La ricrescita è un problema?

trofoPer le finte bionde indubbiamente lo è. Per i parrucchieri è invece un’opportunità, anzi, una manna dal cielo. Ma per le foreste tropicali la ricrescita cosa rappresenta, un evento fausto o un rischio paradossale?

Il fatto: le foreste tropicali secondarie, quelle ricresciute dopo la distruzione di quelle originali, presentano una velocità di crescita superiore al previsto, stando a misurazioni satellitari. Anche la biodiversità da esse ospitata sembra essere maggiore rispetto a quanto previsto e soprattutto gli insetti si adattano meglio alle nuove condizioni (ma questa non è una novità).

L’incontro: vari esperti di conservazione forestale a confronto allo Smithsonian Institute per discutere sulla rilevanza e sulle conseguenze di queste osservazioni.

Le ipotesi: forse i biomi megadiversi ci sopportano meglio di quanto crediamo e la loro capacità di rigenerarsi supera la capacità distruttiva dell’uomo, soprattutto quando vengono lasciati in pace per qualche lustro e la pressione antropica si riduce per effetto dell’abbandono delle aree scarsamente urbanizzate. Per ogni ettaro di foresta primaria abbattuta ce ne sono 50 che ricrescono floridi grazie all’abbandono delle terre, dicono.

La domanda: se questo davvero accade, la politica della riforestazione e dell’investimento sulla ricrescita delle foreste secondarie non avrebbe più senso di quella della protezione a denti stretti delle foreste primarie? Anzichè pagare per mantenere intatte le foreste non sarebbe più vantaggioso pagare la gente per andarsene o sostenere la ricrescita?

I punti d’accordo: la demografia locale non rappresenta un fattore critico pari alla pressione del mercato internazionale o, se si preferisce, del modello di sviluppo scelto su scala planetaria. Si può erodere l’effetto della pressione diretta, quella esercitata in situ, ma a lungo termine occorre fare i conti con quella indiretta prodotta da lontano. Ad esempio i danni delle monocolture indotte dalle richieste di mercato e le conseguenze delle variazioni climatiche legate all’incremento dei consumi di tipo urbano rappresentano una minaccia in potenza assai meno rimediabile e più profonda di quella di una popolazione umana nei pressi delle foreste.

I dubbi: le misurazioni stallitari non esprimono abbastanza bene la varietà di specie che popolano un ecosistema. La ricrescita non è sufficiente a garantire il ripristino di un sistema altamente dinamico ed interconnesso. Il fatto che in 15-20 anni una foresta torni ad avere una biomassa pari all’originale non implica un completo ripristino, soprattutto per le specie animali e vegetali che presentano una capacità adattativa più limitata di fronte ai cambiamenti, come molte specie vegetali di nicchia, a crescita lenta o come molti mammiferi. Il cambiamento radicale premia le specie più aggressive ed il recupero non può avvenire ad armi pari.

La polemica: tutta questa attenzione riservata alla nuova vita delle foreste secondarie può rappresentare un boomerang mediatico, un cavallo di Troia per alleggerire la morsa mediatica e pratica contro la deforestazione degli ecosistemi forestali primari. Se ricrescono, perchè crucciarsi.

C’è anche chi, come il sottoscritto, si chiede se ottenere una riduzione della pressione antropica diretta sulle foreste grazie ad un’urbanizzazione socialmente coatta della popolazione rurale -spesso resa cittadina in condizioni sociali, economiche e sanitarie al limite della brutalità- sia da considerarsi un evento positivo, umanamente accettabile e realmente sostenibile per la biodiversità. Rendere profughi gli abitanti delle zone più biodiverse non è inquietante?

Il reportage completo sul dibattito dello Smithsonian Institute e sulle sue conseguenze è disponibile Mongabay (qui e qui) mentre una versione più breve ma in italiano è uscita su GreenReport, che a sua volta riprende l’Economist. Recentissima e chiara l’opinione di CabiBlog con un sacco di link interessanti al dibattito.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...