Scoperte choc

choc

Intorno all’anno mille nei villaggi anasazi del New Mexico si consumava cacao, bevendolo in tazze di coccio. Quasi certamente si trattava di un prodotto per ricchi e potenti, esclusivo e rituale, roba da vip del canyon. Per chi ha qualche debito in geografia può trattarsi di una non-notizia: il Messico è notoriamente la culla del legame tra uomo e Theobroma cacao, vista la rilevanza della bevanda per le culture maya ed azteca. Il New Mexico però è attualmente negli USA e le civiltà precolombiane abitavano la zona meridionale del Messico, quella più umida e forestale. Tra le due zone, quasi solo deserti da film western, crotali e scorpioni (ed ora anche un bel muro fronterizo).

Del cacao e degli Anasazi ne parla in dettaglio BloGalileo discutendo un articolo appena apparso sul PLOS, tra antropologia, etnobotanica e chimica analitica.

In occidente, diversi secoli prima, arrivavano nella Roma imperiale prodotti naturali come la seta, destinati alle classi sociali più alte, come hanno raccontato sia Plinio il vecchio che Seneca. Questi prodotti facevano ben di più di 2000 km, ma è interessante scoprire la probabile esistenza di un commercio e di un consumo così esteso già in epoca precolombiana. Piccola divagazione: per chi volesse approfondire l’argomento degli scambi commerciali a base di spezie ed altri prodotti vegetali tra l’Antica Roma e la Cina, bisogna andare a caccia tra i remainders: un ottimo testo è Roma e la via delle spezie di Innes Miller, uscito nel 1975.

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Il gioco dei rimandi mi ha però fatto scoprire qualcos’altro sull’origine del cacao come alimento. Nel riportare la notizia degli Anasazi, il National Geographic fa riferimento ad uno studio antecendente pubblicato da PNAS (scarica il pdf) che in maniera simile, ovvero sempre partendo dall’analisi di residui di teobromina in vasellame, ha ipotizzato che il cacao inizialmente non fosse altro che un sottoprodotto della produzione di una bevanda alcolica. Questa bevanda era ottenuta dalle popolazioni mesoamericane attraverso fermentazione delle mucillagini zuccherine che avvolgono i semi nella cabossa di cacao. In vasellame risalente ad epoche largamente precedenti l’introduzione del chocolatl ed usato esclusivamente per bere alcolici, sono state infatti ritrovate tracce di teobromina. L’utilizzo dei semi fermentati  per ottenere il cacao vero e proprio e l’apprezzamento per il sapore amaro ottenuto proprio grazie alle reazioni chimiche che avvengono durante la fermentazione sarebbe stato successivo, probabilmente nato dal desiderio di qualche intraprendente personaggio che voleva recuperare parte della biomassa di scarto. Se fosse davvero così anche la scoperta del cacao sarebbe da considerare un perfetto esempio di serendipità.

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Chemical and archaeological evidence for the earliest cacao beverages
John S. Henderson, Rosemary A. Joyce, Gretchen R. Hall, W. Jeffrey Hurst, Patrick E. McGovern
PNAS 2007, 104, 48, 18937-18940.
(scarica il pdf)

Chemical analyses of residues extracted from pottery vessels from Puerto Escondido in what is now Honduras show that cacao beverages were being made there before 1000 B.C., extending the confirmed use of cacao back at least 500 years. The famous chocolate beverage served on special occasions in later times in Mesoamerica, especially by elites, was made from cacao seeds. The earliest cacao beverages consumed at Puerto Escondido were likely produced by fermenting the sweet pulp surrounding the seeds.

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