Gimme nuts! Gimme more!

Quando le scuole italiche erano ancora “del regno”, l’economia domestica era un pilastro della formazione al femminile e la sua definizione si è poi tramandata ad indicare -non senza malcelata ironia- una serie di buone pratiche in bilico tra l’autarchico ed il tradizionale per gestire al meglio e con poche risorse sistemi complessi. Se esiste una disciplina scientifica affine all’economia domestica, ma senza gender issues, questa è l’economic botany. Tra le sue vocazioni primarie la raccolta di informazioni e l’ottimizzazione gestionale delle risorse vegetali coltivate o spontanee, disponibili per soddisfare le necessità specifiche di una popolazione in un luogo. Ovvero, in altri termini, lo studio di come le piante siano entrate nell’economia domestica di paesi e popoli e la valutazione di quali vantaggi questo può dare anche di fronte ad esigenze moderne.

childLa storia del lavoro di Erika Vohman e del suo Equilibrium Fund sulla Maya nut (Brosimum alicastrum) presso le comunità rurali delle foreste guatemalteche è un esempio lampante di quanto scritto nel paragrafo precedente. Il Ramòn, come lo chiamano in loco, è un albero d’alto fusto longevo ed abbondante nelle foreste controamericane. Usato un tempo come risorsa alimentare estrema in epoche di carestia (secondo una storia analoga a quella che in molte parti del nostro Appennino ha il Castagno come protagonista), ha dalla sua diversi vantaggi. Innanzitutto è sufficientemente produttivo da poterne impiegate i frutti in quantità senza incidere in modo significativo sulla sua riproduzione: si stima che ogni pianta adulta possa rendere disponibili circa 150-180 kg/anno di noci senza che si presentino problemi di sostenibilità ambientale. In seconda battuta tende a concentrarsi sul territorio in aree ad alta densità, che facilitano la raccolta. In terzo luogo i suoi frutti sono particolarmente proteici e ricchi di nutrienti pregiati e di vitamine. Il resto è affidato alla creatività dell’uso ed alla diversificazione degli utilizzi, che nel caso specifico ha portatoalla creazione di una serie di microimprese al femminile ed all’avvio di campagne di alfabetizzazione alimentare.

Nella storia della Maya Nut si intrecciano problemi e soluzioni sulla gestione delle foreste, sull’alimentazione, sul diritto al cibo ed alla salute, sulle problematiche di genere ed in risposta a questo sforzo sincretico nelle settimane scorse Erika Vohman è stata inserita tra le CNN Heroes ed è in corso la realizzazione di un documentario sulle sue attività. Di seguito un lungo trailer che racconta la storia della Maya Nut e delle donne del Guatemala ed il servizio dedicato alla Vohman su CNN

4 thoughts on “Gimme nuts! Gimme more!

  1. Bellissimo questo post che ricorda anche i nostri trascorsi italici, peccato che da noi si tenda a perdere e cancellare questa memoria e questo sapere antico.

  2. Benvenuto e grazie! Nel caso delle castagne la tradizione non è però scomparsa ed in realtà il percorso è andato avanti. L’utilizzo dei castagneti in molte aree appenniniche credo sia uno dei migliori esempi di possibile convivenza tra conservazione ambientale, sfruttamento commerciale e promozione della cultura rurale. Praticamente il triangolo delle Bermuda in cui spesso affondano i progetti di valorizzazione della biodiversità…

  3. Ciao, ti seguo da un po’, ma non avevo mai commentato. Leggere i tuoi post è un po’ come leggere una piccola fiaba, ma in più si impara qualcosa e si è certi dell’accuratezza scientifica del messaggio😉
    Questo post in particolare mi affascina, perchè da un po’ mi interesso di permacultura, che punta molto proprio sugli alberi selvatici con potenzialità eduli.
    Da noi si potrebbe riscoprire come a salvarci, in tempi di crisi, siano state non solo le castagne, ma anche le ghiande, i faggi, le castagne d’acqua!
    Un bel post botanico sull’argomento? Ti prego ti prego ti prego!
    E davvero tutti i miei migliori complimenti! Isa

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