Farmacia in etere

L’etere in farmacia ha una sua frequenza, sebbene declinata in chiave nociva nel grand scheme of things. Assai più raramente sintonizzabile invece è il suo inverso, la farmacia nell’etere, il cui impiego può dare anche esiti favorevoli. Fare divulgazione a voce su temi farmaceutici o legati alla salute è particolarmente complicato: banalizzando l’audience si allarga ma l’informazione che passa è scarsa mentre se punti sulla specializzazione e sulla precisione non ottieni altro risultato che aggregare attorno al programma solo chi è già iniziato ai tecnicismi ed ai sofismi della materia.

rrrreeaaaaPeople’s Pharmacy è un programma di un’ora mandato in onda da alcune affiliate dell’NPR, la radio pubblica statunitense. In rete sono disponibili tutti i podcast, per chi ha la pazienza di ascoltarseli (il ritmo della conduzione sembra purtroppo tarato sul pensionato standard della Florida, che ascolta dall’autoradio sul cart elettrico). In compenso alla trasmissione è abbinato un sito che svolge la funzione di sportello informativo per gli ascoltatori, con sezioni a domanda/risposta. Oltre alla parte propriamente farmaceutica, esiste una sezione ad hoc per integratori alimentari e prodotti di origine vegetale in cui gli autori cercano di rispondere  col supporto di indicazioni valide alle domande (talvolta strampalate, diciamolo) dei lettori/ascoltatori.  La parte più creativa e gustosa però è senza dubbio quella dedicata agli home remedies, i rimedi estemporanei basati su anedottica popolare o tradizioni familiari, perchè rappresentano uno spaccato del metodo di prova ed errore usato dall’uomo nei secoli per risolvere piccoli e grandi problemi di salute usando quello che aveva nella dispensa. Una volta la dispensa era la foresta o il campo, ora è principalmente il mercato, il supermercato, il frigo. Si assistono quindi a creative reinvenzioni o a pitagorici riutilizzi di alimenti e prodotti nati per tutt’altro uso: dalle melanzane contro le verruche al colluttorio orale usato come deodorante per le ascelle…

Se esistesse una versione italiana (che latita, nonostante l’interesse potenziale di consumatori, ascoltatori e pubblicitari) lavorarci sarebbe non solo stimolante, ma uno spasso.

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