grigio, non me ne vogliano eventuali appassionati mitteleuropei. Rasa al suolo che neanche Coventry durante la seconda guerra mondiale, è rapidamente ricresciuta come centro industriale tra altoforni, fabbriche di pneumatici e ciminiere. Uno dei pochi motivi per cui vale la pena sostare a Kassel è il Naturkundemuseum, dove è ospitata l’intera Holzbibliotek di Carl Schildbach. Si tratta di una xiloteca particolare, pivot tra un campionario di essenze -nel senso di legni e non profumi- che forniscono la materia prima e la biblioteca vera e propria, da cui vengono mutuate forma, organizzazione e scopo. La collezione conta quasi 600 volumi di “libri” di legno, gli holtzbuch, tutti datati tra il 1700 e la prima metà dell’800. Per una città industriale in vetrocemento, la biblioteca del durame è una specie di scherzo museale, di perfida vendetta botanica. Il kabinet dedicato alla collezione di Schildbach può essere visto in questo breve filmato.

Il karma è quello dell’erbario, ma applicato alle specie arboree e screziato con un quid civettuolo di biedermeier, forse non casualmente coevo. Anzichè riportare gli specimen erborizzati su carta come ortodossia botanica comanderebbe, si creano strutture tridimensionali a forma di libro usando esclusivamente materiali della specie arborea in questione. Il risultato è un oggetto solido come l’albero che lo ha creato e l’exsiccata diventa un libro aperto, metaforicamente  e non. Ogni holzbuch è dotato di copertina-scatola in legno ed il contenuto (esteticamente ineccepibile e davvero sintonizzato sull’estetica semplice, sulla sincerità sobria ed armonica del biedermeier) è composto dagli elementi caratterizzanti l’albero in questione: le foglie e le sezioni di ramo in diversi stadi di sviluppo, le pigne, eventuali campioni di resina, addirittura le tipologie di muschio e licheni consociati che crescono sul tronco, eccetera. La costa del “libro” è in genere ricoperta con la corteccia. In alcuni casi sono presenti anche la plantula in germinazione, opportunamente essiccata, ed esempi di eventuali parassiti. Tutto lo scibile botanico-forestal-ecologico delle specie arboree di Prussia era riunito in un unicum autoconsistente in cui ogni singola parte raccontava qualcosa allo studente ed in cui tutto era al contempo disposto con scientifica precisione, per dare un ensemble esteticamente gradevole. Schildbach e con lui il monaco benedettino Candid Huber, altro geniaccio dell’holzbuch, mediavano l’esigenza di documentazione scientifica con un estro artigianale ed artistico mirabili.

Lo scopo degli holzbuch non era meramente estetico, sebbene da subito siano divenuti oggetto di collezionismo, ma didattico: servivano come supporti per l’educazione forestale e presso i nascenti musei di storia naturale sotto la spinta statale di sfruttamento razionale delle risorse agroforestali. Oltre che a Kassel se ne trovano piccole collezioni anche nel castello di Bad Berleburg da cui proviene l’esemplare nell’illustrazione e nel museo di storia naturale di Ebersberg. Esistono xiloteche anche in Italia, come la xiloteca Cormio a Monza e la Xiloteca del Centro di studi dell’ambiente alpino a San Vito di Cadore, ma le loro collezioni sono più pragmatiche e meno estetizzanti.

Per saperne di più su queste xiloteche-biedermeier esistono pochi testi, quasi tutti editi in Germania. Apparentemente il più esaustivo è questo.

(Photo credits: LWL)

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