Giochiamo al Sisal questa settimana?

agaQuando salta fuori la parola sisal, i nonni si dividono. Lui pensa alla vecchia schedina del Totocalcio -quella con il bollo- e lei al guanto per grattarsi la schiena -ché la parola scrub l’han tirata fuori dopo. Per la FAO il 2009 è l’anno della fibra tessile naturale e sul fashionissimo sito dedicato all’evento è pieno di descrizioni e storie, la migliore delle quali è proprio sull’Agave sisalana, pianta da cui si ottiene una fibra estremamente lunga e resistente. Pianta rustica e poco esigente, coltivabile in zone semiaride, da reddito anche in piccoli appezzamenti nei PVS, mandata in vacca negli anni ’70 dalle fibre sintetiche ed ora in cerca di rivincite. Anche grazie ad investimenti tecnologici che mirano a ridurre l’uso di macchinari per la sfibratura pericolosi per gli operai ed ottimizzare l’utilizzo degli abbondanti scarti. In Tanzania, dove era una produzione cardine alla voce export fino a qualche decennio fa, ci stanno riprovando rilanciando la produzione di sisal, diversificando i prodotti e costruendo una centrale a biomasse che utilizzi la polpa residua per fabbricare elettricità, biogas e fertilizzanti.

Attualmente il leader mondiale della produzione di sisal non sono la Tanzania nè il Messico, il paese d’origine della pianta, ma il Brasile. Soprattutto nel Noroeste ai margini del Sertao la coltivazione è diffusa e la filiera produttiva completa è raccontata in questo video dell’APAEB, un grosso produttore di Bahia che ha avviato una collaborazione con la Ford per utilizzare tessuti a base di Agave sisalana nelle tappezzerie automobilistiche. Ovviamente c’è già chi parla di oro verde per una terra ostica a diverse colture, ma di certo qualcuno al sisal ha vinto abbastanza per condurre una vita decorosa.

Sul sito della FAO si parla anche d’altro: cotone, canapa, lino, juta, cocco ed abaca (la fibra del banano Musa textilis prodotta soprattutto nelle Filippine), mentre manca una palma da fibra importante per alcune zone dell’Asia e dell’Africa come la raffia (Raphia spp.). Per ogni pianta vengono descritte le aree di coltivazione elettiva, gli usi, le caratteristiche delle fibre e della produzione. Con un occhio alla ricaduta economica e sociale, perchè sulla coltivazione in piccola e media scala di piante da fibra ci campa una bella fetta del sud del mondo.

5 thoughts on “Giochiamo al Sisal questa settimana?

  1. guntherkfuchs ha detto:

    si è opportuno indirizzare i contadini su cosa è più conveniente produrre nel loro territorio, sembra banale ma non è

  2. Certo che si, anche se non è detto che sia sempre A. sisalana e non saprei dare indicazioni sulla qualità del prodotto , che dipende anche dalle aspettative. Nella tradizione dei cordai siciliani (e dei fabbricanti di reti per tonnare) era usata non solo l’agave ma anche un’altra specie chiamata “ddisa”, che è poi Stipa tenacissima o Sparto.

  3. iano ha detto:

    ok, grazie, verificherò e ti farò sapere. quel che posso azzardare ora è che non mi sembra sisalana dall’aspetto

  4. silvia ha detto:

    silvia
    salve, mi chiedevo se l’agave diffusa in sicilia credo che si tratti dell’A. americana, possa essere utilizzata sia per estrarre il succo d’agave che per produrre fibra tessile?

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