Monday Movies #9 – Oltre i trifidi

craVi siete appassionati per la storia delle mele, della canapa, del tulipano e della patata nella Botanica del desiderio. Ma il benemerito Pollan in fondo non ha inventato niente, ha solo scelto gli esempi giusti e li ha raccontati bene. E se maneggiate anche solo un inglese rudimentale, troverete altrettanto emozionanti e stimolanti le storie da pulp forestale di Ficus aurea, quelle tropicali di Lodoicea malvidica, quelle ad orologeria idraulica di Mesembrianthemum spp. e quella triste ma a lieto fine di Syderoxylon grandiflorum. Con loro, decine di altre specie che hanno fatto della dispersione del seme un’arte raffinata e complessa come un dòmino perfetto. Un esempio: Petalostigma pubescens, che con un solo frutto prima carnoso e poi esplosivo approfitta di emu e formiche per disperdere i suoi semi e proteggerli al tempo stesso dai ricorrenti incendi delle savane australiane. Per selezionare i suoi clienti, la pianta ha rami esattamente a portata del parente australiano dello struzzo e soprattutto rende i suoi frutti terribilmente amari per i mammiferi producendo un sale aminoacidico dell’acido shikimico, al punto da essere noto come quinine bush, anche se in realtà non contiene l’alcaloide chinina.

Queste ed altre storie le trovate su The Seedy Side of Plants, un documentario di un’ora in alta definizione scaricabile via Torrent. La storia è sempre quella, le piante manipolano abilmente tutto quanto le circonda, grazie ad un settore marketing perfettamente efficiente  a base di morfologie chirurgiche e metaboliti secondari di ogni sorta. Ed il vero persuasore occulto, magari Cranach lo aveva intuito cinque secoli or sono, non era il serpente.

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