Terpeni e nuvole (il profumo fresco della foresta)

gwpineNella già complicata definizione del ruolo ecologico dei metaboliti secondari, e degli oli essenziali in particolare, il contributo dei terpeni nel processo di formazione delle nuvole (e quindi della pioggia e del minore soleggiamento dei suoli) già accennato e forse noto ad una ristretta nicchia di ricercatori, inizia a farsi più chiaro e più agevole da comprendere. Sul sito del Guardian è consultabile la vulgata di un articolo recentemente apparso su questo tema, interessante per chi è attento alla questione dei cambiamenti climatici.

I terpeni ed in generale i VOC (sostanze organiche volatili, di qualunque origine) sembrano infatti avere un ruolo non trascurabile nella nucleazione degli aerosol e quindi nella formazione delle goccioline d’acqua. In particolare facilitano la formazione del SOA, l’aerosol organico secondario. In altre parole i terpeni emessi dalle foreste (non necessariamente di pini, abeti ed altre Gimnosperme ma anche da latifoglie temperate o tropicali) salgono nella troposfera, si ossidano per effetto di luce ed ozono e tendono a questo punto a legarsi con lo iodio atmosferico. Lo iodio è il vero agente condensante, se ho ben capito, tanto che proprio nebulizzando ioduri si induce la pioggia artificiale, come avvenuto recentemente a Pechino per abbattere le polveri in occasione delle Olimpiadi. Mentre l’isoprene semplice non dovrebbe essere attivo, i sesquiterpeni sembrano invece essere più efficaci dei monoterpeni a fare questo giochetto ed è noto come nel loro complesso i VOC di origine vegetale giochino un ruolo importante nell’elevata piovosità delle zone forestali: più acqua uguale più piante, ma anche più vegetazione uguale maggiori precipitazioni e magari c’è un nesso evolutivo in questo processo di retroazione. Di certo c’è un’indicazione evidente: la superficie e lo stato di conservazione delle aree forestali non è solo rilevante in termini di CO2 catturata ma anche per il contributo all’equilibrio idrico dell’atmosfera.

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Boreal forests, aerosols and the impacts on clouds and climate
Phil. Trans. R. Soc. A 366, 1885, 4613-4626

Dominick V. Spracklen, Boris Bonn, Kenneth S. Carslaw

Previous studies have concluded that boreal forests warm the climate because the cooling from storage of carbon in vegetation and soils is cancelled out by the warming due to the absorption of the Sun’s heat by the dark forest canopy. However, these studies ignored the impacts of forests on atmospheric aerosol. We use a global atmospheric model to show that, through emission of organic vapours and the resulting condensational growth of newly formed particles, boreal forests double regional cloud condensation nuclei concentrations (from approx. 100 to approx. 200cm−3). Using a simple radiative model, we estimate that the resulting change in cloud albedo causes a radiative forcing of between −1.8 and −6.7Wm−2 of forest. This forcing may be sufficiently large to result in boreal forests having an overall cooling impact on climate. We propose that the combination of climate forcings related to boreal forests may result in an important global homeostasis. In cold climatic conditions, the snow–vegetation albedo effect dominates and boreal forests warm the climate, whereas in warmer climates they may emit sufficiently large amounts of organic vapour modifying cloud albedo and acting to cool climate.

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