Biodiversiche?

topDare una definizione univoca al termine biodiversità è un’impresa improba in cui non ho alcune intenzione di cimentarmi, per cui mi limito a dire che è uno di quei concetti elastici che viene ridisegnato in funzione di chi ne parla e di chi lo sta ad ascoltare. Un pò come il fuorigioco. A Milano nelle prossime settimane se ne parlerà parecchio e soprattutto rivolgendosi a tanti uditori differenti, come è giusto che sia. Sfogliando l’affollato programma del Festival della Biodiversità di quest’anno noto però l’assenza di un tema che reputo importante e che raramente passa tra le maglie della divulgazione: cosa ce ne facciamo della biodiversità? E soprattutto, quanto vale?

Al di là del valore ambientale o di quello estetico, la divulgazione del concetto di diversità biologica (e culturale, chè le due cose vanno spesso a braccetto) deve iniziare a masticare forme di quantizzazione del capitale naturale e renderle accessibili al consumatore. Giusto per provare ad andare oltre il canale emozionale ed empatico e dare alla questione una connotazione pratica, economica, misurabile che spieghi razionalmente che in natura diverso è bello e che per l’uomo lo è ancor di più.

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