Mettere le mani avanti

oliTra i diversi parametri che portano a definire la Denominazione di Origine Protetta di un derivato vegetale c’è anche l’epoca della raccolta. Alcune richieste recentemente avanzate agli organi competenti stanno iniziando a tenere conto dei rischi di slittamento delle date di raccolta conseguenti al cambiamento climatico, legati a dinamiche descritte qualche giorno addietro.

Ad esempio, nella certificazione dell’oliva pugliese “Bella della Daunia“, si sta proponendo di spostare la data di inizio raccolta delle olive verdi (e conseguentemente quella delle olive nere, più mature) perchè alla data del primo ottobre inserita nel disciplinare originario le drupe iniziano già ad assumere un colore scuro. Che circa 10 anni fa, quando la DOP è stata rilasciata, non avevano.

3 thoughts on “Mettere le mani avanti

  1. Hooo, finalmente si puo’ commentare senza registrarsi😉
    In generale cosa ne pensi delle DOP ? Non sono una specie di “copyright” ? Una sorta di protezione della proprieta’ intellettuale?

    Ha senso distinguere due vegetali, geneticamente identici, piantati anche in zone diverse del mondo ? (che abbiano un clima e un ecosistema simile ovviamente, per avere proprieta’ quasi identiche.)

  2. La genesi è senza dubbio legata ad una protezione commerciale e si presta a situazioni ambigue o grottesche, a mio avviso soprattutto sui vincoli geografici più che genetici. Esempio classico il Parmigiano, che si può definire tale solo se fatto in una parte della provincia di Mantova e non nell’altra (e sfido chiunque a dimostrare differenze ecoclimatiche o di foraggio tra la destra e la sinistra Po in quella zona). Idem per molti DOCG in campo enologico, dove gli esempi sono molto frequenti o alcune olive per restare nel tema del post. Per “geneticamente identici” immagino tu intenda una stessa cultivar o stessa varietà (stesse barbatelle identicamente innestate piantate dalle due parti del confine geografico del disciplinare, ad esempio).

    Però nei disciplinari l’aspetto genetico e geografico della fonte non è il solo discrimine e si mescola ad elementi culturali e di processo (post-raccolta, lavorazione, nutrizione di eventuali fonti animali, tecnica colturali) che possono fare la differenza più della fonte vegetale sul prodotto finito, che alla fine è quello di solito certificato dalla DOP. Non sono contrario allo strumento in sè (non sono neanche contrario tout-court ai brevetti e non ritengo si debba credere ciecamente ad una certificazione), vacillo quando il loro uso è esasperato nella frequenza e nei cavilli usati per differenziare e mi piacerebbero forme di protezione più soft e meno geolocalizzate. Diciamo che più che una Denominazione di Origine Protetta sarebbe utile al consumatore una Denominazione di Produzione Originale.

  3. Valeria ha detto:

    Sembra che il riscaldamento del clima venga proprio solo per rompere le scatole…😉 Qui, nel sudovest sardo, infatti, gli ultimi inverni sono stati decisamente freddi, estati decisamente fresche -quasi poco adatte per la balneazione!- e persino le mie rose hanno tirato fuori le prime gemme rossastre solo una settimana fa.
    Non capirò mai nulla di climatologia…

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