Monday Movies #11 – NYBG

kikuDa circa un anno il New York Botanical Garden ha un suo account su Vimeo, un servizio concorrente a Youtube. Non l’hanno aggiornato spesso, i video sono solo una trentina ed alcuni si limitano a descrivere la gestione di una struttura complessa come un grande orto botanico all’interno di una metropoli: le potature, la pulizia del laghetto delle ninfee, l’alternarsi dei colori nell’oasi verde del Bronx. Nelle ultime settimane però hanno forse deciso che si poteva impiegare meglio lo spazio e sono apparsi almeno tre video che si lasciano apprezzare soprattutto per la parte estetico-floreale.

Il primo è un servizio sull’Orchids Show, una di quelle manifestazioni che per gli appassionati di floricoltura e di estetica vegetale rappresentano il massimo della pornografia floreale: fiori meravigliosi, esotici, carnali ed irraggiungibilmente patinati che noi normali cittadini non avremo mai uguali a casa nostra (a meno di pagarli profumatamente), voluttuosamente collocati in una coreografia perfetta. Più o meno come entrare a casa di Hugh Hefner, ma senza eccessi di pacchianeria.

Il secondo video è invece un backstage dell’allestimento dell’Ogiku style exibition, una delle attività di Kiku 2008, la mostra autunnale dedicata al crisantemo nell’arte giapponese. L’ogiku è una delle molte tecniche di coltivazione estetica cui sono sottoposti gli ibridi di Chrystanthemum x grandiflorum (= C. x morifolium, da C. zawadskii var. latilobium e C. indicum) selezionati in Giappone. Dotato di un’unica grande infiorescenza a palla dai colori tenui (giallo, lilla, bianco, pesca, rosa) e di uno stelo esile ed allungato, l’ogiku nasce per allestire coreografie geometriche diagonali per cromatismo ed altezza secondo schemi codificati a partire dal Periodo Edo, epoca in cui questa pianta per noi così funebre ha iniziato a conquistare il lato delicato della cultura del Sol Levante, sino a divenire simbolo imperiale. L’abbinamento del lilla, del bianco e del giallo riprende infatti la colorazione diagonale sulle briglie del cavallo dell’imperatore, mentre la disposizione delle foglie ed in alcuni casi anche la piegatura del fusto è ottenuta con apposite tecniche “posturali” descritte in questo post dello Human Flower Project. Nel video viene anche spiegato lo stratagemma fisiologico usato per ottenere una fioritura anticipata e simultanea dei fiori da esporre, ingannando il fotoperiodo della pianta, spiccatamente brevidiurna. Il post dello Human Flower Project è anche didascalia ideale per il terzo video, forse il più bello, che passa in rassegna le altre tre tecniche di bondage-cultivation a cui si dedicano i floricoltori giapponesi: il kengai ovvero la cascata di fiori ottenuti da un unico fusto, lo shino-tsukuri creato piegando i fusti di due piante ospitate in un singolo vaso e l’incredibile ozukuri, nel quale una singola pianta è “educata” a generare un vero e proprio castello di fiori.

Una bella galleria fotografica dei crisantemi coltivati ed esposti al NYBG, in seno ad uno scambio culturale con lo Shinjuku Gyoen National Garden di Tokyo, è visionabile qui.

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